(Szilard Koszticsak/MTI via AP)
  • Italia
  • mercoledì 8 Aprile 2020

Conseguenze poco raccontate del coronavirus

La pandemia ha cambiato abitudini e prospettive di interi settori, dai parchi divertimento ai matrimoni, dalle app per incontri agli sport locali

(Szilard Koszticsak/MTI via AP)

Da settimane i giornali si occupano degli enormi problemi che la pandemia da coronavirus ha creato ai settori più importanti dell’economia italiana, come l’industria, il turismo, il commercio e l’editoria. Ci sono meno attenzioni invece verso settori non altrettanto grandi ma altrettanto duramente colpiti dalle restrizioni decise dal governo per fermare il contagio, tutti a loro volta esemplari di tanti altri ambiti più piccoli: dai concerti dal vivo ai matrimoni, per esempio, passando per la produzione cinematografica e le app per incontri.

Matrimoni
La chiusura degli uffici pubblici e la sospensione delle cerimonie religiose ha inciso anche sui matrimoni. Un sondaggio realizzato dal sito Matrimonio.com su un campione di 2.600 persone in Italia, Francia e Spagna stima che il 91,3 per cento delle coppie abbia scelto di rimandarlo, e la maggior parte di loro ha scelto di spostarlo in autunno. L’8,7 per cento degli intervistati ha scelto di cancellarlo del tutto, per ora: quasi uno su undici. È un bel problema non solo per le coppie ma dal punto di vista economico soprattutto per ristoranti, locali da cerimonia – già colpiti per la chiusura al pubblico – e anche aziende che si occupano di catering, fiorai, fotografi e tutto il resto dell’indotto.

Fra marzo e aprile, comunque, i matrimoni in Italia erano soltanto poche migliaia: per capire quali saranno le conseguenze sul settore bisognerà aspettare maggio, quando comincia la stagione nella quale si concentra la maggior parte delle cerimonie.

Concerti
Con le restrizioni imposte dal governo, dai primi giorni di marzo sono stati chiusi i palazzetti e le sale da concerto, cosa che ha provocato l’annullamento di tutti gli eventi in programma a marzo e aprile. Nel resto del mondo sono già stati annullati enormi festival estivi come quello di Glastonbury o il South by Southwest, e tutto lascia pensare che difficilmente il settore tornerà alla normalità nel breve periodo.

Le cose da sapere sul coronavirus

Da diversi anni i concerti dal vivo sono una grossa fetta delle entrate degli artisti, oltre a dare lavoro a tecnici del suono, operai che montano i palchi, e altre figure: le restrizioni nei prossimi mesi potrebbero portare a problemi enormi. Già il 13 marzo il presidente di Assomusica – l’associazione di categoria degli organizzatori di concerti – scriveva che in Italia «la situazione dei concerti live è vicina al default. In questo momento circa 3.000 concerti sono stati rinviati o cancellati: di questi, il 60% è stato riprogrammato e il 17% è stato annullato. Dalle stime fatte in questi giorni ci troveremo ad affrontare una perdita di circa 40 milioni dal periodo dell’inizio delle ordinanze fino al 3 di aprile».

Parchi divertimento
È un settore che in Italia, secondo la sua associazione di categoria, nel 2019 ha avuto un giro d’affari di circa un miliardo di euro, venti milioni di visitatori e 85mila lavoratori. Le restrizioni per il coronavirus sono state un problema soprattutto per i lavoratori stagionali – «che a breve saranno scoperti perché termineranno i sussidi alla disoccupazione», ha scritto l’Associazione Parchi Permanenti Italiani – ma con l’arrivo dell’estate potrebbe coinvolgere anche i dipendenti a tempo pieno: «Non ci sono entrate, ma ci sono costi continui legati a tante attività che non possono essere sospese come le manutenzioni, la messa in sicurezza degli impianti e il controllo dei sistemi di irrigazione».

Alcuni parchi si sono attrezzati per spostare una piccola parte delle proprie attività online: lo ha fatto Leolandia, un parco per bambini in provincia di Bergamo, mentre per ora Mirabilandia si è limitata a spostare la data di apertura dal 4 aprile all’1 maggio.

Serie C di calcio
Negli sport meno popolari i soldi sono sempre stati pochini: al momento i problemi più grossi ce li hanno le serie inferiori di quelli più popolari, come il calcio, che già di norma hanno grossi costi di manutenzione e un ridottissimo margine di guadagno (anche perché hanno un sistema fiscale simile a quello delle squadre di Serie A e Serie B, che però hanno molti più introiti).

Secondo una stima della Serie C citata dall’Ultimo Uomo, «ai circa 100 milioni già persi complessivamente ogni anno dai 60 club, i danni del coronavirus dovrebbero aggiungere ulteriori perdite comprese tra i 20 e gli 84 milioni. Si tratta di cifre che senza dubbio dissuaderebbero almeno la metà delle proprietà a iscriversi al prossimo campionato di C», a meno di un intervento del governo.

Pride
L’estate, e il mese di giugno in particolare, era anche il periodo in cui in tutto il mondo si concentravano i Pride, le manifestazioni promosse dai movimenti che difendono i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessali, transgender, queer e intersessuali. Al momento quasi tutte sono state cancellate o rinviate: significa sia un’inferiore possibilità di raccogliere fondi per le associazioni che li gestiscono, sia una minore visibilità. L’EPOA, la rete che li organizza in Europa, sta aggiornando una mappa interattiva che mostra le città dove sono stati cancellati o sospesi: per ora ha raccolto circa 250 segnalazioni di Pride cancellati.

Parrucchieri ed estetisti
Sono stati fra i primi negozi costretti a chiudere per le restrizioni. Non ci sono stime esatte sulle perdite economiche che subiranno – l’associazione di categoria di Firenze parla di una riduzione del 30 per cento del fatturato annuale – ma la principale preoccupazione del settore sembrano essere le persone che stanno lavorando a domicilio, in maniera abusiva. «Il proliferare dell’abusivismo in questo settore è stato più volte denunciato dalla Confartigianato», scrive AGI, mentre a Cremona – una delle province italiane più colpite dal coronavirus – il sindaco ha condiviso e ripreso un appello di parrucchieri ed estetisti locali per condannare i colleghi abusivi.

App di incontri
Nel mese di marzo in Italia si sono ridotti sia i download che il fatturato di Tinder, la più famosa app di incontri al mondo. D’altra parte, non ci si può incontrare. Tinder ha provato a rimediare rendendo gratuita Passport, la funzione che permette di conoscere persone che vivono in città diverse dalla propria. Once, un’app che propone soltanto una persona da conoscere al giorno, ha introdotto la possibilità di fare videochiamate, mentre i siti che prevedono modalità più tradizionali stanno perdendo parecchio valore in borsa.

Tornando a Tinder, il coronavirus ha comunque cambiato le abitudini degli utenti, come ha raccontato Giada Ferraglioni su Open:

Stefano di anni ne ha 28 e su Tinder c’è da appena qualche settimana. «La mia solita fortuna», scrive tra qualche risata «Non potevo scegliere momento peggiore…». I puntini di sospensione lo fanno sembrare un po’ impacciato, ma forse la verità è che ha in mente qualcosa di grosso e non sa come dirlo. «Ehi, in che zona hai detto che abiti?», chiede all’improvviso. «Pensavo che…magari…potremmo vederci al supermercato». Silenzio. «Qui vicino a me ci sono due Esselunga e un Pam». Ancora silenzio. «Ma non devi preoccuparti: ci conosciamo, ma rispettando le distanze».

Produzione cinematografica
Stime del settore citate da QuiFinanza dicono che al momento ci sono in Italia 40 film che hanno interrotto la produzione, oltre a 70 finiti ma bloccati perché non possono essere distribuiti nei cinema. «Ogni mese di fermo equivale a circa 100 milioni di euro di danni», ha detto Giancarlo Leone, ex direttore di Rai Uno e oggi presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi (APA).

«È un mondo che si è dovuto fermare di botto», ha detto Francesco Rutelli (quel Francesco Rutelli), che oggi è presidente dell’Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche, l’associazione di categoria dell’industria cinematografica. Rutelli ha spiegato che oltre ai set sono fermi anche i cinema e tutto il loro indotto, la distribuzione, gli studi di doppiaggio, i tecnici, e così via.

Al momento per i lavoratori del settore l’articolo 89 del decreto cosiddetto “Cura Italia” ha previsto un fondo di emergenza da 130 milioni di euro, che bisognerà decidere come distribuire.

Come sta cambiando l’industria dello spettacolo a causa del coronavirus

Podcast
I dati sull’ascolto in Italia non sono disponibili, ma almeno tre società americane che si occupano di analisi del pubblico dei podcast stimano che ci sia stato un netto calo di ascolti dall’inizio dell’epidemia. La società Chartable ha registrato un calo dei download del 10 per cento fra il 26 febbraio e il 25 marzo, e i programmi più colpiti sono stati quelli di tecnologia (-19 per cento) e sport (-10 per cento). Il magazine NiemanLab cita un’altra analisi secondo cui il calo va attribuito all’assenza degli spostamenti per andare a lavorare: lo si intuisce dal fatto che il calo è molto visibile nella fascia oraria dalle 5 alle 10 di mattina, mentre più contenuto nel resto della giornata.

Il coronavirus fa calare l’ascolto dei podcast?

Prostituzione
Ovviamente non ci sono dati ufficiali, ma in diverse città italiane – Padova, Bari, Treviso e molte altre – sono state segnalate molte donne, spesso vittime di tratta, nelle mense e nelle strutture solitamente destinate ai senzatetto. «In tutta la regione Puglia, ciò che più preoccupa è che manca il pane anche alle prostitute che convivono con i loro bambini, talvolta molto piccoli. È la situazione più grave ma, a quanto risulta, anche per loro sta provvedendo la Caritas», ha scritto la Gazzetta del Mezzogiorno. Sembra che dopo le prime restrizioni siano calati anche gli annunci informali delle cosiddette “escort”: un sito specializzato ha calcolato che il 13 marzo ha ospitato circa 6.500 annunci, il dato giornaliero più basso degli ultimi anni.