Nerola, 31 marzo 2020 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
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  • mercoledì 8 Aprile 2020

Il caso Nerola

A fine marzo, il paese in provincia di Roma è stata dichiarato zona rossa e su un campione di residenti è stato avviato un programma sperimentale

Nerola, 31 marzo 2020 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Lo scorso 25 marzo il comune di Nerola, in provincia di Roma, è stato dichiarato “zona rossa” e dunque isolato, dopo che sono stati scoperti decine di casi di contagio da coronavirus, una percentuale molto alta sul totale della popolazione. Da quel momento Nerola – come hanno scritto diversi giornali anche internazionali – è stato trasformato in un “laboratorio”. A Nerola è stato avviato infatti, con la supervisione dell’Istituto Spallanzani, un programma sperimentale: sono stati eseguiti sul posto tre diversi test, compreso il cosiddetto “test rapido” che cerca gli anticorpi, nella speranza di avere risposte utili sull’efficacia dei metodi di ricerca e delle risposte al virus.

Uno dei tre posti di blocco composti da polizia, carabinieri, finanza e soldati dell’esercito nei pressi di Nerola, Roma, 30 marzo 2020 (ANSA/ufficio stampa Questura di Roma)

Verso la fine di marzo a Nerola, dove vivono 1.980 persone, sono stati rilevati 72 casi positivi (16 operatori e 56 residenti) nella casa di riposo Maria Santissima Immacolata, che è stata chiusa e commissariata dall’ASL Roma 5. Il 25 marzo, con un’ordinanza della regione Lazio, il paese è stato isolato e sono stati vietati gli spostamenti sia in entrata che in uscita. Il 28 marzo è partito quindi nel comune un programma sperimentale supervisionato dall’Istituto Spallanzani di Roma che ha due elementi di novità: viene condotto sul posto, su camper attrezzati e medicalizzati, e prevede la combinazione di tre diversi test.

Un’équipe guidata dal dottor Pierluigi Bartoletti, vicepresidente dell’ordine dei medici di Roma, ha dunque eseguito su un campione della popolazione i tamponi per rilevare il coronavirus, combinati con il test sierologico e un altro più rapido. Il “test rapido”, come ha spiegato Bartoletti, «viene eseguito su una goccia di sangue e dà il risultato in pochi minuti: dice se il soggetto abbia sviluppato o meno gli anticorpi e se dunque sia venuto in contatto con il virus». Non solo: «Oltre alla presenza delle immunoglobuline IgG e IgM, il test dice anche quante ce ne sono. La concentrazione dà infatti indicazioni sul tempo del contagio: dirà se l’infezione è in atto, se è più o meno recente, se è passata, se non si è mai venuti in contatto con il virus o se nel frattempo ci si è immunizzati».

Il test serve dunque per chi risulta positivo perché dice a che punto è la malattia, ma anche per chi risulta negativo: se il risultato è negativo senza anticorpi si può essere contagiati, se invece si è negativi con anticorpi significa che si è guariti e quindi non contagiosi. Avere l’informazione su chi e quante persone abbiano avuto la malattia, magari senza nemmeno accorgersene, potrebbe essere essenziale.

Nerola, Roma, 31 marzo 2020 (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Bartoletti ha spiegato che la commissione dello Spallanzani sta valutando e incrociando i risultati della sperimentazione e che si è in attesa di una decisione «a breve». Applicare su larga scala il “test rapido” potrebbe avere molti vantaggi: di tempo (visto che le indicazioni sono disponibili in pochi minuti) ma anche di costi, poiché il test «non necessita di una serie di strumenti e tecnologie». Inoltre, ha spiegato Bartoletti, «è semplice da utilizzare, non richiede una particolare formazione e potrebbe essere gestito anche negli ambulatori di medicina generale».

Le cose da sapere sul coronavirus

Francesco Vaia, direttore dell’Istituto nazionale per le malattie infettive dello Spallanzani, ha spiegato a sua volta che il programma di Nerola si basa su «un’osservazione diagnostica e epidemiologica e che se questo test rapido sarà validato, permetterà di mettere sotto osservazione un maggior numero di persone, come ad esempio tutti coloro che per lavoro sono costretti a stare in contatto con i malati». Sarà possibile farlo «lì dove c’è il virus, dove si diffonde», per avere informazioni e dati anche sulla sua evoluzione.