(Claudio Furlan - LaPresse)

Bergamo è diventata la provincia italiana con più casi di coronavirus

Ha superato quella di Lodi, mentre dai suoi ospedali arrivano dati e testimonianze molto preoccupanti

(Claudio Furlan - LaPresse)

Fra sabato 7 e domenica 8 marzo, la provincia di Bergamo è diventata la provincia italiana con più casi registrati di infezione da coronavirus: da 761 nella giornata di sabato, domenica sono diventati 997. Il dato ha superato quello di Lodi, la provincia dei primi comuni della ex “zona rossa”, dove da 811 sono diventati 853. La situazione era già complessa da giorni, ma a giudicare da notizie e testimonianze si sta decisamente aggravando.

L’aumento dei casi è avvenuto anche per via di un nuovo focolaio individuato a Nembro e Alzano Lombardo, due paesi della provincia: secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato provocato da un paziente ricoverato ad Alzano otto giorni prima di essere sottoposto al tampone, poi risultato positivo. La situazione è grave anche a Bergamo città, dove i contagiati sono diverse decine e dove si trova l’ospedale Papa Giovanni XXIII, uno dei più impegnati in Italia nella gestione dei pazienti positivi al coronavirus.

Fabiano Di Marco, direttore del reparto di Pneumologia, ha detto al Corriere della Sera che al momento fra le strutture di Bergamo e di San Giovanni Bianco sono in cura circa 280 pazienti positivi, fra cui 35 in terapia intensiva e 12 in sub-intensiva. Sono numeri enormi, se si conta che in tutta la Lombardia fino a ieri c’erano 399 persone in terapia intensiva: praticamente un ricoverato su 12 in terapia intensiva in Lombardia si trova nelle strutture del Giovanni XXIII.

– Leggi anche: La grave situazione degli ospedali in Lombardia per il coronavirus

Al Corriere della Sera ha parlato anche un altro medico dell’ospedale, l’anestesista Christian Salaroli, che ha raccontato di una situazione gravissima in cui i pazienti più anziani e già compromessi vengono di fatto lasciati morire, per concentrare le energie del personale sanitario su quelli che hanno maggiori possibilità di sopravvivere.

«Siccome purtroppo c’è sproporzione tra le risorse ospedaliere, i posti letto in terapia intensiva, e gli ammalati critici, non tutti vengono intubati».

Esiste una regola scritta?
«Al momento, nonostante quel che leggo, no. Per consuetudine, anche se mi rendo conto che è una brutta parola, si valutano con molta attenzione i pazienti con gravi patologie cardiorespiratorie, e le persone con problemi gravi alle coronarie, perché tollerano male l’ipossia acuta e hanno poche probabilità di sopravvivere alla fase critica».

Nient’altro?
«Se una persona tra gli 80 e i 95 anni ha una grave insufficienza respiratoria, verosimilmente non procedi. Se ha una insufficienza multi organica di più di tre organi vitali, significa che ha un tasso di mortalità del cento per cento. Ormai è andato».

Lo lasciate andare?
«Anche questa è una frase terribile. Ma purtroppo è vera. Non siamo in condizione di tentare quelli che si chiamano miracoli. È la realtà».

La situazione è assai grave anche negli altri ospedali: due giorni fa è circolato moltissimo un post su Facebook del chirurgo Daniele Macchini, che lavora all’Humanitas Gavezzeni di Bergamo, in cui raccontava delle difficoltà degli ultimi giorni.

Ogni riorganizzazione di letti, reparti, personale, turni di lavoro e mansioni viene costantemente rivista giorno dopo giorno per cercare di dare tutto e anche di più. Quei reparti che prima sembravano fantasmi ora sono saturi, pronti a cercare di dare il meglio per i malati, ma esausti. Il personale è sfinito. Ho visto la stanchezza su volti che non sapevano cosa fosse nonostante i carichi di lavoro già massacranti che avevano. […]

Medici che spostano letti e trasferiscono pazienti, che somministrano terapie al posto degli infermieri. Infermieri con le lacrime agli occhi perché non riusciamo a salvare tutti e i parametri vitali di più malati contemporaneamente rilevano un destino già segnato. Non esistono più turni, orari. La vita sociale per noi è sospesa.

Anche le autorità locali da giorni stanno insistendo sul rispetto delle misure per contenere il coronavirus, per ultimo il decreto del governo che ha isolato la Lombardia e limitato al minimo gli spostamenti. Sia il prefetto sia il questore di Bergamo sono risultati positivi al coronavirus e stanno lavorando in isolamento. Ieri sera il sindaco Giorgio Gori ha pubblicato un severo video in cui ha ammesso che gli ospedali della zona sono «al collasso» e invitato gli abitanti a cambiare le proprie abitudini di vita pera alcune settimane, in modo da fermare la diffusione del contagio. Lunedì Gori ha aggiunto che «le attività commerciali di Bergamo Alta – negozi, bar, ristoranti – hanno deciso di chiudere per almeno una settimana» per precauzione, mentre rimarranno aperti gli alimentari e si continueranno a fare consegna a domicilio.