(David Becker/Getty Images)

Arriva Alibaba

La grande società cinese di ecommerce vuole espandersi in Europa e sta costruendo un enorme centro di smistamento in Belgio, tra qualche preoccupazione

(David Becker/Getty Images)

Entro il 2021 nella città di Liegi, in Belgio, sarà operativo il primo grosso centro di smistamento in Europa di Alibaba, la più importante azienda cinese di e-commerce. La costruzione del centro è frutto di un accordo stretto due anni fa tra il governo belga e Alibaba, che da qualche tempo sta cercando di fare maggiore concorrenza ad Amazon sui mercati europei. Il governo belga è convinto che il nuovo centro di Liegi e l’accordo con Alibaba porteranno diversi benefici – soprattutto in termini di posti di lavoro e opportunità per le piccole-medie imprese belghe – ma non tutti sono convinti che il bilancio finale sarà positivo. La vicenda è stata raccontata da un recente articolo della giornalista Melissa Heikkilä su Politico.

Alibaba pianifica di espandersi in Europa da diversi anni. Nel 2016 per iniziativa dell’allora CEO Jack Ma propose a diversi paesi del mondo, fra cui molti stati europei, di aderire alla piattaforma Electronic World Trade Platform (eWTP), che in sostanza permetteva anche alle aziende meno attrezzate per le esportazioni di poter vendere i propri prodotti sul sito di e-commerce principale del gruppo, Ali Express. «Crediamo fortemente che grazie all’eWTP permetteremo alle aziende europee di sviluppare il loro enorme potenziale e sfruttare i benefici del commercio globale», disse nel 2018 il CEO che succedette a Jack Ma, Daniel Zhang. In cambio, implicitamente, Alibaba guadagnava una legittimazione che nei suoi piani le avrebbe reso più facile espandersi nel mercato europeo (oggi Ali Express è disponibile in varie lingue europee fra cui il polacco e il portoghese).

Il Belgio è stato il primo paese europeo ad aderire all’eWTP, oltre che il primo a concedere ad Alibaba la costruzione di un grosso centro di smistamento, cioè quello di Liegi. L’investimento iniziale sarà di circa 75-100 milioni di euro che creeranno 900 posti di lavoro diretti, e migliaia di altri grazie all’indotto, fra funzionari che smisteranno i pacchi, autisti delle società di consegna, e l’incremento della domanda per alcuni prodotti belgi particolarmente competitivi e attraenti per la classe media cinese, come medicinali e prodotti per neonati. Il centro sarà costruito all’interno dell’aeroporto di Liegi, che dovrebbe diventare uno dei più trafficati d’Europa per quanto riguarda le merci.

Già oggi l’aeroporto di Liegi è uno dei pochi operativi tutti i giorni e 24 ore su 24. Nel 2019 sono passate di lì circa 902mila tonnellate di merci: secondo le stime di Politico dopo la costruzione del centro di smistamento di Alibaba «sarà solo questione di tempo prima che superi gli scali merci aerei più attivi d’Europa» come quelli di Francoforte e Parigi, che al momento hanno un volume di merci di circa 2 milioni di tonnellate all’anno.

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La prima ministra belga Sophie Wilmès ha inoltre tenuto a precisare che «non si tratta solo di costruire un centro di logistica, ma di un accordo che creerà un indotto locale, a Liegi, ma anche altrove in Belgio». La creazione di posti di lavoro è un argomento particolarmente sentito in Vallonia, la più povera delle tre entità in cui è diviso il Belgio, e in particolare a Liegi, dove il tasso di disoccupazione è superiore al 20 per cento.

Non tutti sono convinti che l’arrivo di Alibaba porterà quasi solo benefici. A Liegi è attiva un’associazione di cittadini che si chiama Watching Alibaba e si oppone da tempo alla costruzione del centro di smistamento. François Schreuer, uno dei membri fondatori, ha fatto notare a Politico che l’impatto ambientale del centro – legato soprattutto dell’aumento di aerei e furgoni in città – «è incompatibile con la battaglia contro il riscaldamento globale», e che il maggiore traffico aereo disturberà in maniera sempre più visibile la vita della città. L’aeroporto dista infatti soltanto 8 chilometri dal centro della città, poco più della distanza che esiste fra l’aeroporto di Linate e il centro di Milano. «Non voglio vivere in una città in cui nessuno riesce a dormire bene per via delle migliaia di aerei che volano sopra di noi ogni notte», ha raccontato Schreuer a Politico.

Le preoccupazioni di alcuni gruppi locali sono legate anche al tipo di contratto che Alibaba potrebbe stipulare coi suoi dipendenti: in passato le aziende cinesi che si sono espanse in Occidente hanno spesso avuto difficoltà nel rispettare i modelli più avanzati di trattamento dei lavoratori e di contrattazione collettiva. Oltretutto, la logistica è un settore in cui anche l’azienda di ecommerce più grossa al mondo, cioè Amazon, è stata criticata per le pesanti condizioni di lavoro che offre ai suoi dipendenti nei centri di smistamento.

Per rispondere alle critiche ricevute, soprattutto dal punto di vista della sostenibilità ambientale, un portavoce di Alibaba ha fatto sapere che l’azienda «continuerà a cercare una migliore sostenibilità innovando e migliorando le nostre tecnologie e i nostri processi di produzione».