Il senatore Lamar Alexander. (AP Photo/Steve Helber)
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  • venerdì 31 Gennaio 2020

Il processo per l’impeachment a Trump potrebbe concludersi presto

I Democratici non sembrano aver convinto abbastanza senatori Repubblicani per un voto decisivo che si terrà oggi, che potrebbe portare a una rapida assoluzione

Il senatore Lamar Alexander. (AP Photo/Steve Helber)

Giovedì il senatore statunitense Lamar Alexander, 79enne che rappresenta lo stato del Tennessee, ha annunciato che voterà contro la convocazione di nuovi testimoni nel processo per l’impeachment del presidente Donald Trump attualmente in corso al Senato. La decisione di Alexander era attesa e probabilmente decisiva: i Democratici, che stanno chiedendo di ascoltare nuovi testimoni per portare avanti il processo, contavano su di lui per trovare il quarto voto tra i Repubblicani necessario per raggiungere la maggioranza di 51 voti. Con la decisione di Alexander, è altamente improbabile che la mozione passi nel voto previsto in giornata.

Se non ci saranno sorprese, e se il Senato voterà contro l’ascolto di ulteriori testimoni e la presentazione di nuovi documenti, il processo per impeachment cominciato esattamente due settimane fa potrebbe concludersi addirittura già in giornata. I Repubblicani potrebbero spingere il Senato a votare direttamente sugli articoli di impeachment, che non passerebbero, concludendo così l’iter congressuale dell’impeachment con l’assoluzione di Trump.

I Democratici volevano e vorrebbero ascoltare nuovi testimoni principalmente per chiamare John Bolton, ex consigliere alla sicurezza nazionale di Trump: nei giorni scorsi infatti il New York Times ha rivelato che Bolton ha scritto un libro non ancora pubblicato nel quale racconta che Trump gli disse di non voler sbloccare gli aiuti militari all’Ucraina finché non avesse aperto un’indagine sui suoi avversari politici. Cioè la conferma all’accusa centrale dell’impeachment di Trump, ovvero aver fatto pressioni sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky perché aprisse un’indagine sul candidato Democratico alla presidenza Joe Biden, il cui figlio Hunter era stato nominato nel CdA di una grossa società energetica ucraina.

Dato che i Democratici al Senato sono 47, avevano bisogno di quattro senatori Repubblicani per approvare la mozione che avrebbe avviato il procedimento per convocare Bolton a testimoniare. Avevano dalla loro parte Mitt Romney, senatore dello Utah ed ex candidato alla presidenza, e Susan Collins del Maine, entrambi moderati. Gli unici altri due che si pensava avrebbero potuto votare con i Democratici erano Lisa Murkowski dell’Alaska e Alexander, ma dopo l’annuncio di quest’ultimo è diventato altamente improbabile che i Democratici riescano a trovare il quarto voto altrove.

Anche se Murkowski dovesse decidere di votare con i Democratici, i voti sarebbero 50 contro 50 e a quel punto sarebbe decisivo quello del capo della Corte Suprema Justice Roberts, che sta supervisionando il processo: è di orientamento notoriamente conservatore, e secondo gli osservatori è improbabile che voti per proseguire il processo (potrebbe astenersi, cosa che farebbe comunque fallire la mozione).

Alexander ha detto che i Democratici hanno dimostrato che Trump si comportò in modo «inappropriato» e che la domanda da porsi non è se abbia fatto o no quello di cui è accusato. Piuttosto, ha detto Alexander, la cosa da decidere è quali debbano essere i provvedimenti e le conseguenze: «credo che la Costituzione sancisca che le persone debbano fare la loro scelta nelle elezioni presidenziali che cominciano lunedì in Iowa», riferendosi al primo appuntamento delle primarie statunitensi. Alexander ha quindi ritenuto non punibile con l’impeachment la prima accusa rivolta a Trump, quella di abuso di potere. Per quanto riguarda la seconda, quella di «ostruzione al Congresso» per i tentativi di ostacolare le indagini parlamentari sulla vicenda, Alexander l’ha definita «frivola».