(AP Photo/Kirsty Wigglesworth)

Brexit sta per succedere davvero

Più che la fine, però, sarà l'inizio di una lunga transizione, che potrebbe durare diversi anni

(AP Photo/Kirsty Wigglesworth)

Mercoledì 29 gennaio a Bruxelles il Parlamento Europeo ha approvato l’accordo su Brexit concordato dal governo britannico e dalla Commissione Europea. Era l’ultimo passaggio formale necessario per completare la prima fase dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea: l’accordo era già stato approvato dal parlamento britannico e dalle altre istituzioni europee coinvolte, Commissione e Consiglio. Non ci sono state sorprese: il Parlamento Europeo ha approvato l’accordo a larga maggioranza – con 621 voti favorevoli e 49 contrari – e alla mezzanotte dell’1 febbraio il Regno Unito non sarà più considerato un membro dell’Unione Europea.

In realtà passerà ancora molto tempo prima che il Regno Unito si sganci definitivamente, probabilmente qualche anno. Secondo l’accordo concordato dal governo di Boris Johnson e dall’Unione Europea, una volta che il Regno Unito avvierà il processo di uscita entrerà in un cosiddetto periodo di transizione che durerà quasi un anno, fino al 31 dicembre 2020. Durante il periodo di transizione – in cui peraltro il Regno Unito rimarrà dentro l’Unione Europea ma senza partecipare ai suoi organi decisionali – governo britannico e Commissione europea dovranno negoziare le loro relazioni future, soprattutto in termini di commercio e sicurezza.

Regno Unito e Unione Europea dovranno infatti affrontare temi molto complessi e delicati, fra cui il sistema dei dazi che riguarderà migliaia di prodotti e il nuovo rapporto di concorrenza fra aziende britanniche ed europee. Sono temi ancora più difficili da affrontare dei termini di separazione, cioè l’oggetto del negoziato degli ultimi due anni. Per fare accordi di questo tipo serve parecchio tempo, tanto che il capo dei negoziatori europei Michel Barnier – che è stato confermato anche per la fase successiva – ha ipotizzato che ne serviranno almeno tre. Sempre che non ci siano, come possibile, nuovi e ulteriori rinvii anche per il periodo di transizione e negoziazione: una proroga per estendere il periodo di transizione, per esempio, va chiesta entro il 31 luglio 2020, cioè fra sei mesi.

Nelle ultime settimane Boris Johnson ha iniziato a mettere le mani avanti, sostenendo che sarà possibile concludere i negoziati entro il 2020. In realtà il tempo è ancora meno di quanto sembra: i negoziati inizieranno alla fine di febbraio, dopo che l’Unione Europea finalizzerà la sua posizione di partenza il 25 febbraio, e un accordo va trovato entro novembre o al massimo la metà di dicembre, per fare in modo che venga approvato dal Parlamento Europeo in seduta plenaria (le ultime due sedute disponibili vanno dal 23 al 26 novembre e dal 14 al 17 dicembre). «La tempistica è estremamente stretta», ha sintetizzato la corrispondente europea del Guardian, Jennifer Rankin.

Dal punto di vista degli accordi commerciali l’offerta iniziale dell’Unione Europea, come ha confermato oggi la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen al Parlamento Europeo, sarà un accordo che non prevede dazi né quote su alcun tipo di prodotto, a patto che il Regno Unito si impegni a rispettare una serie di condizioni: i diritti dei lavoratori, gli elevati standard ambientali europei, e le norme sugli aiuti di stato. Il timore dei negoziatori europei è che per rilanciare la propria economia dopo Brexit, il Regno Unito possa offrire condizioni particolarmente favorevoli alle multinazionali – come stipendi minimi bassi, pochissime tasse e standard igienici poco rigorosi – per fare concorrenza alle aziende europee.

Una volta risolte le questioni commerciali e quelle relative alla pesca e ai trasporti, si penserà a tutto il resto: il trattamento dei reciproci cittadini, la partecipazione del Regno Unito ai programmi europei come Erasmus+ – che però probabilmente verrà mantenuta – e la cooperazione per quanto riguarda la sicurezza. Una ipotesi circolata nei giorni scorsi prevede che Regno Unito e Unione Europea trovino degli accordi preliminari entro il 31 dicembre 2020, e si impegnino a scendere nei dettagli nei mesi successivi: ma non è chiaro se l’Unione Europea possa accettare una simile condizione di ambiguità ancora per diversi anni.

Se anche tutto dovesse andare liscio, anzi ancora meglio che liscio, e il Regno Unito  uscisse davvero dall’Unione Europea il 31 dicembre 2020, ci vorranno molti anni perché le nuove norme entrino in vigore e perché le aziende e i cittadini britannici si adattino alla nuova realtà: almeno cinque, secondo Ed Conway, responsabile economico di Sky News UK. Nel frattempo Brexit inizierà a produrre le prime conseguenze pratiche – inevitabili restrizioni alla libertà di movimento tra Regno Unito e Unione Europea, periodi di instabilità economica, e così via – cosa che inevitabilmente continuerà a condizionare il dibattito politico e i futuri negoziati.