Vladimir Putin (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)
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  • giovedì 16 Gennaio 2020

La mossa di Putin, spiegata bene

L'annuncio della riforma costituzionale e le dimissioni del governo sono parte di una strategia precisa: garantirgli ancora molti anni al potere

Vladimir Putin (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

Giovedì in Russia sono successe due cose rilevanti e inaspettate, che hanno stupito giornalisti, osservatori e parecchi politici locali: il presidente russo Vladimir Putin – padrone incontrastato della politica russa da vent’anni – ha annunciato alcuni importanti cambiamenti alla Costituzione, che potrebbero portare alla più grande riorganizzazione del potere in Russia dal 1993, quando Boris Yeltsin diventò il primo presidente democraticamente eletto nel paese dopo il crollo dell’Unione Sovietica; subito dopo tutto il governo russo, guidato dal primo ministro Dmitry Medvedev, ha dato le sue dimissioni, senza una ragione apparente ma non in dissenso con la decisione di Putin.

I due eventi infatti sono stati visti come parte del tentativo di Putin di restare al potere anche dopo il 2024, anno in cui scadrà il suo secondo mandato presidenziale consecutivo, l’ultimo consentito dalla Costituzione. Molti si aspettavano una qualche mossa di Putin per restare al potere, ma non ora e non in questi termini. «Perché sta accadendo tutto in un solo giorno?», si è chiesto il giornalista russo Dmitri Smirnov su Twitter. «Perché il Cremlino conosce bene la storia: la rivoluzione deve essere fatta rapidamente, anche se è una rivoluzione dall’alto».

Cosa ha proposto Putin

Durante il suo discorso annuale rivolto alla nazione (una specie di “Stato dell’Unione” in versione russa), Putin ha annunciato la sua intenzione di introdurre importanti cambiamenti alla Costituzione e poi approvarli tramite referendum.

– Leggi anche: Vent’anni di Putin

La proposta prevede la riduzione dei poteri del presidente dopo il 2024, cioè dopo che Putin dovrà lasciare il suo incarico per avere raggiunto il numero massimo di mandati consecutivi (due) consentiti dalla Costituzione. Dà inoltre al parlamento il potere di confermare il primo ministro e il suo governo – potere che ora è attribuito al presidente – e rafforza il ruolo del Consiglio di Stato, organo che è presieduto da Putin ma che oggi ha un ruolo marginale ed è incaricato di consigliare il presidente su questioni soprattutto legate alla difesa e alla sicurezza. Nella proposta annunciata mercoledì, il Consiglio di Stato verrà inserito nella Costituzione, diventando quindi uno degli organi più importanti dello stato russo.

Non è ancora del tutto chiaro cosa abbia in mente Putin per quando lascerà la presidenza, ma i cambiamenti annunciati sembrano essere un primo passo per assicurargli il mantenimento del potere e relegare il suo successore a un ruolo di secondo piano. Putin potrebbe tornare quindi a fare il primo ministro – come negli anni in cui il presidente fu Medvedev – oppure potrebbe cercare un incarico al Consiglio di Stato, ma sono soltanto ipotesi.

Perché le dimissioni di Medvedev?

Poco dopo il discorso di Putin rivolto alla nazione, il primo ministro Dmitry Medvedev ha annunciato le dimissioni sue e del suo governo, in una mossa apparentemente concordata in precedenza con lo stesso presidente.

L’annuncio di Medvedev ha stupito diversi osservatori. Medvedev è visto da tempo come l’uomo di fiducia di Putin: è stato moltissimi anni primo ministro e nel 2008, dopo i primi due mandati presidenziali consecutivi di Putin, accettò di diventare una specie di presidente di facciata per permettere a Putin di svolgere un mandato da primo ministro, e poi tornare alla presidenza.

Vladimir Putin, a sinistra, e Dmitry Medvedev a Mosca, il 15 gennaio 2020 (Dmitry Astakhov, Sputnik, Government Pool Photo via AP)

Secondo i giornalisti Thomas Grove e Georgi Kantchev del Wall Street Journal, il motivo delle dimissioni sarebbe la bassa popolarità di cui gode Medvedev in Russia, che potrebbe danneggiare il progetto del presidente e ostacolare l’approvazione del referendum sulla riforma della Costituzione.

Nonostante i molti problemi economici della Russia, infatti, l’indice di approvazione di Putin è superiore al 60 per cento, mentre quello di Medvedev è al 38. Putin potrebbe avere deciso di estromettere Medvedev da un incarico così visibile anche dopo le proteste antigovernative della scorsa estate, le più grandi contro la sua presidenza nell’ultimo decennio. Tatiana Stanovata, fondatrice di R.Politik, società che si occupa di analisi politica, ha detto: «Medvedev è diventato tossico e impopolare agli occhi della popolazione russa […]. Putin sta cercando qualcuno che possa aiutarlo nella sua riforma costituzionale, attraverso la quale vuole controllare il futuro del suo successore. E sembra che Medvedev non sia quella persona».

Mercoledì, poco dopo le dimissioni del governo, Putin ha annunciato il nuovo incarico di Medvedev: vicecapo del Consiglio di Stato, lo stesso organo che Putin vorrebbe inserire nella Costituzione. Il giornalista Alec Luhn ha scritto su Politico che il nuovo ruolo di Medvedev permetterà a Putin di tenere sotto controllo l’operato del Consiglio di Stato, che è formato dai capi delle forze armate e delle agenzie di sicurezza russe.

Putin ha annunciato anche chi sarà il nuovo primo ministro: Mikhail Mishustin, un tecnocrate poco conosciuto che negli ultimi dieci anni ha lavorato come capo dell’agenzia russa che si occupa di tasse, e che sembra non avere esperienza e profilo sufficienti per agire in maniera indipendente dal presidente. La sua nomina, comunque, non è ancora definitiva: dovrà essere confermata giovedì dal parlamento.

Perché proprio ora?

La cosa che forse ha stupito di più della mossa di Putin è stata la tempistica: in pochi si aspettavano decisioni così radicali così presto, a quattro anni dalla scadenza del suo mandato presidenziale.

Manifestazione antigovernativa a Mosca del 10 agosto 2019 (AP Photo)

Secondo Andrew Higgins, capo della redazione russa del New York Times, Putin si sarebbe mosso così presto «per evitare cambiamenti improvvisi e destabilizzanti» nella struttura di potere del paese.

Nel 2008 – alla fine dei suoi primi due mandati consecutivi da presidente della Russia – Putin annunciò la sua volontà di diventare primo ministro a ridosso delle elezioni parlamentari, provocando le proteste dei suoi oppositori e degli attivisti pro-democrazia. È possibile che questa volta il presidente abbia voluto eliminare sul nascere qualsiasi eventuale lotta per il potere, nominando tra le altre cose i suoi potenziali successori a capo di potenti agenzie governative, come i servizi segreti russi.

Allo stesso tempo sembra che Putin abbia iniziato a muoversi anche per indebolire ancora i suoi oppositori. Come ha notato Luhn su Politico, una delle modifiche alla Costituzione proposte mercoledì è vincolare sempre più l’attività degli organi municipali, dove di recente i candidati di opposizione sono riusciti a ottenere importanti vittorie, a quella degli organi statali, saldamente sotto il controllo di Putin e dei suoi alleati.

E quindi?

Secondo il Wall Street Journal, Putin starebbe seguendo il modello di potere adottato tempo fa da Lee Kuan Yew, l’uomo che “costruì” Singapore e che continuò ad avere grande influenza anche dopo avere progressivamente lasciato il potere. Una mossa simile a quella di Putin è stata fatta dal kazako Nursultan Nazarbayev, che lo scorso anno lasciò la presidenza e assunse l’incarico di capo di un organo appena creato, chiamato Consiglio di Sicurezza.

Valery Solovei, analista politico indipendente, ha sostenuto che dopo vent’anni di potere Putin vuole continuare «a governare nell’ombra». Al di là di come andrà, ha detto Solovei, «la transizione di potere è già iniziata».