LeBron James (AP Photo/Lynne Sladky)
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  • mercoledì 25 Dicembre 2019

Il terzo atto della carriera di LeBron James

Dopo un primo anno complicato ai Lakers, uno dei giocatori NBA più forti di sempre sta facendo una grande stagione, a quasi 35 anni

LeBron James (AP Photo/Lynne Sladky)

Questa notte la partita più attesa del Christmas Day della NBA, il tradizionale giorno pieno di partite belle e importanti del campionato di basket nordamericano, sarà il derby tra i Los Angeles Lakers e i Los Angeles Clippers. Si giocherà alle 2 italiane allo Staples Center, il palazzetto dei Lakers, e vedrà fronteggiarsi due tra i più forti giocatori del campionato: LeBron James (Lakers) e Kawhi Leonard (Clippers).

Tra i due ci sono sette anni di differenza – il primo ne compie 35 tra pochi giorni, il secondo ne ha 28 – ma a vederli in campo senza saperne niente non si direbbe: perché James sta facendo una delle stagioni migliori della sua carriera, quello che il giornalista del Wall Street Journal Ben Cohen ha definito «il terzo atto della sua carriera».

Nelle sue prime 29 partite giocate in questa stagione, James ha tenuto una media di 25,8 punti a partita – è il nono in classifica – e di 10,6 assist, più di ogni altro giocatore e nettamente più della sua media in carriera. I Lakers sono primi nella Western Conference – la divisione occidentale della lega – con 24 vittorie e 6 sconfitte, e stanno dominando, grazie anche all’arrivo a inizio stagione di Anthony Davis, il centro 26enne che giocava ai New Orleans Pelicans e che era stato scelto come stella da affiancare a James.

L’anno scorso i Lakers avevano fatto una stagione disastrosa: non si erano qualificati ai playoff e avevano avuto diversi guai societari, tra cui le dimissioni del presidente Magic Johnson e il licenziamento dell’allenatore Luke Walton. James non aveva mai avuto una stagione così deludente, e in molti avevano parlato con toni piuttosto decisi del suo declino. Quest’anno i commenti sono di tutt’altro tenore.

Nessun altro giocatore aveva fatto una stagione simile a 35 anni, per quanto riguarda i punti, i rimbalzi, gli assist e gli altri principali parametri. A James era successo altre due volte di aver disputato dal punto di vista statistico la miglior stagione di sempre per un giocatore della sua età: a 24 e a 28 anni. I tre momenti sono coincisi con tre diverse fasi – o atti, per l’appunto – della sua carriera: il primo è stato quello ai Cleveland Cavaliers, con la finale raggiunta nel 2007; il secondo della piena maturità, dei due titoli vinti con i Miami Heat e di quello vinto dopo essere tornato a Cleveland; il terzo è quello in corso, della post-maturità, in cui James sta dimostrando di poter fare ancora cose incredibili.

James è più vecchio di alcuni allenatori di NBA, ha molti compagni che lo vedono giocare dai tempi delle elementari e nel giro di due o tre anni potrebbe avere compagni di squadra che non erano ancora nati quando lui feceva la sua prima stagione ai Cavaliers. Ha qualche pelo grigio nella barba, ma il più forte giovane della lega, Giannis Antetokounmpo dei Milwaukee Bucks, lo definisce «un alieno».

Jared Dudley, giocatore dei Lakers con un anno in meno rispetto a James, ha raccontato a Cohen che le cose che si dicono tra i giocatori sul conto di James sono vere: James ha una formidabile memoria fotografica, sa come giocano le altre squadre, e “prevede il futuro”, diciamo così, cioè riesce a capire in anticipo cosa succederà in campo. Ha un’intelligenza cestistica forse senza pari, e la abbina a un talento unico che gli permette ancora oggi di agire quasi istantaneamente sulla base delle sue brillanti letture di gioco.

James è il giocatore che è stato in campo più di tutti a 35 anni: oltre 57mila minuti, più di Kobe Bryant, più di Wilt Chamberlain, più di Kevin Garnett e perfino più di Kareem Abdul-Jabbar, noto per la sua longevità nello sport. Ma ai tempi di Jabbar i ritmi e la fisicità del gioco erano molto diversi, e permettevano di prolungare la propria competitività. James ha giocato il 20 per cento dei minuti in più rispetto a quelli del più grande giocatore di basket di sempre, a cui è costantemente paragonato: Michael Jordan. «È il Mick Jagger della NBA», ha scritto Cohen.

Quello che sta facendo James è unico nel basket, ma negli ultimi anni sono stati diversi gli sportivi che si sono affermati come i migliori in assoluto, e che continuano a competere ad altissimo livello, spesso riuscendo a primeggiare. Roger Federer e Serena Williams nel tennis, entrambi 38enni; Cristiano Ronaldo e Lionel Messi nel calcio, 34 e 32 anni; Tom Brady nel football americano, 42 anni; Tiger Woods nel golf, 43 anni.

Tutti questi atleti sentono da anni domande su quando smetteranno. James dal canto suo dice di voler continuare finché è in forma e di aver perfezionato il modo di conservare le proprie energie per i playoff. Come ha scritto Cohen, però, il suo margine di errore è strettissimo. L’anno scorso un infortunio lo tenne fuori dal campo per un mese, e fu quello a far deragliare definitivamente la stagione dei Lakers, che dipendono enormemente da lui. «È questo il problema con gli atleti nella fase finale della carriera. È una fase sempre a un secondo di distanza dal diventare qualcos’altro: la fine. E anche quelli che riescono a prevederlo non possono farci niente».