Il giornale che ignorò la caduta del Muro di Berlino

Fu "Neues Deutschland", l'organo di partito durante la Repubblica Democratica Tedesca, che esiste ancora oggi

La caduta del Muro di Berlino avvenne il 9 novembre del 1989, e il giorno dopo fu presentissima sui giornali di tutto il mondo. Quasi tutti. Wolfgang Hübner, direttore del quotidiano tedesco Neues Deutschland, il giornale conosciuto per essere stato l’organo del partito comunista tedesco nella Germania dell’Est, ha mostrato al Financial Times l’edizione del suo giornale di venerdì 10 novembre 1989. Il giorno prima, durante una generica conferenza stampa tenuta dal regime comunista, venne comunicato ai giornalisti che da quel momento i cittadini della Germania Est sarebbero potuti entrare liberamente e senza restrizioni nel territorio della Germania Ovest. Il 9 novembre 1989 passò quindi alla storia come il giorno della caduta del Muro di Berlino, eppure la mattina dopo Neues Deutschland non conteneva nemmeno una parola su quanto accaduto.

Le prime pagine di Neues Deutschland del 10 e 11 novembre 1989.

Il giorno dopo ancora, l’11 novembre del 1989, era un sabato: Neues Deutschland riportava solo una foto nella parte bassa delle prima pagina in cui si parlava genericamente di «traffico» intenso al confine. All’interno un breve articolo descriveva la scena a un posto di blocco di Berlino, dove, secondo il giornale, folle di persone si erano ammassate per dimostrare il loro sostegno a Egon Krenz, il presidente del Consiglio di Stato della Repubblica Democratica Tedesca che si dimise da lì a poco, il 6 dicembre del 1989. Sorprendentemente, commenta il Financial Times, «nessuno aveva ritenuto necessario inviare un giornalista per raccontare le scene drammatiche che si vedevano al confine a pochi chilometri di distanza».

Hübner all’epoca era un redattore, e aveva trascorso quelle storiche notti di novembre a correggere le pagine piene delle trascrizioni dei discorsi di partito. Negli anni successivi alla caduta del Muro, il giornale entrò in crisi: le copie in circolazione diventarono sempre meno (prima della riunificazione aveva una tiratura di un milione di copie), vi furono pesanti perdite finanziarie e grandi tagli ai posti di lavoro, ma il quotidiano sopravvisse ed esiste ancora oggi. Sebbene lo stato socialista di cui era la voce non ci sia più, sotto la testata di ND c’è ancora la dicitura “giornale socialista”. «ND è inaffondabile», ha detto Hübner.

Attualmente ha circa 25 mila lettori, per lo più anziani e che vivono nella Germania orientale. E ha mantenuto una sorta di continuità con il passato: «I nostri lettori si aspettano che guardiamo indietro (alla caduta del Muro, ndr) in un modo che renda giustizia alla loro esperienza e ai loro ricordi della DDR. Non desiderano un ritorno alla DDR (…) ma pensano che lì ci fossero alcune idee di base che dovrebbero essere di nuovo all’ordine del giorno. La gente dice: la Repubblica Democratica Tedesca (DDR in tedesco) non ha mai preso parte a una guerra. Non c’erano senzatetto. Non c’era disoccupazione». C’è, ammette Hübner, una forte ostalgie – la nostalgia per la Germania dell’Est, Ostdeutschland in tedesco – che anima i suoi lettori.

A partire dalla sua fondazione, nel 1946, ND divenne l’organo centrale del Partito di Unità Socialista (SED). Era uno degli strumenti principali della propaganda e tutti i giornalisti che ci lavoravano dovevano essere membri del partito. Era letto anche fuori dalla Germania dell’Est e spesso veniva utilizzato come canale per inviare dei messaggi: «A volte avevamo dei pezzi incomprensibili per i normali lettori. Erano essenzialmente indirizzati a determinati individui o contenevano una risposta ai rapporti dei media occidentali». Oggi ND si vede come una voce impegnata del socialismo in una società capitalista. Continua ad essere sostenuto finanziariamente da Die Linke, il partito di estrema sinistra tedesco, ma i suoi lettori si riducono costantemente: ne perde tra i 1.000 e i 1.500 ogni anno, ha detto Hübner.

Il suo ufficio contiene omaggi e ricordi della DDR. Tra questi c’è anche il ritratto ufficiale di Erich Honecker, il segretario generale del Comitato Centrale del partito socialista fino al 1989 e il principale organizzatore della costruzione del muro. Dopo decenni di esposizione al sole, la foto è diventata quasi invisibile: «La mia tesi è questa: quando il ritratto sarà sbiadito a tal punto che il viso non si potrà più riconoscere, quello sarà il momento in cui la DDR sarà scomparsa e l’unificazione tedesca sarà completa».

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