(AP Photo/Alastair Grant)
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  • mercoledì 30 Ottobre 2019

Il rapporto sull’incendio della Grenfell Tower accusa i vigili del fuoco

I risultati di un'inchiesta ufficiale lunga due anni criticano duramente la gestione dell'incendio di Londra in cui morirono 72 persone

(AP Photo/Alastair Grant)

Mercoledì è stato pubblicato il risultato della prima parte di un’inchiesta sull’incendio che la notte del 14 giugno 2017 c’è stato nella Grenfell Tower, grattacielo di 24 piani del quartiere North Kensington, a Londra, in cui morirono 72 persone. L’inchiesta era stata commissionata dall’allora prima ministra britannica Theresa May e affidata all’ex giudice della Corte Suprema Martin Moore-Bick: nella prima fase, che è durata 26 mesi, sono state ascoltate centinaia di testimonianze, per appurare cosa sia accaduto quella notte, mentre nella seconda fase, che si concluderà nel 2022, si analizzeranno i lavori di costruzione e di ristrutturazione dell’edificio, per capire se abbiano potuto contribuire allo sviluppo dell’incendio. La prima parte del rapporto ha fatto emergere soprattutto l’inefficacia dell’intervento dei vigili del fuoco, criticando duramente la decisione di non far evacuare immediatamente l’edificio.

La storia dell’incendio

L’incendio cominciò in un appartamento del quarto piano della torre, un quarto d’ora dopo la mezzanotte del 14 giugno, a causa del malfunzionamento del motore di un frigorifero. I vigili del fuoco arrivarono verso l’una, e spensero rapidamente il fuoco all’interno dell’appartamento. I vigili non si accorsero però che nel frattempo le fiamme avevano raggiunto anche il rivestimento esterno del palazzo, e si erano propagate molto velocemente ai piani più alti.

Dopo aver spento l’incendio al quarto piano, i vigili del fuoco cominciarono a ricevere richieste di aiuto da persone ai piani più alti, e consigliarono loro di restare nei propri appartamenti, una pratica standard nei casi di incendio, dato che non pensavano che il fuoco stesse arrivando dall’esterno verso l’interno. Anche i piani più alti, però, si riempirono presto di fumo e il consiglio di non uscire per molte persone fu letale. I vigili del fuoco consigliarano ai residenti di uscire dalle proprie abitazioni solamente alle 2.47, quando il fuoco aveva già raggiunto i piani più alti.

Lo scorso anno il giornalista Andrew O’Hagan aveva pubblicato una lunga inchiesta sull’incendio sulla London Review of Books, in cui aveva spiegato come le fiamme fossero passate attraverso l’intercapedine tra il cappotto esterno dell’edificio e il rivestimento isolante, uno spazio largo circa cinque centimetri che correva lungo tutta la facciata dell’edificio, e che sarebbero state alimentate proprio dall’isolante.

Cosa dice il rapporto

Il rapporto, il cui testo era stato anticipato già ieri da alcuni giornali britannici che ne erano entrati in possesso, critica soprattutto la risposta dei vigili del fuoco di Londra, la London Fire Brigadenello spegnere l’incendio. Nel rapporto, Moore-Bick ha lodato il coraggio dei vigili del fuoco nell’intervento di quella notte, ma ha sottolineato carenze e inadeguatezze nelle pratiche adottate. Moore-Bick ha fatto riferimento in particolare alla scelta dai vigili del fuoco di consigliare ai residenti del palazzo di rimanere nei propri appartamenti. Consigliare alle persone di restare in casa durante un incendio nel loro palazzo è una pratica standard in tutto il mondo, dato che il fuoco dovrebbe fare molta fatica a passare da un piano all’altro, e spesso negli edifici più nuovi i singoli piani sono separati da materiali molto resistenti al fuoco: il rischio che le persone si feriscano nel tentativo di abbandonare l’edificio è considerato più alto di quello delle stesse fiamme.

Nel caso della Grenfell Tower, però, i vigili del fuoco non avevano considerato che le fiamme arrivavano dall’esterno verso l’interno, passando attraverso l’intercapedine tra il cappotto esterno dell’edificio e il rivestimento isolante. Questo aveva fatto sviluppare l’incendio molto rapidamente verso i piani alti, rendendo di fatto il consiglio di restare all’interno dell’edificio controproducente. Moore-Bick scrive che i vigili del fuoco consigliarono di uscire dagli appartamenti solamente alle 2.47, e sottolinea che se lo avessero fatto tra l’1.30 e l’1.50 ci sarebbero stati meno morti.

Nel rapporto si dice anche che i vigili del fuoco che erano stati mandati sul posto per prestare soccorso non erano stati addestrati per spegnere un incendio che procedeva dall’esterno, come in quel caso, sviluppandosi attraverso il rivestimento isolante. Mancavano di addestramento anche per quanto riguardava le procedure di evacuazione, così come non erano adeguatamente preparati gli operatori del numero di emergenza 999 che i residenti del palazzo avevano chiamato per chiedere aiuto.

Il rapporto dice che in alcuni casi gli operatori telefonici avevano risposto alle chiamate “con scetticismo”, non dando retta ai residenti che sostenevano che il fuoco fosse arrivato ai piani alti, e insistendo che l’incendio era limitato al quarto piano. In alcuni casi avevano cercato di convincere le persone a rimanere nei propri appartamenti tranquillizzandole e dicendo loro che i soccorsi stavano arrivando, basando questa affermazione solo su loro supposizioni e senza che lo sapessero davvero.

Il rapporto dice anche che le comunicazioni tra gli operatori del 999 e i vigili del fuoco che erano sul posto erano state “improvvisate, incerte e inclini all’errore”. A causa della difficoltà delle comunicazioni, si legge nel rapporto, i vigili del fuoco non sono riusciti a capire a che velocità stavano procedendo le fiamme e in quale modalità. Moore-Brick dice nel rapporto che le carenze della risposta dei vigili del fuoco hanno riguardato sia i singoli che tutto il sistema, “sopraffatto dall’entità del disastro”, e aggiunge che le responsabilità maggiori appartengono a Michael Dowden, a capo della stazione di North Kensington al momento dell’incendio, che rimase a gestire i soccorsi fino all’1.50. Secondo il rapporto sarebbe da imputare principalmente a lui la decisione di non far evacuare l’edificio.

Nonostante l’analisi della costruzione dell’edificio sia riservata alla seconda fase dell’inchiesta, il rapporto di Moore-Brick rileva con netta evidenza che nella ristrutturazione del palazzo, effettuata tra il 2014 e il 2016, ci sia stata una violazione delle norme edilizie. In particolare Moore-Brick fa riferimento al rivestimento isolante applicato sulla facciata, contenente un materiale plastico infiammabile che avrebbe favorito la propagazione del fuoco.

Il rapporto critica anche l’atteggiamento del capo dei vigili del fuoco di Londra, Dany Cotton, nel non aver mai avuto ripensamenti sulle pratiche adottate quella notte: «A parte la sua notevole insensibilità nei confronti delle famiglie delle persone morte e di quelle che sono fuggite dalle loro case in fiamme, il fatto che il Commissario dica che non cambierebbe nulla sulla risposta dei vigili quella notte, anche con il senno di poi, serve solo a dimostrare che la London Fire Brigade è un’istituzione che rischia di non imparare le lezioni dell’incendio della Grenfell Tower». Dopo la pubblicazione del rapporto, Cotton ha risposto dicendo di essere delusa dalle critiche rivolte da Moore-Brick ai singoli membri del personale, «che si sono trovati in circostanze senza precedenti e che hanno affrontato le condizioni più inimmaginabili mentre cercavano di salvare la vita degli altri».