Boris Johnson a Bruxelles, 17 ottobre (AP Photo/Frank Augstein)
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  • martedì 29 ottobre 2019

Nel Regno Unito si voterà il 12 dicembre

La Camera dei Comuni ha approvato la proposta del governo di Boris Johnson: su Brexit dovrebbe quindi decidere il prossimo parlamento

Boris Johnson a Bruxelles, 17 ottobre (AP Photo/Frank Augstein)

La Camera dei Comuni del parlamento britannico ha approvato una legge per andare a elezioni anticipate il 12 dicembre, come chiesto dal primo ministro Boris Johnson. La legge dovrà ora essere votata anche dalla Camera dei Lord, la Camera alta del parlamento, ma la sua approvazione è data per scontata da tutti. Il parlamento verrà sciolto il 6 novembre, scrivono i giornali britannici, e ci saranno poi cinque settimane di campagna elettorale. Lo scioglimento anticipato del parlamento significa anche che i voti decisivi per l’approvazione dell’ultimo accordo su Brexit spetteranno al prossimo parlamento.

Da poco dopo la sua nomina a primo ministro, questa estate, Johnson aveva parlato della sua volontà di andare ad elezioni anticipate prima della scadenza prevista nel 2022. La ragione principale è che le ultime elezioni, volute nel 2017 dall’allora prima ministra Theresa May, avevano prodotto un parlamento in cui nessuno dei due principali partiti britannici – Conservatori o Laburisti – aveva la maggioranza assoluta. I Conservatori, che erano stati il partito più votato, negli ultimi anni hanno dovuto contare sull’appoggio del partito “unionista” nordirlandese DUP per approvare leggi e altri provvedimenti, fallendo però in più occasioni, specialmente nei voti più importanti su Brexit.

Alla scelta delle elezioni anticipate si è comunque arrivati piuttosto tortuosamente, per via dell’opposizione dei Laburisti (il voto anticipato in ogni caso deve essere approvato dal parlamento). I Laburisti temevano che se si fosse andato a votare poco prima della scadenza di Brexit del 31 ottobre il governo avrebbe rinunciato a trovare un accordo con l’Unione Europea lasciando che si verificasse il cosiddetto scenario del “no deal”. Ora che l’Unione Europea ha approvato il rinvio di Brexit dal 31 ottobre al 31 gennaio, questa possibilità non sembra più esserci e i Laburisti hanno quindi deciso di sostenere la richiesta di Johnson.

La campagna elettorale sarà incentrata probabilmente su Brexit. I Conservatori punteranno sull’approvazione dell’accordo trovato da Johnson con l’Unione Europea, i Laburisti proporranno probabilmente un nuovo referendum, mentre i Liberaldemocratici si presenteranno come l’unico partito apertamente contrario a Brexit. Il Brexit Party, il nuovo partito di Nigel Farage – uno dei più convinti sostenitori di Brexit – farà invece campagna elettorale spiegando che l’accordo trovato da Johnson è un tradimento degli ideali di Brexit e proponendo di accantonarlo e uscire dall’Unione Europea senza un accordo.

Al momento i sondaggi dicono che i Conservatori sono il primo partito, con un margine di circa 10 punti percentuali sui Laburisti. È un vantaggio consistente, ma è solo la metà di quello che i Conservatori avevano nel 2017 quando May chiese elezioni anticipate: in quell’occasione i Laburisti rimontarono moltissimo e finirono con solo il 2,5 per cento in meno dei Conservatori. Il risultato elettorale è quindi ancora abbastanza incerto, soprattutto considerando la grossa crescita nei sondaggi dei Liberaldemocratici – che potrebbero togliere voti ai Laburisti – e la presenza del Brexit Party, che potrebbe invece sottrarre voti ai Conservatori.

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