Chicago, 1971 © 2018 The Estate of Vivian Maier, Courtesy of Maloof Collection and Howard Greenberg Gallery

Vivian Maier a colori

Le foto a colori della famosa fotografa-tata sono in mostra alla galleria Forma Meravigli di Milano fino a gennaio

Una delle fotografe più apprezzate degli ultimi anni è sicuramente la statunitense Vivian Maier, con la sua storia particolare di fotografa-tata i cui lavori sono stati scoperti solo dieci anni fa, dopo la sua morte. Fino al 19 gennaio la galleria Forma Meravigli a Milano ospiterà la mostra Vivian Maier. A colori, che espone una piccola parte dell’immensa produzione di Maier (circa 150mila fotografie) scattata a colori e non in bianco e nero.

Vivian Dorothea Maier nacque nel 1926 a New York, nel Bronx, ma trascorse diversi anni in Francia, prima di tornare negli Stati Uniti. Si formò da autodidatta mentre lavorava come bambinaia tra New York e Chicago e si specializzò nel genere della cosiddetta street photography, il cui sviluppo fu favorito dalla diffusione di nuove macchine fotografiche più comode da trasportare e semplici da usare.

Oggi è considerata una delle esponenti più importanti della fotografia di strada del Novecento, benché i suoi lavori siano stati sconosciuti per decenni e poi scoperti, valutati e apprezzati soltanto in tempi recenti, dopo la sua morte nel 2009 a Chicago, dove si era trasferita nel 1956. Iniziò a fotografare la vita nelle strade delle città, senza mai far conoscere il proprio lavoro, e mise da parte moltissimo materiale: ha lasciato un archivio sterminato, con più di 150.000 negativi, migliaia di pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni, appunti e altri documenti di vario genere che accumulava nelle stanze in cui viveva. Il materiale è stato poi scoperto da John Maloof, un agente immobiliare di Chicago appassionato di collezionismo che nel 2007 acquistò il contenuto di un box che per alcuni anni era stato preso in affitto da Vivian Maier, e in cui ritrovò decine di migliaia di negativi di foto non sviluppate.

La mostra, a cura di Alessandra Mauro, è stata realizzata in collaborazione con la Howard Greenberg Gallery di New York ed è accompagnata da un libro edito da Contrato con testi di accompagnamento del curatore Colin Westerbeck e del fotografo Joel Meyerowitz.

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