(Mark Nolan/Getty Images)
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  • giovedì 24 Ottobre 2019

C’è uno scandalo nel mondo dell’orienteering

La nazionale cinese è stata scoperta a barare durante i Giochi Militari Mondiali, ospitati proprio dalla Cina (e sapete cos'è l'orienteering, vero?)

(Mark Nolan/Getty Images)

Negli ultimi giorni c’è stato notevole scandalo nell’ambiente di uno sport che di solito non attira molte attenzioni: l’orienteering, detto anche orientamento, una disciplina di corsa sportiva a metà fra la caccia al tesoro e la corsa campestre. Durante i Giochi Mondiali Militari – cioè le olimpiadi riservate agli atleti militari – in corso in questi giorni in Cina, diversi atleti cinesi sono stati sorpresi a barare, e l’intera squadra cinese è stata squalificata dal resto delle gare. La federazione internazionale di orienteering (IOF) ha fatto sapere di avere aperto un’inchiesta sugli atleti coinvolti, ma sarà difficile prendere provvedimenti prima della tappa finale della Coppa del Mondo di orienteering, che si terrà proprio in Cina fra il 25 e il 29 ottobre.

L’orienteering è nato ai primi del Novecento nei paesi scandinavi, dove è tuttora molto popolare (anche in Italia in realtà esistono decine di società sportive, un campionato italiano e vari campionati regionali). Ogni atleta gareggia individualmente, e l’obiettivo di ciascuna corsa è impiegare meno tempo possibile per raggiungere tutte le tappe segnate su una mappa con il percorso che si ritiene più adeguato. Oltre alla mappa, ogni atleta ha a disposizione una bussola per orientarsi meglio sul terreno di gara, che nelle corse classiche è un bosco.

Le tappe vanno raggiunte in un ordine preciso. Ciascuna tappa viene segnalata con una lanterna, cioè una scatola di tela arancione e bianca. Fino a pochi anni fa, per testimoniare di aver raggiunto tutte le tappe ogni atleta aveva a disposizione un cartellino da timbrare a ogni lanterna (oggi si fa quasi tutto con dei dispositivi elettronici che hanno lo stesso compito del cartellino).

Un esempio di mappa da orienteering: le zone segnate in giallo sono prati, quelle in verde oliva proprietà private, in verde chiaro il bosco. La linea rossa che unisce le varie tappe non suggerisce un itinerario ma aiuta a capire in che ordine raggiungerle

Barare non è semplice: sia perché le mappe memorizzate negli smartphone sono troppo poco dettagliate per essere d’aiuto, sia perché le tappe sono pensate e piazzate da poche persone, a volte anche una sola, e vengono rivelate soltanto un minuto prima della gara. L’unico vantaggio che un atleta può avere su un altro è quello di sapersi orientare meglio all’interno di una certa mappa, ed è quello che secondo gli organizzatori hanno fatto gli atleti cinesi ai Giochi Mondiali Militari, irregolarmente.

Tutto è iniziato il giorno stesso delle due gare in questione, che si sono tenute il 20 ottobre a Jiangxia, una provincia a sud della grossa città di Wuhan. Nelle gare individuali di media distanza, le più importanti della competizione, quattro atleti cinesi avevano ottenuto risultati piuttosto straordinari: nella gara femminile tre cinesi occupavano i primi quattro posti, mentre in quella maschile l’unico cinese era arrivato secondo. Già da subito però qualcuno aveva notato qualcosa di strano. I tempi fra una tappa e l’altra delle atlete cinesi erano stranamente simili, e secondo un calcolo del Taiwan News la prima atleta cinese – Li Meizhen – è andata il 17 per cento più veloce della prima non-cinese, la russa Rudnaia Anastasiia, arrivata terza.

Detto in altre parole, fra le due c’era stato un divario di sei minuti: molto ampio per una gara ad alto livello, quando gli atleti migliori finiscono le gare a poche manciate di secondi l’uno dall’altro (nella gara maschile, i primi undici classificati hanno completato la corsa in un lasso di tempo compreso fra 38 e 41 minuti).

Dopo le proteste di diverse altre squadre, gli organizzatori hanno scoperto e «provato», secondo quanto si legge in un comunicato ufficiale, che gli atleti cinesi «sono stati aiutati irregolarmente da alcuni presunti spettatori sul campo di gara, e che sul terreno c’erano dei segni e dei piccoli sentieri prepari per loro e noti soltanto a loro». In altre parole, è probabile che nei giorni precedenti alla gara i quattro atleti cinesi coinvolti avessero fatto dei sopralluoghi e lasciato dei segni per orientarsi meglio durante la corsa, oltre ad avere istruito alcune persone che li aiutassero in gara. Dopo la scoperta, gli altri atleti cinesi iscritti alle gare di lunga distanza e staffetta sono stati squalificati. Il Guardian scrive che la notizia della squalifica non è stata riportata diffusamente dai media cinesi, che invece sulle prime avevano celebrato i piazzamenti dei loro atleti. In passato era capitato che diversi maratoneti cinesi fossero scoperti a barare: tre atleti cinesi, per esempio, sono stati squalificati a vita per aver barato all’ultima maratona di Boston.

La squalifica degli atleti cinesi provocherà di certo una grande attenzione nei confronti della tappa finale della Coppa del Mondo, ma è improbabile che ulteriori irregolarità condizioneranno i risultati finali: in testa alle classifiche generali ci sono quasi solo atleti europei, e l’atleta cinese più forte – Xiaoming Liang – è al 383esimo posto del ranking mondiale.