Protesta fuori dal parlamento polacco durante la discussione sulla criminalizzazione dell'educazione sessuale, 16 ottobre 2019 (Omar Marques/Getty Images)
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  • giovedì 24 ottobre 2019

La Polonia vuole criminalizzare l’educazione sessuale

La Camera ha approvato un disegno di legge che la equipara alla pedofilia ed è sostenuto dal governo e dalla Chiesa

Protesta fuori dal parlamento polacco durante la discussione sulla criminalizzazione dell'educazione sessuale, 16 ottobre 2019 (Omar Marques/Getty Images)

La scorsa settimana la Camera del parlamento polacco ha votato a favore di un disegno di legge che vuole criminalizzare «la promozione dell’attività sessuale minorile» e che è stato definito dai movimenti all’opposizione, dalle organizzazioni per i diritti umani e dai collettivi femministi un tentativo di punire l’insegnamento dell’educazione sessuale che è riconosciuta come uno degli strumenti principali contro la violenza di genere, contro la trasmissione di malattie, per la riduzione di gravidanze indesiderate e della mortalità materna. Durante la discussione parlamentare centinaia di manifestanti si sono radunati nelle principali città del paese, sostenendo come combattere la pedofilia fosse soltanto un pretesto e che il disegno di legge mette sullo stesso piano pedofilia ed educazione sessuale. Le manifestanti hanno mostrato cartelli con scritto “L’educazione protegge dalla violenza” e “Vietare l’educazione sessuale è stupro”.

Protesta fuori dal parlamento polacco durante la discussione sulla criminalizzazione dell’educazione sessuale, 16 ottobre 2019 (Omar Marques/Getty Images)

Le scuole pubbliche polacche non prevedono, formalmente, l’insegnamento dell’educazione sessuale, ma prevedono lezioni di “vita familiare” spesso basate sui cosiddetti valori della famiglia tradizionale, sull’opposizione all’aborto e ai diritti delle persone LGBTQI e sugli stereotipi di genere. In diverse città del paese guidate da sindaci meno conservatori, però, nel tempo sono stati avviati nelle scuole programmi di educazione sessuale, cosa che ha causato pesanti contestazioni da parte del partito di estrema destra al governo, Diritto e Giustizia (PiS), e della Conferenza episcopale polacca, una delle più conservatrici in Europa.

Il vescovo di Świdnica, Ignacy Dec, ha detto per esempio che «è preoccupante che alcune autorità locali stiano introducendo programmi di sessualizzazione prescolare e scolare: danneggiano solamente bambini e giovani». Altre associazioni cattoliche hanno spiegato come l’educazione sessuale precoce porti alla «depravazione», stimoli l’eccitazione sessuale durante quelle stesse lezioni causando una «sessualizzazione forzata», e promuova la cosiddetta “ideologia gender” (che non esiste). Dopo tutte queste pressioni, l’amministrazione comunale di Varsavia – che aveva inizialmente previsto l’introduzione di corsi extra-scolastici di educazione sessuale – si è tirata indietro.

Il nuovo disegno di legge, soprannominato dai suoi sostenitori “Stop pedofilia”, è una proposta di iniziativa popolare presentata al parlamento dopo una raccolta firme, ed è appoggiata da diversi gruppi religiosi cattolici e dai vescovi vicini al governo. Le associazioni promotrici sono praticamente le stesse che nel 2016 sostennero il disegno di legge per il divieto quasi totale sulle interruzioni di gravidanza (poi ritirato dopo le enormi proteste di piazza dei movimenti femministi).

“Stop pedofilia” modifica un articolo del codice penale che parla esclusivamente di promozione della pedofilia e introduce nuovi tipi di reati. Prevede una pena detentiva di tre anni (che il partito di governo Diritto e Giustizia vorrebbe portare a cinque) per chiunque «promuova o approvi rapporti sessuali o altre attività sessuali di un minore» e si precisa che il reato è esplicitamente imputato a chi agisce mentre svolge la propria professione in ambiti relativi all’istruzione o alla cura: gli educatori, gli insegnanti o i medici colpevoli di fare riferimento, dare consigli o rispondere a domande sul sesso in presenza di minori rischierebbero il carcere.

La Polonia è uno dei paesi più cattolici d’Europa. La Chiesa ha avuto un ruolo decisivo nel plasmare l’identità nazionale e durante il comunismo è stata uno dei primi bastioni di resistenza contro il dominio sovietico. Papa Giovanni Paolo II, il primo papa polacco, diventato santo nel 2014, è venerato sia come autorità morale sia per la sua opposizione al comunismo. In Polonia ancora oggi non avviene nessuna cerimonia pubblica a cui non sia presente almeno un membro del clero, e il partito di governo Diritto e Giustizia usa la propria alleanza con la chiesa per legittimare il proprio potere.

Protesta fuori dal parlamento polacco durante la discussione sulla criminalizzazione dell’educazione sessuale, 16 ottobre 2019 (AP Photo/Czarek Sokolowski)

In Polonia negli ultimi 25 anni sono stati denunciati numerosi casi di pedofilia nella Chiesa: lo scorso marzo, le autorità ecclesiastiche polacche avevano dichiarato di essere a conoscenza di 382 sacerdoti che dagli anni Novanta a oggi avevano abusato di 625 minori. Eppure, spiega chi si oppone alla legge, «restano le scuole a essere viste dal PiS come i luoghi più a rischio per i bambini» Il testo «non fa alcun riferimento al clero. Menziona invece educatori e medici, presupponendo che queste categorie rappresentino un pericolo maggiore», ha spiegato un’attivista del movimento Strajk Kobiet (Sciopero delle donne). E ancora: «Per salvare i minorenni dalle presunte insidie di medici e insegnanti, il disegno di legge vuole cancellare anche le poche classi di educazione sessuale oggi disponibili fuori dal programma curriculare di alcune scuole polacche. E vuole estendere le ore di “Preparazione alla vita familiare”, materia già introdotta negli istituti scolastici e che spesso comprende lezioni antiabortiste, contro i diritti delle persone LGBTQI e l’uso dei contraccettivi».

«Questo testo incoraggia la paura e l’ignoranza, mettendo i giovani a rischio. Il suo impatto si avvertirebbe anche fuori dalle scuole, spaventando insegnanti, attivisti e genitori che vogliono parlare di sessualità ai propri figli», ha dichiarato la direttrice di Amnesty International Polonia, Draginja Nadazdin. La deputata dell’opposizione Joanna Scheuring-Wielgus, che è una giurista, ha detto che «stanno cercando di imporre una precisa narrazione: che ci troviamo in una guerra di cultura e civiltà».

Il disegno di legge ha passato il voto della Camera del parlamento polacco a metà ottobre, e attualmente si trova all’esame di una commissione del Senato. Poiché è un progetto di iniziativa popolare, sarà possibile approvarlo anche dopo l’insediamento del nuovo parlamento. Domenica 13 ottobre, infatti, in Polonia si sono svolte le elezioni: la coalizione formata dal partito di estrema destra Diritto e Giustizia (PiS), già al governo, ha ottenuto la maggioranza alla Camera, ma ha perso la maggioranza al Senato. A inizio novembre si insedierà il nuovo Senato, ma i soli seggi del PiS non sarebbero sufficienti per far approvare il testo. Il PiS sta dunque spingendo affinché l’approvazione definitiva arrivi entro fine mese.

Secondo un recente sondaggio, la maggior parte dei polacchi (il 79,4 per cento e soprattutto donne) ritiene che le lezioni di educazione sessuale nelle scuole dovrebbero svolgersi, e quasi la metà dei favorevoli vorrebbe che fossero inserite fin dalla scuola elementare. Per il 68 per cento l’educazione sessuale non incoraggia a iniziare la propria attività sessuale.

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