Protesta delle donne polacche a Varsavia, 3 ottobre 2016 (JANEK SKARZYNSKI/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 6 ottobre 2016

Niente divieto di aborto in Polonia

Il Parlamento ha bocciato il controverso disegno di legge contro cui avevano protestato migliaia di donne in tutta Europa

Protesta delle donne polacche a Varsavia, 3 ottobre 2016 (JANEK SKARZYNSKI/AFP/Getty Images)

Aggiornamento: dopo le proteste di migliaia di donne in tutta Europa, la camera bassa del parlamento polacco ha votato a maggioranza per respingere definitivamente il disegno di legge che avrebbe vietato nel paese praticamente ogni forma di aborto: 352 deputati hanno votato contro il testo e 58 a favore.

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Mercoledì 5 ottobre la Commissione giustizia e diritti umani della camera bassa del Parlamento polacco (Sejm) ha respinto il disegno di legge che vorrebbe vietare nel paese praticamente ogni forma di interruzione volontaria di gravidanza. Il disegno di legge attualmente in discussione è una proposta di iniziativa popolare supportata da diversi gruppi religiosi cattolici e anche dalla Conferenza episcopale polacca (una delle più conservatrici in Europa): presentata da Witold Czarnecki – membro della maggioranza ultraconservatrice di Diritto e Giustizia (Pis), un partito molto di destra di cui fa parte anche Beata Szydło, la prima ministra della Polonia – la mozione di rifiuto in commissione è stata approvata da quindici deputati su trentuno. Il testo torna oggi alla camera bassa del Parlamento che voterà per decidere se respingerlo definitivamente o se rinviarlo in Commissione per un nuovo esame.

Per le donne polacche e per quelle che nelle scorse settimane – in Europa e anche al Parlamento europeo a Bruxelles – hanno protestato vestite di nero, è una prima ma significativa vittoria. Il gruppo parlamentare del Pis si incontrerà questa mattina per decidere una linea comune sul voto. Quando lo scorso 23 settembre la camera bassa del Parlamento aveva votato a favore del disegno di legge avviandone di fatto l’iter legislativo, la portavoce del Pis, Beata Mazurek, non aveva obbligato i propri parlamentari a votare a favore, lasciando libertà di coscienza. Ieri, prima del voto in commissione, il ministro dell’Istruzione Jaroslaw Gowin aveva detto che il suo partito non era più d’accordo: «Vorrei rassicurare coloro che temono che l’aborto venga totalmente vietato in Polonia. Senza dubbio il progetto sul divieto non passerà». Il ministro aveva anche detto che le proteste e lo sciopero delle donne organizzato qualche giorno fa avevano «fatto riflettere» il governo e avevano dato alla maggioranza una «lezione di umiltà». La stessa prima ministra ha preso cautamente le distanze dalla proposta dicendo che era di iniziativa popolare.

Dopo il voto in commissione ci sono state diverse reazioni: i gruppi femministi e di donne hanno festeggiato per le strade ed Ewa Kopacz, leader dell’opposizione, ha parlato di vittoria per la “libertà” femminile spiegando che il governo «ha fatto marcia indietro perché è stato spaventato da tutte le donne che sono scese per la strada» (30 mila solo lo scorso lunedì a Varsavia). Mariusz Dzierzawski, responsabile del comitato contro l’aborto che ha avviato la proposta di legge, ha detto invece che spera che il disegno di legge torni in commissione, ma non si è detto ottimista visto che, ha spiegato, i conservatori sembrano aver «tradito i loro elettori». Ha anche detto che «hanno perso i bambini assassinati».

Diritto e Giustizia aveva vinto le elezioni anche grazie al sostegno della Chiesa cattolica (il 90 per cento dei cittadini polacchi si definisce cattolico) e promettendo, tra le altre cose, importanti riforme di politica interna a favore della cosiddetta “famiglia tradizionale”. Resta ora da vedere se e in che modo la maggioranza conservatrice vorrà mantenere le promesse fatte in campagna elettorale prevedendo ad esempio non un divieto totale, ma ulteriori restrizioni a una legge che già così com’è lascia pochissima libertà alle donne.

Il Guardian scrive che le cosiddette “proteste in nero” (Czarny Protest) sembrano aver spostato l’opinione pubblica sulla questione: i sondaggi più recenti mostrano non solo una quasi totale opposizione al divieto contenuto nel disegno di legge attualmente in discussione, ma un aumento di chi vorrebbe liberalizzazioni delle leggi esistenti (i sondaggi suggeriscono anche che il sostegno per il governo è ai livelli più bassi dalle elezioni dello scorso anno).

La Polonia ha già una legge sull’interruzione di gravidanza tra le più restrittive d’Europa. È stata approvata nel 1993 e consente l’aborto fino alla venticinquesima settimana solo in tre casi: pericolo di vita per la madre, gravissima malformazione del feto e stupro. Secondo i dati del sistema sanitario polacco, nel 2014 ci sono stati 1.812 aborti legali in Polonia, 500 in più circa dell’anno precedente. Secondo le organizzazioni femministe però sono tra le 100mila e le 200mila le donne polacche che ogni anno sono costrette a ricorrere all’aborto clandestino o ad andare all’estero per poter aver accesso a questo loro diritto (in genere in Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania o Ucraina). L’attuale disegno di legge in discussione consente l’aborto solo nel caso in cui sia necessario per salvare la vita della madre e aumenta da due a cinque anni di carcere la pena per chi procura aborti illegalmente o per chi decide di averli.

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