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  • lunedì 21 Ottobre 2019

I video dei curdi che lanciano pomodori e pietre ai soldati statunitensi che si ritirano

«Dite ai vostri bambini che i bambini dei curdi sono stati uccisi e che voi non avete fatto niente per proteggerli»

Alcuni video che circolano online da stamattina mostrano come stia avvenendo il ritiro dei soldati statunitensi dal nordest della Siria, deciso dal governo di Donald Trump e in corso in queste ore. Alcuni curdi siriani hanno lanciato oggetti vari, tra cui pietre e pomodori, contro i mezzi blindati statunitensi a Qamishli, città al confine con la Turchia e molto vicina all’Iraq.

Il ritiro americano è stato visto come un “tradimento” da parte dei curdi siriani, che negli ultimi anni avevano combattuto molto efficacemente insieme agli Stati Uniti contro lo Stato Islamico. L’annuncio del ritiro fatto da Trump il 6 ottobre era stato inoltre una specie di “via libera” all’operazione militare della Turchia nel nordest della Siria, che è ancora in corso e che ha come obiettivo l’allontanamento dei curdi dalle zone di confine turco siriano.

Come ha osservato la giornalista Jenan Moussa, la reazione dei curdi siriani di fronte al ritiro dei soldati statunitensi è stata molto diversa da quella mostrata la prima volta che gli americani arrivarono nel nord della Siria, quando furono accolti «come eroi, con fiori e urla».

In un altro episodio accaduto domenica sera sempre a Qamishli, un convoglio militare statunitense è stato bloccato per qualche secondo da due persone che tenevano in mano dei cartelli con scritto: «Dite ai vostri bambini che i bambini dei curdi sono stati uccisi dai turchi e che voi non avete fatto niente per proteggerli».

Circa un migliaia di soldati statunitensi, ha detto il segretario della Difesa americano Mark Esper, stanno lasciando l’area per ricollocarsi nell’Iraq occidentale, dove condurranno operazioni contro lo Stato Islamico (o ISIS). Non è ancora chiaro se il ritiro riguarderà tutti i militari americani in Siria. Lunedì il New York Times ha scritto che Trump starebbe valutando la permanenza di circa 200 soldati nella Siria orientale, con l’obiettivo di continuare a combattere l’ISIS e di bloccare l’avanzata del governo siriano e delle forze russe nella regione ricca di petrolio.