Margaret Sanger davanti a un tribunale di Brooklyn nell'ottobre 1916 (AP Photo)

La donna a cui dobbiamo la pillola nacque 140 anni fa

La storia di Margaret Sanger, considerata l'inventrice dell'espressione "controllo delle nascite" e una delle prime e più importanti attiviste per i diritti riproduttivi

Margaret Sanger davanti a un tribunale di Brooklyn nell'ottobre 1916 (AP Photo)

Sabato pomeriggio a Verona ci sarà un corteo per chiedere l’abrogazione della legge 194, quella che in Italia permette e regola l’accesso alle operazioni di interruzione volontaria di gravidanza. Fin da quando abortire legalmente e in modo sicuro è diventato possibile, in Italia nel 1978, ci sono minoranze che si oppongono a questo diritto delle donne. In altri paesi, anche di cultura occidentale, le cose vanno peggio: negli Stati Uniti nell’ultimo anno sono state introdotte varie leggi statali che limitano l’accesso all’aborto, mentre in Argentina il grande impegno dei movimenti femministi per legalizzarlo non ha ancora portato a conseguenze legislative.

Una cosa curiosa della manifestazione di Verona di oggi è che è stata organizzata nel 140esimo anniversario della nascita di Margaret Sanger, una delle prime grandi attiviste per i diritti riproduttivi, fondatrice della rete di cliniche americane Planned Parenthood, che oggi si occupano anche di interruzioni di gravidanza, e tra le persone a cui dobbiamo l’esistenza della pillola anticoncezionale: aiutò il biologo Gregory Pincus, uno dei tre scienziati che la svilupparono, a studiare gli effetti degli ormoni femminili trovando dei fondi per le sue ricerche.

La biografia di Sanger è molto avventurosa e anticonformista per una donna che visse a cavallo tra Ottocento e Novecento. Fu arrestata più volte per il suo attivismo per i diritti riproduttivi, incontrò capi di stato stranieri e organizzò centinaia di manifestazioni. Ebbe inoltre una relazione con lo scrittore inglese H.G. Wells, autore di La guerra dei mondi e La macchina del tempo, tra gli altri, mentre insieme alla nipote Olive Byrne fu una delle donne che ispirò il personaggio di Wonder Woman.

Margaret Sanger durante un’udienza davanti a una commissione del Senato degli Stati Uniti a proposito del controllo delle nascite, il 1 marzo 1934, a Washington (AP Photo/File)

Margaret Sanger nacque a Corning, una cittadina nello stato di New York, il 14 settembre 1879 come Margaret Higgins. I suoi genitori erano di origine irlandese e aveva i capelli rossi, come facevano notare molti articoli di giornale su di lei e come non si può capire dalle foto in bianco e nero. Come la maggior parte degli irlandesi, suo padre era cattolico, ma nel tempo divenne ateo e aveva idee progressiste: per esempio era a favore del diritto di voto alle donne che, per gran parte della vita di Sanger, fu il principale obiettivo delle femministe. Sua madre ebbe 18 gravidanze in 22 anni, ma solo 11 bambini nati vivi; aveva la tubercolosi e morì a 49 anni. La storia della sua vita ebbe un grande effetto sulle scelte successive di Sanger. Era la sesta figlia dei genitori e da ragazza aiutò spesso la madre nel prendersi cura dei fratelli più giovani: a soli 8 anni la aiutò a partorire.

Grazie al lavoro delle due sorelle più grandi potè studiare come infermiera a New York. Nel 1902 si sposò con l’architetto William Sanger. I due vivevano a New York e il loro appartamento divenne un punto di ritrovo per socialisti e anarchici. Come sua madre Sanger si ammalò di tubercolosi, per questo la coppia si trasferì in una località più salubre. Negli anni lei e il marito ebbero tre figli.

Sanger divenne un’attivista poco dopo il suo rientro a New York, nel 1912. Lavorava come infermiera nei reparti di maternità degli ospedali del Lower East Side di Manhattan, all’epoca un quartiere di immigrati e lavoratori dei livelli più poveri della società. Conobbe molte donne spossate e invecchiate a soli 35 anni a causa di numerose gravidanze, e di frequente dovette assisterle mentre soffrivano per le conseguenze degli aborti autoinflitti che spesso le portavano alla morte. Raccontò di aver sentito una donna chiedere a un medico come fare per non restare di nuovo incinta, in un contesto in cui la contraccezione non esisteva e i mariti potevano fare quello che volevano a prescindere dal consenso delle mogli: il medico le disse di dire al marito di dormire sul tetto. La donna morì sei mesi dopo a causa di un aborto.

Sanger poco dopo rinunciò al lavoro di infermiera. Il suo necrologio sul New York Times riporta una cosa che disse per spiegare la sua scelta:

All’improvviso capii che il mio lavoro di infermiera e le mie attività nei servizi sociali erano solo dei palliativi e di conseguenza inutili a ridurre la miseria che vedevo attorno a me.

Sanger si convinse che il fatto che le persone più povere non potessero avere il controllo sul numero dei propri figli – molti dei quali morivano nel parto o nei primi anni di vita per le dure condizioni di vita delle proprie famiglie – fosse uno dei maggiori problemi della società e delle donne in particolare. Sempre nel 1912 scrisse 12 articoli in serie per il New York Call, un quotidiano socialista: la serie si intitolava “What Every Girl Should Know”, “Le cose che tutte le ragazze dovrebbero sapere”, e parlava di attrazione sessuale, masturbazione, sesso, malattie veneree, gravidanza e parto. La polizia postale vietò la pubblicazione del dodicesimo articolo con l’accusa di oscenità: all’epoca si pensava che la contraccezione favorisse la promiscuità, che era mal vista.

Nel frattempo studiava il tema della contraccezione e nel 1914, insieme alla sorella Ethel Byrne (a sua volta infermiera), cominciò a diffondere una newsletter mensile di 8 pagine in cui per la prima volta fu usata l’espressione birth control, cioè “controllo delle nascite”: Woman Rebel. Il manifesto della newsletter, pubblicato nel primo numero, ne spiegava il titolo dicendo, tra le altre cose: «Credo che la donna sia schiavizzata dal mondo, dalle convenzioni riguardo al sesso, dalla maternità e dall’esigenza di crescere i bambini». Una delle newsletter elencava sette circostanze in cui usare metodi contraccettivi, tra cui i casi in cui uno dei partner aveva una malattia infettiva, quelli in cui la donna non era in salute, quando il reddito della coppia era troppo basso e, in ogni caso, durante il primo anno di matrimonio. Tuttavia la newsletter non spiegava nei fatti come si potesse evitare di restare incinta: rispettava la cosiddetta legge Comstock, allora in vigore nello stato di New York, che vietava di dare informazioni sulla contraccezione.

Da sinistra a destra, Margaret Sanger e sua sorella Ethel Byrne in un tribunale di Brooklyn, nel gennaio 1917 (AP Photo)

Sei dei sette numeri di Woman Rebel furono comunque giudicati osceni e sequestrati: Sanger fu ritenuta responsabile e chiamata a comparire in tribunale, ma fuggì in Europa. Lì proseguì i suoi studi sulla contraccezione e fu influenzata dalle idee del medico Havelock Ellis (di cui divenne amica e amante): credeva che l’uguaglianza erotica, cioè il riconoscimento del fatto che anche le donne provano piacere sessuale, fosse importante quanto l’uguaglianza politica. All’epoca queste idee erano più comuni tra gli uomini progressisti che tra le donne, le cui battaglie femministe si concentravano quasi esclusivamente sui diritti politici. Per Sanger al contrario la libertà di poter gestire il proprio corpo era più importante del diritto di voto.

Sanger scrisse ciò che imparò in Europa in un libretto di 15 pagine che intitolò Family Limitation e che fu distribuito per le strade a New York anche se il suo contenuto era illegale per le leggi dell’epoca: tra le altre cose conteneva una ricetta per preparare un farmaco abortivo. Nel settembre del 1915 suo marito William Sanger fu processato e condannato per averlo distribuito. Un mese dopo Sanger tornò negli Stati Uniti per stare con sua figlia, che aveva 5 anni e si era ammalata di polmonite. La bambina morì e per questo nel febbraio del 1916 le accuse contro Sanger per Woman Rebel (per cui la pena massima era di 45 anni di carcere) furono ritirate: l’accusa pensò che processare una donna che aveva appena perso una figlia avrebbe potuto favorirla in tribunale.

Nell’ottobre di quell’anno quindi Sanger proseguì la sua opera di attivismo per la contraccezione entrando ancora di più in azione. Insieme a Ethel Byrne affittò un negozio a Brooklyn (il cui proprietario abbassò l’affitto quando seppe cosa ne avrebbero fatto) e diffuse un annuncio che diceva, in inglese, italiano e yiddish:

MADRI!
Potete permettervi di avere una grande famiglia?
Volete altri bambini?
Se no, perché averli?
NON UCCIDETE, NON TOGLIETE LA VITA, MA PREVENITE
Informazioni affidabili e sicure possono essere ottenute da infermiere esperte al 46 di Amboy Street

La Sanger Clinic, la prima clinica americana in cui fosse possibile ottenere informazioni sul controllo delle nascite, a Brooklyn, il 27 ottobre 1916 (Social Press Association, Library of Congress via AP)

Nacque così la Sanger Clinic, la prima “clinica” degli Stati Uniti a fornire informazioni sui contraccettivi. Sanger e Byrne tenevano delle lezioni di fronte a gruppi di sette o otto donne per spiegare loro come usare preservativi o pessari: il primo giorno di apertura 140 donne si presentarono alla clinica. L’esperienza però durò poco: dopo nove giorni dall’apertura (in cui 464 donne ricevettero assistenza) una poliziotta si presentò alla clinica fingendo di essere una madre in cerca di aiuto e il giorno successivo Sanger e Byrne furono arrestate.

Ovviamente le due sapevano che quello che stavano facendo era illegale, e in un certo senso avevano un piano simile a quello che stanno portando avanti gli attivisti anti-abortisti negli Stati Uniti da circa un anno a questa parte: vogliono che le cause contro le nuove leggi statali che riducono l’accesso all’aborto arrivino fino alla Corte Suprema e sperano che questo tribunale – che grazie a Donald Trump è in maggioranza composto da giudici conservatori al momento – ribalti la sentenza Roe v. Wade del 1973 che legalizzò l’aborto nel paese. In modo simile, Sanger e Byrne speravano di finire in tribunale per il loro lavoro nella Sanger Clinic: chiedere che le cliniche dedicate alla contraccezione fossero legalizzate avrebbe richiesto tempi troppo lunghi, come dimostravano le battaglie per il diritto di voto, mentre mettere in discussione in tribunale la legge che ne vietava l’esistenza avrebbe potuto creare dei precedenti giudiziari vantaggiosi.

Nel 1917 Sanger e Byrne furono processate: prima toccò a Byrne, che fu condannata a 30 giorni di carcere. Si parlò moltissimo del suo caso perché ispirandosi alle suffragette britanniche fece uno sciopero della fame per protesta contro la sua prigionia: arrivò vicina alla morte e fu la prima carcerata nella storia degli Stati Uniti a essere alimentata a forza. Alla fine ottenne la grazia del governatore di New York. Anche Sanger fu condannata a 30 giorni di carcere e li scontò rifiutandosi di pagare la multa che glieli avrebbe risparmiati.

In un certo senso Sanger ottenne un importante risultato con il suo processo: il giudice che la condannò disse che non aveva il diritto di dare informazioni sulla contraccezione ma che un medico – lei era solo un’infermiera – avrebbe potuto farlo per la prevenzione o la cura di malattie. Da quel momento in poi Sanger cercò la collaborazione dei medici (professione che intrapresero entrambi i suoi figli maschi, Stuart e Grant Sanger) per portare avanti la sua battaglia e con essi aprì nuove cliniche. Avviò inoltre la pubblicazione di una nuova rivista, la Birth Control Review e intanto, nel 1919, divorziò dal marito e iniziò una relazione con lo scrittore H.G. Wells, che aveva idee molto progressiste riguardo ai diritti delle donne e al poliamore e che si ispirò a lei per il romanzo autobiografico The Secret Places of the Heart (1922).

Nel 1921 Sanger fondò l’American Birth Control League che nel 1946 sarebbe diventata la Planned Parenthood Federation of America: è l’organizzazione americana di cliniche non profit che tuttora fornisce molti servizi sanitari alle donne, tra cui le interruzioni di gravidanza. In quel periodo tuttavia erano soprattutto i liberali affascinati dalle teorie dell’eugenetica – cioè secondo cui si sarebbe potuto e dovuto migliorare la «qualità genetica» della popolazione, pensando che una cosa del genere esistesse – a interessarsi al controllo delle nascite e alla contraccezione: non condividevano le idee femministe di Sanger sulla libertà sessuale. Per questo alla fine Sanger rinunciò alla presidenza dell’American Birth Control League e negli anni si allontanò dall’organizzazione che divenne sempre di più controllata da uomini interessati a ridurre la crescita della popolazione.

Intanto continuò a diffondere le sue idee e a farsi notare per come le pubblicizzava, scontrandosi spesso con la Chiesa cattolica e facendosi arrestare. Nel tempo però il suo impegno diede altri frutti: nel 1936 la legge Comstock fu reinterpretata in modo che le donne potessero ricevere informazioni sui metodi contraccettivi e nel 1937 l’American Medical Association riconobbe la diffusione di tali informazioni come parte legittima della pratica medica.

All’inizio degli anni Cinquanta, frustrata per il fatto che la liberazione sessuale delle donne non fosse ancora avvenuta come sperava, Sanger si rivolse a Gregory Pincus, biologo che aveva studiato gli ormoni femminili ed era stato licenziato dall’Università di Harvard per le sue ricerche sulla fecondazione in vitro. Sanger gli chiese di inventare un nuovo metodo contraccettivo imbattibile, preferibilmente in forma di pillola, e Pincus acconsentì. Sanger trovò anche i fondi per finanziare la sua ricerca: quelli forniti dall’ex suffragetta e laureata del Massachusetts Institute of Technology Katherine McCormick, che dal 1904 al 1947 si era presa cura del suo ricco marito, affetto da schizofrenia, e alla sua morte si era ritrovata in possesso di una grossa eredità. Se non ci fosse stata McCormick sarebbe stato complicato finanziare la ricerca dato che all’epoca la contraccezione era illegale in circa 30 stati americani.

Un’intervista televisiva a Margaret Sanger del 1957:

Ci vollero diversi anni perché Pincus e i suoi collaboratori, primo tra tutti il ginecologo John Rock, riuscissero a mettere a punto la prima pillola anticoncezionale, l’Enovid. Per poterla testare sulle persone, gli scienziati andarono a Porto Rico, dove fecero assumere gli ormoni (contravvenendo in molti modi alle attuali regole sulle sperimentazioni dei farmaci) a donne con pochi mezzi economici che volevano smettere di restare incinte. La pillola fu approvata dalla FDA (Food and Drug Administration), l’agenzia americana che si occupa dei farmaci, nel 1957: per essere sicuri di ottenere l’approvazione Pincus e Rock proposero il farmaco come rimedio per regolarizzare il ciclo mestruale; la sua reale funzione era indicata come un effetto collaterale. Sulla confezione c’era scritto: «Attenzione: impedisce gravidanze».

Nello stesso periodo in cui Pincus cominciò a lavorare alla pillola nacque una versione internazionale di Planned Parenthood, l’International Planned Parenthood Federation: fu fondata nel 1952 a Bombay, in India, proprio da Sanger insieme all’attivista indiana Dhanvanthi Rama Rau. In India Sanger incontrò anche il primo ministro Jawarharlal Nehru ed ebbe un’influenza su molti altri paesi dell’Asia e dell’Africa con le sue idee. Fu la prima donna a parlare davanti al Parlamento del Giappone.

Sanger morì a causa di problemi legati all’arteriosclerosi il 6 settembre 1966, una settimana prima di compiere 83 anni. Sei anni prima l’FDA aveva approvato l’uso dell’Enovid come contraccettivo, ma solo nel 1972 – un anno prima della sentenza Roe v. Wade – la pillola divenne prescrivibile in tutti gli Stati Uniti, a prescindere dallo stato civile della donna che voleva assumerla.

Margaret Sanger all’hotel Waldorf Astoria di New York, il 10 maggio 1961 (AP Photo)

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.