La scrittrice americana Gertrude Stein a Parigi, il 22 novembre 1938 (AP Photo)

Le opere che hanno perso il copyright nel 2017

Non moltissime, ma tra queste "La guerra dei mondi" di H.G. Wells e "Autobiografia di Alice Toklas" di Gertrude Stein, almeno nella maggior parte degli stati europei

La scrittrice americana Gertrude Stein a Parigi, il 22 novembre 1938 (AP Photo)

Il primo gennaio di ogni anno migliaia di libri, canzoni, film e altre opere creative diventano di dominio pubblico e possono essere quindi riprodotte liberalmente da chiunque a seconda della legge del proprio paese. Per questo motivo, il giorno è anche chiamato “Public Domain Day“. In Europa le leggi in materia di proprietà intellettuale stabiliscono che il copyright duri per 70 anni dalla morte dell’autore: significa quindi che oggi sono diventati di dominio pubblico i lavori di scrittori e artisti morti nel 1946. Non ce ne sono molti particolarmente famosi: quelli più noti sono la scrittrice statunitense Gertrude Stein e l’autore di fantascienza britannico H.G. Wells, Ora chiunque in Europa può pubblicare liberamente online o su carta i loro lavori, in versione originale o, se si tratta di libri, tradotta. Lo ha fatto ad esempio la casa editrice minimum fax, che a ottobre ha pubblicato una nuova edizione di La guerra dei mondi di Wells. Anche le opere del famoso economista John Maynard Keynes – ritenuto il fondatore della macroeconomia – entreranno nel pubblico dominio.

Una delle frasi più celebri di Gertrude Stein, dalla poesia Sacred Emily in Geografia e drammi:

«Rose is a rose is a rose is a rose»

Negli Stati Uniti nessun’opera importante entrerà nel pubblico dominio fino al 2019 perché (a causa di Topolino) le leggi sul copyright, una entrata in vigore nel 1978 e una nel 1998, sono molto più severe e complesse. Per com’è la situazione ora: le opere pubblicate per la prima volta negli Stati Uniti prima del 1923 sono nel pubblico dominio mentre per quelle pubblicate dopo il 2002 il copyright dura per 70 anni dopo la morte dell’autore, come in Europa, a meno che la proprietà intellettuale non sia di un’azienda, nel qual caso il copyright può durare 95 o 120 anni a seconda dei casi. Per le opere pubblicate tra il 1923 e il 2002 c’è una casistica molto complicata. Solo alcuni esempi: il copyright delle opere pubblicate negli Stati Uniti tra il 1978 e l’1 marzo 1989 durerà almeno fino al 31 dicembre 2047, mentre quello delle opere pubblicate tra il 1923 e il 1977 e opportunamente registrate durerà fino a 95 dopo la data di uscita, quindi fino al 31 dicembre 2018 per le opere del 1923.

In altri paesi, come la Cina, il Canada e la Nuova Zelanda, il copyright si estende per cinquant’anni dalla morte dell’autore: saranno quindi liberamente riproducibili le opere di autori morti nel 1966, come gli scrittori Flann O’Brien (irlandese), Evelyn Waugh (britannico) ed Elio Vittorini (italiano), il poeta francese André Breton, la poetessa russa Anna Achmatova, il pittore italiano Carlo Carrà e lo scultore svizzero Alberto Giacometti. In Canada e in Nuova Zelanda però le cose cambieranno in futuro, quando entrerà in vigore il Trans-Pacific Partnership (TPP), un trattato commerciale internazionale che comprende gli Stati Uniti e che tra le altre cose impone l’estensione del copyright a 70 anni dalla morte dell’autore e a 70 anni dalla pubblicazione dell’opera se la proprietà è condivisa. Non è del tutto chiaro se in ogni paese il cambiamento delle leggi in materia di copyright sarà retroattivo.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.