Manifestazione femminista a Buenos Aires, 19 febbraio 2019 (AP Photo/Tomas F. Cuesta)
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  • mercoledì 29 maggio 2019

In Argentina si prova di nuovo a rendere l’aborto legale

Per l'ottava volta è stato presentato al Congresso un disegno di legge, mentre per le strade ci sono grandi manifestazioni per la libertà di scelta

Manifestazione femminista a Buenos Aires, 19 febbraio 2019 (AP Photo/Tomas F. Cuesta)

Martedì 28 maggio in Argentina è stato presentato al Congresso – di nuovo e per l’ottava volta – un disegno di legge per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, che ora è concessa solo in caso di stupro o se la salute della donna è in pericolo. La data coincide con il quattordicesimo anniversario della fondazione di una vasta campagna per l’aborto gratuito, libero e sicuro, promossa dai movimenti femministi e sostenuta da diversi deputati. Non ci sono molte speranze che si arrivi all’approvazione, ma la presentazione avrà comunque un forte valore simbolico e politico. «Quest’anno lo sforzo è puntare sull’ampiezza del sostegno», ha dichiarato Jenny Durán, che fa parte di una delle organizzazioni che compongono la campagna.

Ieri davanti al palazzo del Congresso, a Buenos Aires, migliaia di donne hanno manifestato alzando i fazzoletti verdi (pañuelos) usati dai movimenti femministi. Sui marciapiedi c’erano rami di prezzemolo, antico metodo casalingo per autoindursi un’interruzione di gravidanza a cui ancora oggi, con enormi rischi, ricorrono alcune donne, soprattutto le più povere: l’agosto dell’anno scorso, quattro giorni dopo che il Senato aveva votato contro l’aborto legale, una donna di 34 anni di Pacheco, vicino a Buenos Aires, morì a causa di un’infezione generata da questa procedura. Alla manifestazione c’erano cartelloni con scritto «Sopravvivere a un aborto è un privilegio di classe» e le strade erano piene di ragazze molto giovani, con le guance piene di glitter verdi, che cantavano slogan e canzoni femministe. Ma ci sono state mobilitazioni anche in altre cento città del paese e all’estero.

A Buenos Aires, poco lontano dalla manifestazione, un centinaio di persone legate ai movimenti integralisti e anti-abortisti pregavano in cerchio con uno striscione che rappresentava la bandiera argentina ma che al centro, al posto del sole, aveva un feto.

Il nuovo progetto di legge sull’interruzione volontaria della gravidanza (IVE, in spagnolo) è stato pensato e scritto dalla Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito, il cui simbolo sono appunto i fazzoletti verdi. Negli anni la Campagna ha presentato al Congresso argentino sette diverse proposte di legge per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza. Nessuna era mai stata presa in considerazione fino a quando, nel 2018, l’allora presidente Mauricio Macri, contrario all’aborto, aveva invitato il Congresso a discuterne: la Camera l’aveva approvata a giugno, il Senato l’aveva respinta in agosto.

La nuova e ottava proposta di legge a favore dell’autodeterminazione delle donne legalizza l’aborto fino a 14 settimane, consente l’accesso a tutte le strutture sanitarie gratuitamente, ma si occupa anche di salute sessuale e riproduttiva e di educazione sessuale. È stata firmata da più di 70 parlamentari di vari partiti politici, ma difficilmente arriverà ad essere discussa o approvata poiché mancherà la spinta da parte del nuovo presidente del paese e perché la composizione delle Camere, rispetto allo scorso anno, non è comunque cambiata. L’obiettivo dei movimenti femministi è comunque quello di tenere alta l’attenzione su questa questione e di raccogliere un sempre maggiore consenso sia istituzionale che politico intorno all’obiettivo: «Continueremo a tornare finché non sarà legge», ha detto Nelly Minyersky, referente storica della campagna.

In Argentina si può interrompere volontariamente una gravidanza solo nel caso in cui sia dovuta a uno stupro o metta in pericolo la vita della donna; e nonostante questo comunque in molte regioni del paese la legge non viene applicata o viene ostacolata. Le donne che ricorrono all’aborto clandestino, poi, rischiano una condanna e il carcere. Nel 2016 una ragazza di 27 anni che aveva avuto un aborto spontaneo è stata condannata a otto anni di carcere per omicidio, dopo che il personale dell’ospedale l’aveva accusata di esserselo indotto. Nello stesso anno 43 donne sono morte per le complicanze legate a un aborto clandestino. All’inizio dello scorso marzo una bambina di 11 anni – rimasta incinta dopo essere stata stuprata dal compagno 65enne della nonna – era stata sottoposta a un parto cesareo d’urgenza dopo che la procedura per un aborto, richiesta da lei e dalla madre, era stata ritardata, e le erano stati iniettati dei corticosteroidi per far crescere il feto. La bambina aveva il diritto di interrompere la gravidanza, ma la legge non è stata applicata.

Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2017 in Argentina sono nati 2.293 bambini da bambine sotto i 15 anni, il 3 per cento in più rispetto all’anno precedente. Nella maggior parte dei casi si tratta di gravidanze conseguenti a uno stupro.

Il trailer del film “Que sea ley” di Juan Solanas presentato a Cannes: racconta i movimenti femministi argentini e la loro lotta per un aborto libero, sicuro e gratuito.

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