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  • martedì 3 settembre 2019

I tormenti del Fatto con l’alleanza M5S-PD

Il direttore Marco Travaglio invita i lettori iscritti alla "piattaforma Rousseau" a votare sì, e a considerare il cedimento una vittoria

Il giornale Il Fatto sta vivendo da un anno e mezzo un tormento intenso rispetto alla propria linea politica, che è sempre stata molto aggressiva e ne ha fatto le fortune prima che la crisi dei giornali lo indebolisse, come è capitato in questi anni a molti quotidiani. In questa situazione c’è stata la vittoria elettorale del 2018 del M5S, partito che il Fatto aveva sostenuto molto e tuttora sostiene molto, per consonanza di polemica nei confronti dei partiti tradizionali, di un certo qualunquismo (il Fatto è un giornale che ha lettori che votavano più a sinistra, ma con un direttore di destra, per esempio), di toni molto bellicosi e sprezzanti, e di approcci giustizialisti e radicali su molti temi.

Ma prima la vittoria elettorale, e poi l’alleanza con la Lega di Matteo Salvini, hanno spiazzato e indebolito la strategia giornalistico/commerciale del Fatto basata sull’essere “contro tutto”, contro “i poteri”, contro i partiti tradizionali, contro le destre xenofobe, e su una quotidiana retorica dell’indignazione e della protesta. Ne è seguito un anno di equilibri faticosi e non sempre riusciti rispetto al sostegno al governo, andati molto in crisi nel momento in cui il M5S decise di non appoggiare le inchieste giudiziarie sulle scelte di Matteo Salvini sui porti: con esibita e sofferta delusione della priorità giustizialista del Fatto rispetto a ogni altra cosa. A queste fatiche si è aggiunta una straordinaria e appassionata simpatia del giornale per il capo del governo Giuseppe Conte, esaltata da una serie di interviste molto indulgenti e celebrative, e da una complessiva disposizione favorevolissima del giornale nei suoi confronti.

Dopo un anno di questi andamenti, la caduta del governo Conte e le prospettive di un suo rinnovo con un accordo col PD hanno ulteriormente confuso le scelte: il PD è il partito su cui il Fatto si è accanito di più da quando Forza Italia conta poco, ma forse anche prima. Ed è il partito più disprezzato pubblicamente dal giornale e dal partito, che hanno convinto – entrambi – i propri lettori/elettori a considerarlo il male assoluto. Al tempo stesso il Fatto vede con favore una sua capitolazione, del PD, di fronte al M5S: in questo senso il Fatto è favorevole a un asservimento del PD da parte del M5S, più che di un’alleanza, che mostri agli elettori di sinistra che il loro rappresentante è diventato il M5S e certifichi la sua vittoria, e quella del Fatto. Ma le divisioni su questo nuovo governo che attraversano sia gli elettori del PD che quelli del M5S si replicano tra i lettori del Fatto, e quindi la situazione è piuttosto complicata per gli auspici del giornale e per gli approcci che dovrà tenere se questo governo nascesse.

In questo quadro interessante per chi osserva le cose della politica e dell’informazione, oggi il direttore del Fatto ha pubblicato una lista di dieci motivi per convincere gli iscritti al M5S – il Fatto si rivolge a loro con la stessa complicità di un organo di partito – a votare a favore dell’intesa col PD nella consultazione che si tiene oggi sulla “piattaforma Rousseau“. E in quei dieci motivi c’è molto di quello che abbiamo esposto finora.

Non avendo mai avuto tessere, non ho il problema del voto su Rousseau. Ma, se fossi iscritto, non avrei dubbi sul Sì al Conte-2.

1. I 5Stelle sono nati come coscienza critica del centrosinistra. Nel 2007, al V-Day, Grillo e Gianroberto Casaleggio sfidarono il Pd a opporsi davvero al berlusco-leghismo e a cambiare registro, cancellando le leggi-vergogna e sposando legalità e ambiente. Portarono le loro proposte a Prodi, non a B. e Bossi. E Grillo si iscrisse al Pd per candidarsi alle primarie, non a FI o alla Lega. Ora, 12 anni dopo, il Pd cambia idea e tende la mano. Grillo l’ha subito afferrata. Perché i 5Stelle dovrebbero respingerla?

2. Il programma del Conte-2 include le bandiere storiche M5S: alt a nuovi inceneritori e trivelle, revisione delle concessioni autostradali, infrastrutture eco-compatibili, investimenti in green economy, riforma Bonafede della giustizia, pene più alte agli evasori, salario minimo, taglia-parlamentari. Bandiere stracciate da Salvini e accettate dal Pd. Perché dire No a se stessi e alla propria storia?

(continua a leggere sul sito del Fatto)

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