(Christopher Furlong/Getty Images)
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  • mercoledì 14 agosto 2019

Il Sudafrica ha mandato l’esercito a Città del Capo

C'è un enorme problema di gang criminali che ha fatto diventare la città una delle più pericolose al mondo, con centinaia di morti ogni mese

(Christopher Furlong/Getty Images)

Città del Capo, la capitale legislativa del Sudafrica, ha un grande problema con le gang criminali ed è diventata una delle città più pericolose al mondo. La polizia ha registrato più di 2.800 omicidi nel 2018, centinaia ogni mese, circa 66 ogni 100mila abitanti: un dato inferiore solo alle più violenti città dell’America Latina. Le violenze sono provocate soprattutto dagli scontri tra gang criminali coinvolte nel traffico di droga, armi e beni illeciti come l’abalone, un mollusco a conchiglia rigida. Il governo sudafricano ha deciso di mandare l’esercito nelle dieci aree più turbolente di Città del Capo, ma potrebbe non bastare, ha scritto il New York Times.

Uno dei quartieri più problematici di Città del Capo è Cape Flats, una distesa che costeggia la città nella quale abitano molte persone nere spostate forzatamente dal centro alla periferia durante gli anni dell’apartheid, quando la società sudafricana era segregata su base etnica. A Cape Flats operano diverse bande criminali: gli Hustlers, i Rude Boys, i Ghetto Kids, gli Spoilt Brats, gli Hard Livings e gli Americans, il cui simbolo include un dollaro e la bandiera degli Stati Uniti. «Senti un colpo di arma da fuoco e speri che non sia tuo figlio», ha raccontato al New York Times Barbara Cupido, una donna che vive a Cape Flats. Il figlio di Cupido, Ashley, è stato ucciso dalle gang. Viveva nell’area controllata dagli Hard Livings, mentre la sua compagna e suo figlio di 5 anni vivevano in una zona degli Americans: Ashley è stato ucciso mentre camminava tra una casa e l’altra, ha raccontato sua madre. Nell’ultimo anno le violenze provocate dalle gang rivali sono praticamente raddoppiate.

A Città del Capo le prime gang criminali nacquero nel mezzo delle proteste per i trasferimenti forzati della popolazione nera dal centro alle periferie, a partire dagli anni Sessanta. I trasferimenti forzati riguardarono decine di migliaia di famiglie nere, e le aree a cui furono destinate continuarono ad avere percentuali di disoccupazione molto alte per tutti i decenni seguenti. Con la fine dell’apartheid, e quindi con l’apertura dei confini del Sudafrica, molte gang si trasformarono in potenti imprese criminali, alcune delle quali coinvolte in traffici illeciti transnazionali. Nel corso degli anni le violenze furono aggravate anche dalla elevatissima quantità di armi in circolazione in città, in buona parte ottenuta da poliziotti corrotti.

L’obiettivo del dispiegamento dei militari, iniziato a metà luglio e che andrà avanti fino a settembre, è frenare la violenza delle gang e permettere così la realizzazione di importanti programmi sociali che oggi non possono essere avviati in molte zone della città. I sostenitori dell’operazione credono che, al di là di tutto, la presenza dei militari dia una maggiore percezione di sicurezza alle persone che abitano nei quartieri più violenti. I suoi critici sottolineano come tentativi simili fatti in altri paesi, per esempio in Brasile e in Messico, abbiano dato risultati negativi o comunque controversi. Altri sostengono che l’intervento militare farà comunque poco per risolvere alcune delle questioni che per decenni sono state alla base della proliferazione delle gang criminali, come la corruzione dilagante e gli altissimi livelli di disoccupazione.

Secondo i dati diffusi dalle autorità sanitarie provinciali, durante il primo weekend di pattugliamento dei militari a Cape Flats c’è stata una riduzione degli omicidi, ma gli effetti sono durati poco: nel fine settimana successivo sono state uccise 46 persone. Stupart, analista dell’African Defence Review, ha detto: «Appena l’esercito se ne va, molte di queste gang tirano fuori le armi e la droga e tornano a fare quello che facevano prima».

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