Il quaderno con gli schizzi di Kafka mostrato alla Biblioteca nazionale di Gerusalemme, Israele, 7 agosto 2019 (AP Photo/Sebastian Scheiner)

La storia intricata degli scritti lasciati da Kafka

Si è conclusa una lunga vicenda legale che coinvolgeva un amico scrittore, una segretaria ereditiera e manoscritti conservati nei caveau

Il quaderno con gli schizzi di Kafka mostrato alla Biblioteca nazionale di Gerusalemme, Israele, 7 agosto 2019 (AP Photo/Sebastian Scheiner)

Dopo 12 anni di intricate vicende legali, gli scritti che Franz Kafka – scrittore cecoslovacco di lingua tedesca tra i più importanti del Novecento, noto soprattutto per La metamorfosi e Il processo – aveva lasciato all’amico e scrittore Max Brod sono stati riuniti nella Biblioteca nazionale d’Israele, a Gerusalemme.

Gli scritti in questione sono un centinaio di manoscritti (compreso quello di Lettera al padre), lettere, un quaderno di esercizi di ebraico, un diario, alcune cartoline che Kafka aveva inviato a Brod a settimane dalla morte. C’è anche un libriccino nero con gli schizzi di Kafka, tra cui il disegno di un uomo a letto che potrebbe raffigurare la sua malattia, e tre manoscritti di Preparativi di nozze in campagna, un racconto del 1907 che passa dalle 58 pagine della prima versione alle 5 della seconda. Ora verranno digitalizzati e pubblicati online e poi conservati in un edificio apposito che li renderà disponibili a tutti. Mercoledì sono stati mostrati per la prima volta al pubblico, dopo che gli ultimi documenti che mancavano sono arrivati da Zurigo, in Svizzera, dove erano conservati nel caveau di una banca.

La storia inizia con la morte di Kafka, avvenuta nel 1924 in Austria, quando aveva 40 anni ed era da tempo malato di tubercolosi. Kafka non fu molto famoso in vita, anche perché i suoi lavori non erano circolati molto; prima di morire aveva lasciato tutti i suoi scritti all’amico Max Brod, anche lui uno scrittore ebreo nato a Praga, con la raccomandazione di bruciarli. Brod non lo fece e si impegnò invece a far conoscere quello che Kafka aveva già pubblicato e a pubblicare gli inediti – tra cui Il Castello, Il Processo e America – facendolo diventare uno degli autori più conosciuti e ammirati al mondo. Giustificò la decisione raccontando che aveva avvisato Kafka che non avrebbe rispettato la sua volontà, dandogli la possibilità di scegliere un altro erede. Nel 1939 Brod scappò dal suo paese occupato dai nazisti e si rifugiò a Tel Aviv, allora sotto la Palestina britannica, portandosi dietro in una valigetta gli scritti dell’amico. Continuò a vivere in Israele e lì morì nel 1968, lasciando gli scritti di Kafka alla sua segretaria Esther Hoffe. Per i successivi 41 anni Hoffe ne conservò alcuni sulla scrivania del suo appartamento a Spinoza Street, a Tel Aviv, altri nei caveau di banche svizzere e israeliane. L’ultima volta che Hoffe permise a uno studioso di Kafka di visionare le carte fu negli anni Ottanta; nel 1988 vendette il manoscritto del Processo per due milioni di dollari dell’epoca.

Manoscritti di Franz Kafka alla Biblioteca nazionale di Gerusalemme, Israele, 7 agosto 2019
(AP Photo/Sebastian Scheiner)

Hoffe morì nel 2007 a 101 anni e gli scritti di Kafka, di cui non si conosceva il contenuto e l’entità, andarono alle figlie Eva e Ruth. Nel 2008 iniziò una lunga battaglia legale quando Israele fece causa alle sorelle Hoffe sostenendo che nel testamento Brod aveva chiesto di lasciare il suo archivio «a una biblioteca pubblica ebraica o a un archivio in Palestina» e che in seguito aveva indicato l’Università ebraica di Gerusalemme, che ospita la Biblioteca nazionale. Nel dicembre 2016 la Corte suprema israeliana stabilì che l’archivio di Brod, compresi gli scritti di Kafka, apparteneva alla Biblioteca Nazionale; in segno di lutto e protesta l’82enne Eva Hoffe – rimasta sola dopo la morte di Ruth, nel 2012 – chiese al suo parrucchiere di rasarle i capelli a zero. I costi del processo, diceva, l’avevano lasciata in miseria, non poteva permettersi il riscaldamento e curarsi i denti; morì nell’agosto del 2018 a 85 anni. Dopo la decisione della Corte suprema, le banche israeliane che conservavano i manoscritti li consegnarono alla Biblioteca e Hoffe dovette aprire agli studiosi le porte di casa sua: trovarono alcuni scritti stipati in un frigo rotto, altri erano stati graffiati e inzuppati di urina dai gatti che vivevano lì.

Nel frattempo nel 2013 due israeliani avevano scoperto negli archivi nella città tedesca di Marbach am Neckar alcuni documenti mai pubblicati appartenenti a Brod. La polizia tedesca li aveva sequestrati e la famiglia Hoffe aveva sostenuto che le erano stati rubati; soltanto nel gennaio 2019 un tribunale tedesco ha deciso che venissero consegnati a Israele. Dopo la decisione della Corte suprema israeliana sono stati necessari ancora alcuni anni per recuperare i documenti conservati all’estero, a causa di burocrazie e complicazioni tecniche e legali. A maggio scorso un tribunale di Zurigo ha deciso che la banca svizzera che conservava l’ultimo gruppo lo consegnasse alla Biblioteca nazionale, dove sono stati infine mostrati insieme agli altri mercoledì.

Il quotidiano israeliano Haaretz scrive però che alcuni scritti appartenenti a Brod mancano ancora: la famiglia Hoffe li avrebbe tenuti per sé e nascosti da qualche parte, ma non si sa esattamente dove; Stefan Litt, curatore della Biblioteca nazionale, ha detto che si augura di trovarli prima o poi. Comprendono, pare, una serie di lettere scambiate dopo la morte di Kafka tra Brod, Felice Bauer e Dora Dimant – le due donne con cui Kafka aveva avuto una relazione – e alcuni diari di Brod.

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