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  • Mercoledì 31 luglio 2019

Che ci fa un italiano nel governo francese?

Sandro Gozi, ex sottosegretario agli Affari europei nel governo Renzi, ha ottenuto lo stesso incarico nel governo francese: secondo Di Maio dovrebbe «perdere la cittadinanza»

(ANSA-DPA)
(ANSA-DPA)

«Non ho nulla contro la Francia, ma bisogna valutare se togliere la cittadinanza a Sandro Gozi» ha detto oggi il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, secondo cui l’ex sottosegretario agli Affari europei del governo Renzi dovrebbe perdere la sua cittadinanza italiana per aver accettato un incarico di consulenza nel governo francese. Per quanto sia insolita la presenza di un cittadino italiano in un governo straniero, la proposta di Di Maio è con ogni probabilità impraticabile e, probabilmente, incostituzionale.

Ma partiamo dall’inizio: cosa ci fa Sandro Gozi nel governo francese? Gozi, 51 anni, è un ex funzionario del ministero degli Esteri, a lungo parlamentare e dirigente del PD (partito a cui è ancora iscritto). Tra il 2014 e il 2018 è stato sottosegretario agli Affari europei dei governi Renzi e Gentiloni, un incarico che serve a fare da punto di contatto tra il ministero degli Affari esteri vero e proprio e la presidenza del Consiglio.

Politicamente, Gozi è molto vicino all’ex segretario del PD Renzi e, con il cambio di segreteria nel PD e l’elezione di Nicola Zingaretti, ha iniziato ad allontanarsi dalla politica italiana. Alle elezioni europee dello scorso 26 maggio, Gozi si è candidato in Francia, nelle liste del partito En Marche del presidente francese Emmanuel Macron. Gozi, che ha studiato alla Sorbona e a Sciences Po, a Parigi, e ha insegnato tra gli altri posti anche a Bruxelles, parla fluentemente francese.

Gozi non è stato eletto, ma dovrebbe essere ripescato il prossimo ottobre, quando i parlamentari britannici lasceranno il Parlamento Europeo in seguito a Brexit e i loro seggi saranno redistribuiti agli altri paesi europei. Fino ad allora, ha anticipato lunedì il quotidiano francese Le Figaro, Gozi svolgerà l’incarico di consulente per gli Affari europei del governo francese guidato dal primo ministro Eduarde Philippe.

Non appena si è diffusa la notizia della nomina, Gozi è stato immediatamente criticato da esponenti di secondo piano di Lega e Movimento 5 Stelle che lo hanno accusato, insieme al resto del PD, di essere al servizio degli interessi francesi. Nei giorni successivi si è aggiunta alle critiche anche la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, tra i primi a invocare per Gozi la revoca della cittadinanza italiana, la stessa richiesta che ha fatto oggi Di Maio.

Per quanto possa sembrare assurdo ed esagerato, il caso di Gozi è, potenzialmente, una situazione in cui sarebbe davvero possibile per il governo procedere a una soluzione così drastica. La legge 91 del 5 febbraio 1992 stabilisce infatti che se un cittadino italiano assume un incarico in un governo straniero, il governo italiano può revocargli la cittadinanza se la persona in questione non accetta di rinunciare all’incarico. C’è, insomma, un passaggio formale da mettere in atto prima di poter effettivamente revocare la cittadinanza. Ma ci sono anche altri due problemi, ancora più grandi.

Il primo è l’articolo 22 della Costituzione che stabilisce che «nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome». Il caso attuale sembra avere un chiaro profilo politico e probabilmente Gozi potrebbe portare il suo caso in tribunale e da lì alla Corte Costituzionale.

Il secondo problema, apparentemente impossibile da aggirare, è che l’Italia aderisce alla Convenzione sulla riduzione dell’apolidia del 1961 che agli articoli 7 ed 8 stabilisce che uno stato non può privare un individuo della sua cittadinanza se così facendo lo rendesse un apolide, cioè una persona priva di alcuna cittadinanza. È proprio il caso di Gozi, che da cittadino italiano diventerebbe apolide. La Convenzione è un trattato internazionale ratificato con un voto del Parlamento nel 2015, come tale ha quindi lo stesso rango delle leggi costituzionali.

La presenza di un italiano nel governo francese, anche se con un secondario ruolo di consulenza, è di certo un’eccezione e un accadimento abbastanza raro (accade invece più spesso all’interno delle Banche Centrali, dove governatori e alti dirigenti hanno in diverse occasioni lavorato per istituti diversi da quelli dei loro paesi di origine). Ma le polemiche e le minacce intorno alla sua nomina sono probabilmente destinate a non avere conseguenze concrete.