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  • Martedì 30 luglio 2019

Il re del Marocco non è contento del suo governo

In occasione dei 20 anni dalla sua incoronazione ha chiesto un rimpasto e annunciato la formazione di una commissione che monitorerà il lavoro dei ministri

Il re del Marocco Mohammed VI, al centro, tiene un discorso per i suoi vent'anni di regno nel palazzo reale di Tétouan; alla sua destra c'è suo figlio e principe ereditario Hassan, dall'altra parte invece suo fratello Rashid (Palazzo Reale del Marocco via AP)
Il re del Marocco Mohammed VI, al centro, tiene un discorso per i suoi vent'anni di regno nel palazzo reale di Tétouan; alla sua destra c'è suo figlio e principe ereditario Hassan, dall'altra parte invece suo fratello Rashid (Palazzo Reale del Marocco via AP)

In occasione dei primi vent’anni dalla sua incoronazione, il re del Marocco Mohammed VI ha ordinato la formazione di un nuovo governo, chiedendo al primo ministro Saâdeddine el Othmani di sottoporgli una lista di nomi di «membri di alto livello delle élite nazionali scelti sulla base del merito e della competenza» con cui rimpiazzare i ministri, perché le attuali politiche di sviluppo non fanno abbastanza per venire incontro alle necessità dei cittadini. L’anniversario dell’incoronazione di Mohammed VI è oggi e l’annuncio sul rimpasto del nuovo governo è stato fatto lunedì sera, nel primo giorno di festeggiamenti per l’anniversario.

Il Marocco è una monarchia costituzionale, ma diversamente da quanto succede nelle monarchie europee come il Regno Unito e la Spagna, il re gode ancora di molti poteri, come ad esempio quello di sciogliere le camere e di nominare il primo ministro. Mohammed VI – soprannominato “M6” dai giornalisti che si occupano di Medio Oriente – è il terzo monarca a regnare da quando il Marocco riottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1956. È il diciottesimo sovrano della dinastia di sceicchi Alawide e oltre a essere il capo dello stato è anche il capo dell’esercito marocchino e la massima autorità islamica del paese; ha 55 anni e rispetto al padre Hassan II ha regnato in modo molto meno autoritario e repressivo. La Costituzione introdotta nel 2011, nel periodo delle cosiddette “primavere arabe”, ha ampliato i poteri del primo ministro e del Parlamento e cancellato la «sacralità» del sovrano, limitandone i poteri, tuttavia il re può ancora scegliere, all’interno del partito vincitore delle elezioni, il capo del governo.

Ancora oggi le coalizioni di governo sono unite più dalla volontà del re che dai punti ideologici in comune e il sovrano si occupa di persona di molte questioni strategiche, ad esempio quelle che riguardano le infrastrutture e l’economia. Il governo attuale tiene insieme, tra gli altri, il partito islamista moderato Giustizia e sviluppo (PJD), i liberali del Raggruppamento nazionale degli indipendenti (RNI) e del Movimento popolare (MP) e gli ex comunisti del Partito del progresso e del socialismo (PPS).

Negli ultimi anni, anche sotto gli impulsi di Mohammed VI, il Marocco ha cercato di ammodernarsi in vari modi, ad esempio costruendo una delle più grandi centrali elettriche a pannelli solari del mondo e una delle reti ferroviarie più veloci dell’Africa. Gran parte della popolazione però è ancora molto povera e dal 2016 a oggi ci sono stati due grandi movimenti di protesta su questioni economiche e sociali. Lunedì il governatore della Banca centrale del Marocco Abdellatif Jouahri ha detto che l’economia del paese sta faticando a stare al passo con i bisogni sociali. Nel 2o18 l’economia del Marocco è cresciuta del 3 per cento e nello stesso anno la disoccupazione è diminuita del 9,8 per cento; il Fondo Monetario Internazionale prevede che anche nel 2019 la crescita sarà del 3 per cento, dopo precedenti previsioni più ottimiste.

Annunciando la decisione sul rimpasto di governo, il re ha anche detto di voler creare una commissione incaricata di supervisionare le prossime riforme in materia di investimenti stranieri, istruzione e sanità. L’obiettivo della commissione sarà «assicurarsi che tutti i marocchini possano beneficiare dei progetti di sviluppo», ha chiarito ad Associated Press il ministro degli Esteri Nasser Bourita. L’organo dovrà elaborare un nuovo modello di sviluppo che abbia come priorità il contrasto delle ineguaglianze.

Ogni anno in occasione dell’anniversario dell’incoronazione di Mohammed VI un certo numero di detenuti viene graziato: quest’anno saranno liberate 4.764 persone tra cui alcuni militanti del movimento Hirak al Chaabi, che aveva organizzato le proteste del 2017.