© Koen Degroote / Retro Ronde 
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  • lunedì 22 luglio 2019

Il Giro – vintage – delle Fiandre

Fotografie dalla Retro Ronde: un evento ciclistico per appassionati di vecchie bici, in una regione in cui il ciclismo è sport nazionale

© Koen Degroote / Retro Ronde 

Poco più di un mese fa, il 16 giugno, si è svolta in Belgio la 12esima edizione della Retro Ronde: per chi se ne intende è “l’Eroica delle Fiandre”; per tutti gli altri è una manifestazione ciclistica a carattere vintage in cui, con biciclette di almeno trent’anni fa, si percorre una delle regioni più note per la sua storia ciclistica, in cui ogni primavera si corre la Ronde Van Vlaanderen, nome fiammingo del Giro delle Fiandre.

L’Eroica esiste dal 1997: all’inizio si correva solo in Toscana ma ora l’evento è diventato un marchio, e ci sono quindi Eroiche in giro per l’Europa, in Giappone o in Sudamerica. L’evento è per gran distacco il più importante di questo tipo, ma negli anni ne sono nati diversi altri, tutti accomunati da una certa passione nostalgica per le vecchie biciclette e la maggiore fatica che si fa a pedalarci. La Retro Ronde è ancora piccola se comparata all’Eroica – centinaia di partecipanti nel primo caso, migliaia nel secondo – ma rispetto a tante altre corse note come “ciclostoriche” ha dalla sua il posto dove si gareggia.

Le Fiandre, la metà di Belgio abitata dai fiamminghi, sono infatti una regione in cui il ciclismo può a tutti gli effetti essere considerato sport nazionale. Lo è per lunghe vicende storiche e culturali, ma anche perché nelle Fiandre c’è una cosa che, così, c’è solo nelle Fiandre: i muri in pavé. La Retro Ronde passa per uno dei più famosi, l’Oude Kwaremont. Ma ci sono anche muri in pavé meno noti (ma non meno duri) di quelli del Giro delle Fiandre, muri senza pavé (cioè in asfalto), pavé senza muri (cioé in pianura), strade polverose, strade fangose e strade sterrate, da fare in salita e in discesa. Non ci si annoia, insomma, e alla fine le braccia, da usare per frenare e controllare la bicicletta su terreni sconnessi, fanno male tanto quanto le gambe.

Le biciclette con cui si corre la Retro Ronde devono essere state realizzate prima del 1987 e, molto in breve, devono rispettare tre criteri che riguardano i fili dei freni, i pedali e il cambio. Prima del 1987 i fili dei freni passavano all’esterno del manubrio, le leve del cambio erano sul tubo obliquo del telaio e i pedali avevano fermapiedi e cinghietti (delle specie di “gabbie” per bloccare i piedi al pedale). La Retro Ronde si può correre quindi con bici dei primi anni Ottanta, ma c’è anche chi la corre con bici decisamente più vecchie e pesanti, come quelle in cui, per cambiare rapporto, è necessario smontare la ruota e rimontarla girata. È poi caldamente consigliato, per restare in tema, indossare magliette e cappellini altrettanto vintage, di quelli che ricordano squadre e marchi più o meno famosi dei decenni passati, cioè che fanno venire in mente ciclisti come Coppi, Bartali, Merckx e Gimondi. Il casco, invece, va benissimo moderno.

La Retro Ronde di quest’anno prevedeva tre diversi percorsi da 40, 80 e 120 chilometri. Il primo era relativamente accessibile anche a chi è poco pratico o allenato; l’ultimo era invece per persone più abituate a pedalare per qualche ore di fila e superare più di mille metri di dislivello complessivo.

Per chi fosse interessato a partecipare alla prossima edizione della Retro Ronde, il sito da tenere d’occhio è questo. Per chi invece sta pensando a un viaggio nelle Fiandre, con o senza bici (ma è meglio con), tutto quello che c’è da sapere è qui.

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