(Michael Kappeler/picture-alliance/dpa/AP Images)

Forse è il giorno di Ursula von der Leyen

Dopo giorni di trattative stasera ci sarà il voto che potrebbe confermarla come presidente della prossima Commissione europea, ma ballano ancora un po' di voti

(Michael Kappeler/picture-alliance/dpa/AP Images)

La candidata alla guida della Commissione europea Ursula von der Leyen, ministra della Difesa tedesca della CDU, il partito di centrodestra di Angela Merkel, è intervenuta martedì mattina durante la seduta plenaria del Parlamento Europeo per chiedere agli eurodeputati di sostenere la sua candidatura, in vista del voto che si terrà questa sera. L’elezione di von der Leyen – che era stata scelta dai capi di stato europei dopo un lunghissimo e complicato negoziato – non è scontata, seppure sembri assai più vicina rispetto alla settimana scorsa, quando era sembrata molto in bilico. Politico ha definito quella in corso «forse la più dura battaglia per la conferma di una nomina nella storia dell’Unione Europea».

Von der Leyen ha il sostegno del Partito Popolare Europeo (PPE), compatto al suo fianco ma lontano dall’avere i voti necessari per confermarla da solo. Il suo problema è che non tutti i gruppi che formeranno la più probabile alleanza al Parlamento Europeo – il PPE, i socialdemocratici (S&D), i Liberali e i Verdi – sono dalla sua parte. Ancora martedì mattina la situazione è incerta e molto si deciderà nel corso della giornata, anche sulla base del dibattito previsto per le ore precedenti al voto, che comincerà alle 18. Von der Leyen ha bisogno di almeno 374 voti: secondo le ultime previsioni dovrebbe averli trovati, e potrebbe avvicinarsi o addirittura superare quelli ottenuti all’ultimo giro da Jean-Claude Juncker, che ne prese 422.

Da giorni, von der Leyen sta scrivendosi e parlando con i leader di tutte o quasi le forze politiche europee per fare promesse in cambio del sostegno alla propria candidatura. Come ha scritto Politico, non sta promettendo «la Luna e le stelle, ma quasi»: questo è il suo programma. Molti europarlamentari di gruppi diversi, infatti, sono molto contrariati dalle modalità con cui è stata scelta, che hanno messo da parte il meccanismo dello spitzenkandidatsecondo cui il nuovo presidente dev’essere scelto fra i “candidati di punta” espressi dai partiti europei prima delle elezioni. Tra le promesse di von der Leyen, curiosamente, c’è stata proprio rafforzare quel sistema, che però non era stato in grado di fornire un candidato con un consenso sufficiente.

La diretta del dibattito al Parlamento Europeo

S&D
Nelle ultime ore sembra che il sostegno nei confronti di von der Leyen si stia rapidamente consolidando: prima di tutto fra i socialdemocratici. António Costa, primo ministro portoghese, e Pedro Sánchez, primo ministro spagnolo, entrambi socialisti e influenti membri del S&D, il gruppo europeo dei socialisti e dei democratici, hanno entrambi dato il proprio sostegno a von der Leyen. Costa ha spiegato su Twitter vari punti del suo programma con cui è d’accordo, mentre Sánchez, secondo i giornali, ha visto soddisfatte le sue richieste, tra cui la nomina del ministro degli Esteri spagnolo Josep Borrell come Alto Rappresentante degli Affari Esteri dell’UE.

Per quanto riguarda il Partito Democratico italiano, dopo un incontro con von der Leyen della scorsa settimana che aveva descritto come «deludente», l’europarlamentare Carlo Calenda ha detto ieri di essere «pronti a votarla, ma non a ogni costo», lasciando intendere di essere orientati verso un voto positivo.

Ma nonostante gli appelli di Costa e Sánchez, parte delle delegazioni del S&D sembrano ancora contrarie alla nomina di von der Leyen, e potrebbero decidersi solo dopo ulteriori richieste avanzate nel dibattito di martedì. I socialdemocratici tedeschi sono da tempo schierati contro von der Leyen, principalmente per ragioni di consenso domestico. Lunedì Politico aveva citato una fonte interna al gruppo secondo cui era probabile che voteranno contro anche i francesi, gli austriaci e gli olandesi (nessuno di questi gruppi è di per sé molto numeroso, ma insieme contano 16 deputati). Iratxe García Perez, capogruppo spagnola dei socialdemocratici, martedì mattina è sembrata aprire a van der Leyen, spiegando che il suo gruppo deciderà come votare nel pomeriggio di martedì.

Verdi e Liberali
Von der Leyen ha dedicato molta attenzione alle promesse dal punto di vista ambientale, annunciando obiettivi più ambiziosi sulle emissioni, una tassa doganale sulle risorse energetiche non rinnovabili, e il piano di trasformare parte della Banca Europea degli Investimenti in una banca dedicata al clima. Nonostante questi impegni e lunghe trattative, i Verdi hanno annunciato che non la sosterranno, privandola di 74 voti fondamentali.

Renew Europe, il gruppo Liberale che conta 108 membri e che sarà fondamentale per la formazione di una maggioranza, ha presentato le ultime richieste chiedendo che l’attuale Commissaria europea per la concorrenza Margrethe Vestager sia nominata vice di von der Leyen insieme al socialista Frans Timmermans. Von der Leyen ha accettato la richiesta, anche se sembra che tra i due Timmermans sarà il vice più alto in grado. Sembra che la maggior parte di Renew Europe, con l’eccezione forse di alcune piccole delegazioni tra cui quella olandese, voterà per von der Leyen.

Euroscettici
Ma con i socialdemocratici divisi e senza i Verdi, von der Leyen è lontana dai 374 voti che le servono per la conferma. È per questo che si è rivolta negli ultimi giorni anche ai partiti di destra, sovranisti ed euroscettici, intavolando varie trattative. Negli scorsi giorni, a sorpresa, era sembrato che la Lega – una delle singole delegazioni partitiche più numerose con i suoi 28 deputati – si stesse avvicinando sempre di più a von der Leyen, dopo vari incontri e trattative. Soltanto lunedì il capogruppo di Identità e Democrazia – il gruppo a cui appartiene la Lega – Marco Zanni aveva detto che i parlamentari leghisti erano «aperti all’appoggio». Nel suo discorso all’europarlamento martedì mattina, però, Zanni ha detto che il suo partito non crede che la candidata «possa rappresentare il cambiamento necessario», allontanando quindi l’ipotesi del sostegno della Lega. Non si è ancora capito bene cosa abbiano deciso, comunque.

Il Movimento 5 Stelle – che invece non ha trovato alleati al Parlamento europeo, e rimarrà probabilmente senza gruppo – ha invece deciso martedì mattina di votare per von der Leyen, come già anticipato negli scorsi giorni. Negli interventi in aula, gli eurodeputati del M5S hanno però riproposto un vecchio adagio del partito: che voteranno “provvedimento per provvedimento”.

Nei giorni scorsi si era supposto che durante gli incontri avvenuti negli ultimi giorni Lega e M5S avessero ottenuto garanzie da von der Leyen e dal PPE riguardo un ruolo importante per il commissario italiano nella prossima commissione. Non è ancora chiaro se sia cambiato qualcosa in questo senso, visto l’apparente passo indietro della Lega. Va ricordato, in ogni caso, che il meccanismo con cui il commissario sarà selezionato è rigido e non dipende totalmente dalla presidente della commissione.

Non è chiaro invece cosa farà Diritto e Giustizia (PiS), il partito di estrema destra polacco che ha eletto 24 europarlamentari e fa parte del gruppo dei Conservatori e dei Riformisti (ECR). La scorsa settimana c’era stato un forte scontro con von der Leyen per la bocciatura dell’ex prima ministra polacca Beata Szydło alla presidenza della commissione Affari sociali, che aveva allontanato il PiS. Dopo lunghe trattative era sembrato possibile un riavvicinamento, ma Szydło è stata ricandidata e bocciata lunedì. Sembra che ECR (a cui appartengono anche i Conservatori britannici e Fratelli d’Italia) voterà contro von der Leyen, che nel suo intervento di martedì ha detto di essere «sollevata» di non ricevere i voti di Diritto e Giustizia.

E quindi?
Molti partiti nazionali e gruppi decisivi per l’elezione di von der Leyen sembrano sempre più allineati verso il sostegno alla candidata tedesca, che ora sembra poter raggiungere i voti necessari per essere eletta. Ma il dibattito di oggi potrebbe ancora qualcosa, e alcune trattative sembrano ancora aperte. Lunedì intanto von der Leyen si è dimessa da ministra della Difesa della Germania, per dedicarsi interamente all’Unione Europea. Se invece oggi non si dovesse arrivare a una maggioranza, il voto sulla sua nomina potrebbe essere rimandato a mercoledì 17 o addirittura alla plenaria di settembre. Nel caso remoto che il Parlamento respinga la sua candidatura, il Consiglio avrebbe un mese di tempo (articolo 17, comma 7 del Trattato sull’Unione Europea) per trovare un altro candidato.

Tra le altre cose, von der Leyen ha preso un’altra decisione ritenuta importante dagli esperti: ha detto che il prossimo segretario generale della Commissione europea – un incarico molto importante, il capo degli oltre 35 mila funzionari che mandano avanti il governo dell’Europa – non sarà Martin Selmayr, quello che sul Post avevamo definito a suo tempo «l’uomo più potente d’Europa di cui non avete mai sentito parlare». Selmayr, tedesco, era l’uomo di fiducia di Juncker, ma è un politico controverso con molti nemici. Von der Leyen ha detto che ci può essere un solo tedesco in cima alla commissione, e che auspicabilmente quel tedesco sarà lei.

Ma Selmayr lunedì si è espresso direttamente sul suo successore, proponendo il francese Olivier Guersent, direttore generale per i Servizi finanziari. Selmayr ha definito questa commissione «un progetto franco-tedesco», una definizione che non è piaciuta per niente a chi da anni critica la troppa influenza di Francia e Germania nell’Unione Europea.

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