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  • Domenica 30 giugno 2019

Breve guida ai video manipolati

Il Washington Post ne ha individuato le principali caratteristiche, per sviluppare un po' di scetticismo e fare qualche verifica prima di darli per veri

Da qualche anno capita che circolino – su internet ma non solo – video modificati per comunicare un messaggio diverso da quello originale: per mostrare fatti che in realtà non sono mai accaduti, per attribuire a qualcuno dichiarazioni in realtà mai pronunciate. Questi video si potevano realizzare anche prima, ma peggio: e soprattutto, ora è diventato molto più semplice, ed è cresciuta moltissimo la loro diffusione potenziale. In altre parole, da qualche anno chiunque può prendere un video di un comizio politico, isolarne o cambiarne o inventarne una parte, metterci un titolo scandalizzato, condividerlo e sperare che quel video diventi più o meno “virale”, cioè ripreso da tante altre persone o fonti di informazione, alcune delle quali con un grande seguito. La sezione del Washington Post che si occupa di fact checking è partita da queste premesse per realizzare una guida ai video modificati.

La guida individua i meccanismi principali usati per modificare certi video e dà loro dei nomi, con l’obiettivo di «creare un linguaggio comune con cui etichettare i video modificati». Ci sono tre grandi categorie, ognuna delle quali è a sua volta divisa in due sottocategorie. Sono queste:

Contesto Mancante
Rappresentazione fuorviante
– Isolamento

Montaggio ingannevole
Omissione
– Intreccio

Trasformazione malevola
Falsificazione
– Invenzione


Contesto mancante
È la categoria più semplice, perché si basa su principi che valgono anche per l’estratto di un libro o di un articolo di giornale. Il video in sé non è modificato, ma sono modificate le informazioni sul contesto in cui è avvenuto.

– Nel caso della Rappresentazione fuorviante viene mostrato qualcosa così come è successo, ma viene detto che quel qualcosa è successo in un tempo o in un luogo diversi da quelli reali. Succede di frequente, anche con le fotografie, e il Washington Post fa l’esempio di un video che è girato su internet a maggio e che mostrava il lancio di diversi razzi. Molti lo condivisero online dicendo che il video era stato girato a Gaza e che i razzi erano diretti verso Israele; in realtà il video era stato girato in Bielorussia nel 2004.


– Nel caso dell’Isolamento si prende un pezzo di video e, senza modificarlo in nessun modo, si condivide solo quel pezzo. L’estratto del video viene scelto per far sembrare che al suo interno si dica o succeda qualcosa di più scandaloso di quanto non sia in realtà. Dopo l’incendio di aprile alla cattedrale di Notre-Dame si disse che al momento dell’incendio non c’erano operai nella struttura. Qualcuno mostrò però un breve estratto video in cui si vedeva una figura: il tutto per sostenere la teoria del complotto secondo cui l’incendio fu volontariamente causato da qualcuno. Le immagini sgranate e fugaci facevano pensare a qualcosa di losco ma in realtà era solo di un estratto, in bassa risoluzione, di un video ben più lungo che mostrava come l’uomo fosse un vigile del fuoco e che restava visibile per ben più di pochi secondi.


Montaggio ingannevole
Rientrano in questa categoria tutti i video in cui il montaggio va oltre la semplice estrapolazione di una parte e la modifica del quando o del dove di un video.

– Si parla di Omissione quando di un video si tengono solo alcune parti, montandole una dopo l’altra senza il resto, che aiuterebbe meglio a capire il contenuto originale del video. Quando quest’operazione è fatta in modo corretto, si tratta di una normale sintesi; ma a volte vengono appositamente selezionati certi momenti. L’Omissione è più complicata dell’Isolamento perché non prevede solo di estrapolare un pezzo, ma di sceglierne appositamente alcuni, da montare tra loro per ottenere il risultato desiderato. È più o meno quanto successo a fine 2018 con un video condiviso dalla pagina Facebook del Movimento 5 Stelle Europa in cui venivano mostrati (tra l’altro con un doppiaggio per niente fedele) alcuni estratti di un’intervista a Jeroen Dijsselbloem, l’ex presidente dell’Eurogruppo. Il Washington Post cita il caso di un video della senatrice statunitense Dianne Feinstein che parla di cambiamento climatico con alcuni bambini: vennero montati solo alcuni momenti in cui le sue risposte sono particolarmente franche, senza mostrare il resto.


– Si parla di Intreccio quando addirittura si mischiano tra loro, senza ovviamente dirlo, due video diversi. Magari per creare un dialogo che nella realtà non c’è mai stato. Come nel caso di questo video seppur comunque preso seriamente da alcuni, in cui alle domande dell’intervistatrice vengono fatte seguire le risposte che la parlamentare statunitense Alexandria Ocasio-Cortez aveva dato ad altre domande, in un altro luogo e in un altro momento. Questo video è così marcatamente finto che fu fatto con scopi satirici, ma ci fu comunque chi lo prese seriamente.


Trasformazione malevola
È la categoria di cui fanno parte i video che sono manipolati, non solo tramite il montaggio, e quindi a volte modificati in modo estremo. I video di questa categoria sono quelli più complicati da realizzare ma, se fatti bene, sono anche difficili da riconoscere.

– Si verifica la Falsificazione quando il lavoro di modifica è fatto sui singoli frame di un video (magari rimuovendo digitalmente un dettaglio dell’immagine) o quando la modifica è ottenuta accelerando o rallentando il video. Di recente è successo che venisse falsificato un video di Nancy Pelosi, speaker della Camera statunitense e importante dirigente del Partito Democratico: è bastato rallentare la velocità del video e modificare a computer la voce di Pelosi per farla sembrare confusa, addirittura ubriaca.


– Il caso estremo è quello che il Washington Post definisce Invenzione: consiste nella creazione di video totalmente finti, in cui sia l’audio che l’immagine possono essere realizzati a piacimento, o di video in cui al corpo di una persona viene aggiunta la faccia di un’altra. Da qualche anno si parla in questi casi di video deepfake: possono mostrare in scene porno le facce di attori o attrici che non fanno video porno, oppure quello che sembra – ma non è – Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, che dice di possedere miliardi di dati personali rubati e di poterli usare per controllare il futuro. Anche in questo video di più di un anno fa, chi parla non è Barack Obama.