Carles Puigdemont (Christian Charisius/picture-alliance/dpa/AP Images)

Carles Puigdemont è stato eletto europarlamentare, ma potrebbe non bastare

Per essere nominato ufficialmente al Parlamento Europeo dovrebbe tornare in Spagna, ma se tornasse in Spagna verrebbe arrestato

Carles Puigdemont (Christian Charisius/picture-alliance/dpa/AP Images)

Lunedì Gonzalo Boye, avvocato dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont, è arrivato alla Camera dei deputati a Madrid con l’intenzione di ottenere l’autorizzazione per l’insediamento al Parlamento europeo di Puigdemont, eletto alle europee di maggio con la lista Junts per Catalunya-Lliures per Europa. Lunedì, infatti, la Commissione elettorale spagnola aveva convocato a Madrid tutti gli spagnoli eletti al Parlamento europeo (54) per svolgere la cerimonia obbligatoria prima dell’ottenimento del seggio a Bruxelles: il giuramento sulla Costituzione spagnola. Puigdemont però non c’era: se fosse tornato in Spagna sarebbe stato immediatamente arrestato per i fatti accaduti in Catalogna nell’autunno 2017, tra cui la dichiarazione unilaterale di indipendenza pronunciata dal governo indipendentista da lui presieduto.

La Commissione elettorale spagnola non ha accettato la richiesta di Boye, che si era presentato con un documento che dimostrava che Puigdemont aveva fatto il giuramento in Belgio, dove si trova in esilio autoimposto. La Commissione ha considerato non valido lo stesso documento presentato in nome di Toni Comín, ex ministro del governo di Puigdemont. Sia Comín che Puigdemont si trovano in Belgio in una situazione di “autoesilio” da quando fuggirono della Spagna per non affrontare il processo che li aspettava.

La decisione della Commissione elettorale si è aggiunta a una sentenza precedente del Tribunale Supremo spagnolo, che non aveva autorizzato l’attribuzione del seggio europeo a Oriol Junqueras, vicepresidente del governo indipendentista di Puigdemont e attualmente in carcere per i fatti dell’autunno 2017. In risposta, lunedì 76 europarlamentari di diversi partiti e diversi stati – alcuni eletti alle ultime europee, altri uscenti – hanno firmato una lettera diretta al Parlamento europeo. Nella lettera hanno accusato le autorità spagnole di «violare i diritti fondamentali» di Puigdemont, Comín e Junqueras, e hanno definito quello che era successo come una «inaccettabile violazione delle regole di procedura del Parlamento europeo».

Puigdemont era già stato al centro di polemiche e discussioni il 30 maggio scorso, quando non era stato fatto entrare al Parlamento europeo perché – sembra – non erano ancora arrivate le liste ufficiali degli eletti mandate dalla Spagna: altri eurodeputati spagnoli e catalani erano però stati fatti entrare. Non è chiaro cosa succederà ora, dopo la decisione della Commissione elettorale spagnola. Potrebbe iniziare l’ennesima battaglia legale tra Puigdemont e le autorità spagnole, oppure potrebbe intervenire in maniera più decisa il Parlamento europeo, anche se ora quest’ultima ipotesi sembra piuttosto improbabile.

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