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  • Giovedì 6 giugno 2019

La campagna giapponese contro l’obbligo dei tacchi alti per le donne

#KuToo

Le scarpe indossate da Yumi Ishikawa, la portavoce del movimento di protesta #KuToo (AP Photo/Jae C. Hong)
Le scarpe indossate da Yumi Ishikawa, la portavoce del movimento di protesta #KuToo (AP Photo/Jae C. Hong)

In Giappone è nata una campagna di opinione attorno all’hashtag #KuToo, per protestare contro l’obbligo per le donne di indossare i tacchi alti sul posto di lavoro. La portavoce di questa campagna è un’attrice giapponese di 32 anni, Yumi Ishikawa: aveva parlato per prima della questione in un tweet lo scorso gennaio, diventato virale; poi aveva aperto una petizione su change.org, che finora è stata firmata da circa 25mila persone. La petizione – come praticamente tutte le petizioni – non andrà da nessuna parte, ma il tema esiste e tocca una questione importante nel mondo del lavoro giapponese.


“KuToo” riprende #MeToo, l’hashtag con cui ci si riferisce al movimento globale di protesta contro gli abusi e le molestie sessuali verso le donne, giocando con il significato di due parole giapponesi: kutsu, che significa “scarpe”, e kutsuu, che significa “dolore”. In molti uffici giapponesi infatti esistono convenzioni oppure regole formali che impongono alle donne di indossare i tacchi. Il motivo della protesta, secondo Ishikawa, è la natura discriminatoria di questa regola, peraltro dannosa per la salute delle donne che si trovano a dover stare per molte ore in piedi con i tacchi. Inoltre, le donne che per problemi fisici non possono indossare i tacchi si trovano precluse alcune possibilità di carriera.

La petizione di Ishikawa è stata inviata al ministro del Lavoro giapponese, Takumi Nemoto. Nei giorni scorsi Ishikawa aveva incontrato alcuni funzionari del ministero, raccontando poi ai giornali di aver ricevuto segnali positivi: «Spero che la petizione aiuti a cambiare la mentalità secondo cui una donna non rispetta le buone maniere se indossa delle scarpe senza tacco come fanno gli uomini». Mercoledì però il ministro Nemoto ha sostanzialmente negato di voler vietare l’obbligo dei tacchi, come richiesto dalla petizione. Durante una sessione del Parlamento giapponese ha detto infatti che è «generalmente accettato dalla società» che le donne indossino i tacchi al lavoro, e che è «necessario e appropriato».

Il Giappone è considerato un paese con forti problemi di squilibri di genere e sessismo: la società ruota moltissimo attorno al ruolo di potere degli uomini, e soltanto a maggio del 2018 il parlamentare giapponese Kanji Kato aveva detto che le donne single sono un «peso per lo Stato», aggiungendo che dovrebbero fare almeno tre figli per rimediare al basso tasso di crescita demografica che c’è in Giappone. Un commento praticamente identico è arrivato pochi giorni fa da Yoshitaka Sakurada, l’ex ministro molto famoso per le assurdità che dice, ma c’è discriminazione anche in altri contesti, per esempio nella disciplina del sumo.