Un giornalista scatta una foto al primo ministro danese Lars Lokke Rasmussen. (Jack Taylor/Getty Images)

Oggi si vota in Danimarca

Con la destra euroscettica in crisi dovrebbero vincere i Socialdemocratici, che hanno adottato una retorica dura sull'immigrazione

Un giornalista scatta una foto al primo ministro danese Lars Lokke Rasmussen. (Jack Taylor/Getty Images)

Mercoledì in Danimarca si vota per rinnovare il Parlamento e i Socialdemocratici sono i favoriti per la vittoria, nonostante alle elezioni europee di fine maggio siano arrivati dietro al Partito Liberale, di centrodestra. La cosa che in molti consigliano di tenere d’occhio però sarà il risultato del Partito del Popolo Danese (DPP), di estrema destra, che dopo i grandi successi degli anni passati è in un periodo di forte crisi.

Attualmente in Danimarca il governo è formato da una coalizione di partiti di centrodestra, presieduto da Lars Løkke Rasmussen, e ha l’appoggio esterno del DPP, che con le sue posizioni molto dure sull’immigrazione ne ha spostato spesso a destra la linea politica. L’attuale governo è in carica dal 2015, quando si tennero le ultime elezioni: quelle di oggi si tengono per lo scadere naturale della legislatura.

Alle europee, il DPP ha ottenuto soltanto il 10,8 per cento dei voti, contro il 26,6 per cento raccolto nel 2014: negli ultimi anni, il partito nazionalista ed euroscettico aveva guadagnato consensi su consensi con una retorica estremamente ostile verso gli immigrati, riuscendo a renderlo uno dei temi centrali della politica danese e una delle principali preoccupazioni degli elettori. Con il suo appoggio esterno, il DPP aveva condizionato fortemente le politiche del governo di centrodestra sul tema. Ma in tempi più recenti, altri partiti hanno iniziato a sottrarre consensi al DPP proprio sull’immigrazione. Alla sua destra, per esempio, sono nati partiti ancora più estremisti come Stram Kurs, il cui leader è accusato di legami col nazismo e di aver bruciato delle copie del Corano.

Ma secondo gli esperti l’erosione dei consensi del DPP è arrivata soprattutto da sinistra: i Socialdemocratici hanno infatti fatto una campagna elettorale promettendo di non ammorbidire l’approccio dell’attuale governo sull’immigrazione, e anzi hanno sostenuto che misure severe siano necessarie per difendere lo stato sociale danese, notoriamente molto generoso con i suoi abitanti. Questa posizione sembra aver pagato, e i sondaggi danno oggi i Socialdemocratici, guidati dalla leader Mette Frederiksen, al 27 per cento, in netto vantaggio rispetto ai Liberali, dati al 18 per cento. Tutta la coalizione di centrosinistra, composta da diversi partiti, secondo i sondaggi supererà nettamente il 50 per cento. Non tutti sono però convinti che, anche in caso di vittoria, Frederiksen avrà vita facile per diventare prima ministra, visto che i partiti ambientalisti hanno detto di non volerla sostenere.

La retorica anti-immigrazione molto forte nella Danimarca degli ultimi anni si è tradotta in un bassissimo numero di migranti accolti, e parallelamente in un aumento dei casi di discriminazioni razziali e religiose, i cui casi registrati sono passati dai 228 del 2017 ai 365 del 2018.

I Socialdemocratici, in ogni caso, hanno fatto campagna elettorale anche su altri temi: hanno promesso di aumentare la spesa pubblica, rassicurando i danesi preoccupati che lo stato sociale si stia pian piano erodendo, soprattutto per quanto riguarda la sanità – negli ultimi dieci anni hanno chiuso un quarto degli ospedali del paese –, le pensioni e la scuola.

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