(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

La resa dei conti nel Movimento 5 Stelle è già finita?

Dopo il voto di domenica la leadership di Di Maio era stata messa in dubbio, ma l'intervento di Beppe Grillo sembra averlo messo al sicuro (per ora)

(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Oggi fino alle 20 gli iscritti del Movimento 5 Stelle potranno votare per confermare o meno la loro fiducia in Luigi Di Maio come capo politico del partito, dopo la grave sconfitta subita alle elezioni europee di domenica 26 maggio. Non sembra che Di Maio incontrerà molte difficoltà a superare il voto: dopo che nei primi giorni della settimana si era letto di persone e dirigenti all’interno del Movimento che volevano le sue dimissioni (e qualcuno le aveva chieste esplicitamente), l’intervento diretto del fondatore Beppe Grillo in suo favore sembra avergli garantito la fiducia e quasi tutti i suoi critici interni sono tornati sui loro passi.

I problemi per Di Maio sono cominciati domenica notte, nel corso dello spoglio per il voto alle europee. Alla fine, rispetto alle elezioni politiche del marzo 2018, il Movimento 5 Stelle ha più che dimezzato i suoi voti, passando da circa 11 milioni dell’anno scorso ai 4,5 milioni raccolti ieri. Il partito di Di Maio è passato in poco più di un anno dal 32 per cento dei consensi al 17, facendosi superare anche dal suo storico avversario, il Partito Democratico, e mostrando una completa subordinazione nei confronti del suo alleato di governo, la Lega, che nello stesso periodo ha raddoppiato i suoi voti.

Lunedì, dopo una breve conferenza stampa in cui ha assicurato che nessuno nel Movimento aveva chiesto le sue dimissioni, Di Maio ha incontrato al ministero dello Sviluppo economico i principali dirigenti del Movimento: l’ex deputato Alessandro Di Battista, i ministri Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, i capigruppo Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli, i sottosegretari Stefano Buffagni, Carlo Sibilia e Vincenzo Spadafora e i senatori Gianluigi Paragone e Paola Taverna. Non è chiaro cosa si siano detti durante la riunione, ma sembra che Di Maio abbia chiesto se far cadere il governo o meno e sembra che la risposta sia stata negativa.

Martedì, però, il clima ha iniziato a farsi più complicato per Di Maio. Le prime richieste di dimissioni sono arrivate da parlamentari del M5S notoriamente critici nei suoi confronti, come Paola Nugnes e Elena Fattori. Poi sono arrivati anche i commenti critici di dirigenti ritenuti normalmente più vicini a Di Maio, come Carla Ruocco, e sui giornali sono iniziate a filtrare indiscrezioni secondo le quali alcuni dirigenti del Movimento stava valutando seriamente l’ipotesi di chiedere a Di Maio le dimissioni da almeno alcuni dei suoi incarichi, visto che oggi è capo del Movimento 5 Stelle, vice presidente del Consiglio, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico. I responsabili di queste critiche erano indicati nei dirigenti vicini al presidente della Camera Roberto Fico e in quelli alleati di Di Battista.

Gli attacchi a Di Maio sono divenuti espliciti quando il senatore Gianluigi Paragone – ex giornalista vicino alla Lega ed ex conduttore televisivo, scelto personalmente da Di Maio come candidato alle ultime elezioni politiche – ha chiesto con un’intervista pubblicata mercoledì dal Corriere che Di Maio rinunciasse ai suoi incarichi di governo oppure a quello di capo del Movimento: «A 32 anni non puoi fare il capo della prima forza del Paese, il vicepremier, il ministro dello Sviluppo economico e il ministro del Lavoro». Nell’intervista Paragone sembra anche suggerire implicitamente che Di Battista dovrebbe essere il capo del Movimento, un elemento che ha subito fatto pensare che fosse in corso una manovra contro Di Maio.

Altre critiche arrivate a Di Maio, per esempio da giornalisti vicini al Movimento, come alcuni commentatori del Fatto Quotidiano, riguardavano l’eccessiva subordinazione del Movimento alla Lega, la sua identità fumosa, la mancanza di capacità tecnica dei suoi ministri e in generale di gran parte del suo staff politico. Le risposte date da Di Maio sono state molto vaghe e hanno ruotato quasi tutte intorno alla proposta, già fatta nei mesi scorsi e finora rimasta senza sbocchi, di creare una segreteria di partito più strutturata.

Per alcune ore nella mattina di mercoledì è sembrato che il destino di Di Maio alla guida del Movimento fosse in dubbio. Poi però il fondatore del partito, Beppe Grillo, che da tempo si è molto allontanato dalle vicende interne, è intervenuto con un post sul suo blog, successivamente pubblicato anche sul blog del Movimento. Grillo ha scritto di appoggiare senza condizioni Di Maio. «È già eccessiva questa giostra di revisione della fiducia», ha scritto Grillo, respingendo le critiche ricevute da Di Maio in questi giorni. In un’inequivocabile dichiarazione di sostegno all’attuale capo politico del Movimento, Grillo ha scritto che Di Maio «deve continuare la battaglia che stava combattendo prima».

Di Maio ha colto la palla al balzo e ha annunciato un voto di conferma del suo ruolo di capo politico tramite il sito “Rousseau”. Nel frattempo numerosi dirigenti del Movimento hanno professato la loro lealtà a Di Maio. I suoi principali avversari, Fico e Di Battista, hanno ripetuto che il problema non è il ruolo di Di Maio, mentre Paragone ha offerto le sue dimissioni a Di Maio, dicendo che intende ritirarle solo se Di Maio confermerà di avere fiducia in lui. Non ci sono molti dubbi su quale sarà l’esito del voto, che fin dal nome dato alla votazione (“si vota per confermare la fiducia a Luigi Di Maio” è scritto sul Blog delle Stelle) indica che con ogni probabilità Di Maio continuerà a rimanere alla guida del Movimento. Almeno per ora.

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