7 motivi per vedere “Un uomo da marciapiede”

O rivedere, a 50 anni dalla sua uscita nei cinema: per i più giovani, questi due sono Jon Voight e Dustin Hoffman

Il 25 maggio di cinquant’anni fu presentato a New York il film Midnight Cowboy, che una volta arrivato in Italia sarebbe diventato Un uomo da marciapiede. Il film fece molto parlare per certi suoi temi (prostituzione e omosessualità) e fu apprezzato per alcune sue scene ma soprattutto per i personaggi, interpretati da due attori allora alle prime armi: Jon Voight e Dustin Hoffman. Vinse anche l’Oscar per il miglior film.

Il film era tratto da un omonimo romanzo del 1965. Voight non era molto noto e aveva da poco recitato nel western L’ora delle pistole, di John Sturges. Hoffman ci arrivò giovane ma comunque già famoso, perché nel 1967 era stato il laureato in Il laureato.

Un uomo da marciapiede fu un film epocale – nel senso che segnò un’epoca del cinema – ma è un po’ passato in secondo piano rispetto a tanti altri film di quegli anni. Giusto per fare un paragone con un altro film di quell’anno, Un uomo da marciapiede oggi non sta nello stesso posto in cui sta Easy Rider. Probabilmente nemmeno il più puro dei cinefili si scandalizzerebbe sentendo dire a un amico che non ha mai visto Un uomo da marciapiede. Ma ci sono un po’ di ragioni per cui potrebbe valerne la pena (di guardarlo, non di scandalizzarsi).

Una storia diversa
Voight è Joe Buck: un texano biondo, ingenuo e trafficone, che si trasferisce a New York per prostituirsi. Gli va male perché non trova clienti, e comunque non sembra particolarmente a suo agio. Non fa una vita particolarmente piacevole e inizia a diventare amico (dopo alcuni problemi iniziali) di un altro poco di buono, storpio e acciaccato, interpretato da Hoffman e chiamato, di volta in volta, Rico, Rizzo o Sozzo. Nel frattempo Joe si arrangia come può prostituendosi con donne e con uomini, ma poi lascia tutto perché l’amico è sempre più malato e lo accompagna in Florida per curarsi.

Era una storia diversa dalle altre più popolari di quei tempi: c’erano scene di sesso e di nudo, e parlava di prostituzione (maschile, per giunta) e di omosessualità in un contesto in cui questi temi pubblicamente quasi non esistevano. Ma anche perché i protagonisti erano, entrambi a modo loro, respingenti, quasi sgradevoli, eppure capaci di creare empatia. Owen Gleiberman scrisse su Entertainment Weekly che è «una storia di solitudine, non di decadenza», e che i due personaggi «non hanno niente da dare al pubblico se non le loro anime smarrite».

Un aneddoto
Hoffman interpretò questo personaggio sgradevole ma commovente dopo essere diventato famosissimo con un ruolo quasi opposto, quello del ragazzo laureato e per bene. Pare che il regista avesse dubbi su di lui prima del provino, e allora Hoffman gli diede appuntamento a un incrocio di New York e si presentò vestito da mendicante. Il regista non lo riconobbe e così Hoffman dimostrò che poteva avere quel ruolo. Sembra anche che Hoffman lo ottenne nonostante Mike Nichols, regista del Laureato, glielo avesse sconsigliato, dicendo che si sarebbe bruciato la carriera.

Una voce
Facciamo che saltiamo tutti quei grandi discorsi sui film in lingua originale. Un uomo da marciapiede fu il primo film in cui, nella versione italiana, Hoffman fu doppiato da Ferruccio Amendola.

Una canzone
Il film si fece apprezzare e ricordare anche per la colonna sonora composta da John Barry, ma ancora di più per la canzone “Everybody’s talkin’”, scritta da Fred Neil e cantata da Harry Nilsson.

Anche “Lady lady lady” di Bob Dylan fu scritta per questo film, ma non ci finì mai dentro: non è ben chiaro se perché scartata o perché non fu consegnata in tempo.

Una scena
È semplicissima e a ben vedere pure banale: c’è solo un personaggio che se la prende con un taxi che non frena per farlo passare. Sembra anche che Hoffman la improvvisò e che il taxi gli andò contro perché la troupe stava girando in un vero incrocio in mezzo al traffico, visto che non aveva avuto i permessi per far chiudere la strada per le riprese. La scena è stata citata, tra gli altri, da Forrest Gump e Ritorno al Futuro.

Tre Oscar
Contro molti pronostici, Un uomo da marciapiede vinse tre Oscar: per il miglior film, la miglior regia e la miglior sceneggiatura originale. Fu il primo film vietato ai minori di 17 anni a vincere l’Oscar e fu anche il primo a farlo con un film che parlava in quel modo di prostituzione e omosessualità. Tra l’altro, vinse battendo film notevoli come Butch CassidyZ – L’orgia del potere.

Il finale
Magari volete vederlo e quindi non lo scriviamo. Così come Il laureato, però, finisce in un autobus. Se invece non avete problemi, è qui sotto.

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