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  • mercoledì 22 maggio 2019

Stiamo ancora cercando i morti di una miniera crollata 9 anni fa

A Pike River, in Nuova Zelanda, dove nel 2010 morirono 29 minatori: le operazioni di recupero sono iniziate ieri

(Pike River Recovery Agency/Neil Silverwood via AP)

Il 21 maggio, per la prima volta dopo quasi nove anni, è stato aperto un varco nella miniera di Pike River, in Nuova Zelanda, dove 29 minatori morirono nel 2010 in seguito a una serie di esplosioni. Il 19 novembre di quell’anno una forte esplosione bloccò il tunnel d’accesso principale, ma i soccorritori non riuscirono a raggiungere i minatori intrappolati a causa della presenza di grossi accumuli di gas dentro le gallerie. Pochi giorni dopo una seconda esplosione ancora più forte tolse definitivamente ogni speranza di trovare ancora qualcuno vivo. Da quel giorno si è discusso molto della possibilità di entrare di nuovo nella miniera e recuperare i corpi dei minatori, ma nel 2011 l’accesso venne chiuso e l’operazione di recupero venne rimandata perché considerata troppo pericolosa.

Durante la campagna elettorale per le elezioni del 2017 l’attuale prima ministra Jacinda Ardern inserì la riapertura della miniera tra i suoi piani di governo, e nel novembre di quell’anno venne anche istituita un’agenzia governativa che si occupasse dell’operazione. Dopo aver studiato per due anni come effettuare il recupero, il 21 maggio tre uomini, guidati dal capo dell’agenzia, Dinghy Pattinson, hanno aperto un varco nel blocco di cemento spesso 88 centimetri che chiude l’accesso alla miniera e sono entrati. L’operazione, che costerà 36 milioni di dollari neozelandesi (circa 15 milioni di euro), andrà avanti fino a dicembre e avrà il compito di mettere in sicurezza la miniera e aumentarne la ventilazione, così da permettere ai soccorritori di arrivare nel punto dove si pensa si trovino i corpi dei minatori morti, a circa 2,3 km di profondità.

Martedì, in attesa che venisse aperto il varco, i familiari dei minatori si sono ritrovati fuori dalla miniera e hanno lanciato 29 palloncini gialli in loro ricordo. Anna Osborne, moglie di uno dei minatori morti nel 2010, ha definito «meraviglioso» assistere alla riapertura della miniera di Pike River. «È stato molto emozionante, non potevamo trattenere le lacrime nel vedere il blocco di cemento venire aperto e i tre uomini entrare dentro. Pensavo, “lo stanno facendo per noi”».

La Pike River Coal si trova a una cinquantina di chilometri a nord-est di Greymouth, uno dei principali centri abitati della costa occidentale dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda. Era attiva dal 2008 e produceva mediamente un milione di tonnellate di carbone ogni anno, dando lavoro a 150 persone. Nel 2012 la miniera è stata rilevata dalla compagnia statale Solid Energy, e poi ne 2018 dall’agenzia che si è occupata della riapertura. Una volta completate le operazioni di recupero, la miniera verrà affidata al ministero della Conservazione dell’ambiente.

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