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  • venerdì 17 maggio 2019

A Vienna la casa è davvero un diritto

Gli affitti sono molto più bassi che nelle altre capitali europee, e oggi sei viennesi su dieci vivono in case che hanno qualche forma di agevolazione, racconta il Corriere

Un complesso di case popolari costruite a Vienna dall'architetto e artista Friedensreich Hundertwasser, nel quartiere di Landstraße (Moritz Vennemann/picture-alliance/dpa/AP Images)

Da alcuni anni Vienna è al primo posto di molte classifiche sulla qualità della vita, grazie all’efficienza dei trasporti, all’offerta culturale, alla pulizia, alla sanità pubblica e ai sussidi sociali offerti ai suoi cittadini. Ma c’è un fattore che più degli altri rende Vienna un caso isolato tra le principali capitali europee: gli affitti particolarmente bassi e le agevolazioni per chi voglia abitare nella capitale austriaca.

Ne ha scritto Elena Tebano sul Corriere della Sera, raccontando come «l’affitto di un appartamento di 75 metri quadri costa in media 495 euro al mese nelle abitazioni di proprietà del comune, 533 in quelle delle cooperative sociali, 668 in locazione da privati», dice Tebano, mentre per la stessa metratura a Milano si pagano in media 1.500 euro. Queste politiche sono frutto di un’amministrazione cittadina che negli ultimi 100 anni, tranne che nel periodo di occupazione nazista, è sempre stata socialdemocratica, e anche oggi, con al governo del paese una coalizione sempre più spostata verso l’estrema destra, Vienna è un’eccezione. Le case popolari sono in tutti i quartieri della città, non solo nelle periferie, e oggi sei viennesi su dieci vivono in case che hanno qualche forma di agevolazione da parte del comune.

Nikolaus Heinelt, 47 anni, dipendente comunale, conferma: abita nel condominio di una cooperativa a pochi isolati dal Danubio, in una zona residenziale. «Pago 500 euro al mese per un appartamento di 85 metri quadri. L’affitto è a tempo indeterminato, ma per entrare ho dovuto pagare una cauzione di trentamila euro: se lascio la casa me la ridanno, se dopo dieci anni decido di comprarla lo scalano dal prezzo insieme all’affitto pagato fino ad allora». Nel suo palazzo vivono anche una trentina di famiglie di profughi, che però usufruiscono di tariffe agevolate e pagano una cauzione di soli 2-3 mila euro (che non permette il riscatto). «In questo modo l’integrazione è più facile, perché non si creano sacche di esclusione», dice lui.

La legge prevede infatti che un terzo dei costi di costruzione delle case fatte dalle cooperative senza scopo di lucro (200 mila appartamenti in tutta la città) sia pagato con fondi comunali. In cambio la città può decidere a chi destinare un terzo degli appartamenti. Possono essere anche condomini di fascia alta, come quello vicino al quartiere universitario in cui vive Christina Birett, 28 anni, studentessa-lavoratrice, che ha al suo interno sale comuni, palestra da arrampicata, un centro benessere e addirittura un cinema da 12 posti prenotabile gratuitamente dai condomini via apposita app (nel suo caso la cauzione è stata di 40 mila euro, l’affitto è 650 euro al mese per 87 metri quadri).

(continua a leggere sul Corriere della Sera)

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