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  • mercoledì 15 maggio 2019

C’è un accordo fra civili e militari in Sudan

Dopo lunghe trattative hanno concordato un periodo di transizione di tre anni e organi temporanei per la gestione del potere, a un mese dalla deposizione di Omar al Bashir

(David Degner/Getty Images)

In Sudan, uno dei paesi più grandi e poveri dell’Africa Centrale, i militari e le forze di opposizione hanno trovato un accordo per gestire il potere a circa un mese dal colpo di stato che aveva portato alla deposizione di Omar al Bashir, che regnava in maniera autoritaria da più di trent’anni.

L’accordo fra l’opposizione e l’esercito prevede un periodo di transizione di tre anni, dopo il quale la gestione del potere passerà totalmente in mano civile. In questa fase invece saranno formati organi condivisi: un consiglio di presidenza, un governo e un parlamento di 300 seggi, due terzi dei quali saranno assegnati alla forza che riunisce le opposizioni che hanno appoggiato il colpo di stato. «Promettiamo alla nostra gente che l’accordo sarà completato nelle prossime 24 ore», ha spiegato ieri sera Yasser al Atta, membro del consiglio militare che ha temporaneamente preso il potere dopo la deposizione di Bashir.

L’accordo è arrivato dopo che lunedì 13 maggio erano avvenuti gli scontri più violenti dai giorni del colpo di stato. Sei persone erano morte e altre decine erano state ferite nel corso di una protesta nel centro di Khartoum, la capitale del paese, nei pressi di un presidio attivo dai primi di aprile. Sia l’opposizione sia il consiglio militare hanno dato la colpa ad alcuni membri delle forze di sicurezza rimasti leali a Bashir, ma l’ambasciata americana ha invece accusato il consiglio militare di aver gestito male le proteste nate intorno al presidio.

Più in generale, diversi membri delle opposizioni temono che funzionari e militari rimasti leali a Bashir possano sabotare la transizione democratica del Sudan, che al momento poggia su una collaborazione molto fragile fra civili e militari.

Le proteste contro Bashir erano iniziate a fine dicembre nella città di El Gadarif, e dopo che le forze di sicurezza le avevano represse con estrema violenza si erano allargate ad altre città, arrivando anche a Khartoum. Inizialmente le manifestazioni riguardavano la cancellazione di un sussidio per comprare il pane e il caro vita, ma sono poi diventate proteste contro Bashir, che era al potere da più di 30 anni ed era accusato di corruzione e violenze.

Tre giorni fa il procuratore generale del Sudan ha incriminato Bashir per l’uccisione di diversi manifestanti durante le proteste che hanno portato alla fine del suo regime. Dal 17 aprile Bashir si trova nel carcere di massima sicurezza di Kobar, nella capitale Khartoum.