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  • giovedì 9 maggio 2019

La sfilata di Louis Vuitton all’aeroporto di New York

Futuristica e dedicata alla città, tra allusioni a Gotham City, a Star Trek e ai grattacieli

La sfilata della collezione cruise di Louis Vuitton all'aeroporto John Fitzgerald Kennedy di New York, 8 maggio (Angela Weiss/Afp/LaPresse)

L’azienda di moda francese Louis Vuitton ha presentato nel terminal TWA Flight Center dell’aeroporto John F. Kennedy di New York la sua collezione cruise 2020, la sesta disegnata dal direttore creativo Nicolas Ghesquière. Nel pubblico c’erano, tra gli altri, l’attrice di Game of Thrones Sophie Turner con il marito Joe Jonas, e le attrici Emma Stone, Cate Blanchett e Laura Harrier.

Inizialmente le collezioni cruise erano presentate in primavera e avevano capi adatti a chi, in autunno, va in vacanza in luoghi esotici; ora sono diventate un’offerta di mezza stagione e un’occasione delle aziende per far parlare di sé con scenografie spettacolari.  Il terminal venne costruito nel 1962 su progetto dell’architetto Eero Saarinen – lo stesso del famoso Gateway Arch di St. Louis, in Missouri – e, scrive Vogue, è stato un perfetto scenario per «l’idiosincrasia da fantascienza, oltre la storia, che caratterizza il lavoro di Ghesquière». Il terminal è in ristrutturazione dal 2001 e riaprirà il 15 maggio, trasformato in hotel con più di 500 camere e un’enorme piscina.

Ghesquière ha raccontato di essersi ispirato a New York, ai suoi stereotipi e alle cose che l’hanno resa famosa nel mondo: «da francese, mi sono sentito molto libero di esprimere le mie emozioni e i cliché sulla città». La collezione è un miscuglio futuristico e senza tempo, che tiene insieme borse a forma del grattacielo Chrysler, felpe che omaggiano Bruce Wayne e Gotham City, decorazioni Art déco come quelle dell’Empire State Building, l’atmosfera di Wall Street, spalle alla Star Trek e un eccesso alla Maria Antonietta. C’erano anche molti prototipi tecnologici inventati, per provare a immaginare cosa indosseremo in futuro; per esempio nelle borse di pelle erano inseriti schermi flessibili. «L’America dà il meglio di sé nello streetwear, lo ha praticamente inventato – ha detto Guesquière – Che altro potevo portare? Posso portare il savoir-faire francese».