• Italia
  • mercoledì 8 maggio 2019

Cosa succede a Casal Bruciato, Roma

I militanti di Casapound contestano con violenza l'assegnazione di una casa popolare a una famiglia di etnia rom, che oggi ha ricevuto la visita della sindaca Virginia Raggi

Madre e figlia rom scortate dalla polizia alla casa popolare assegnata alla loro famiglia a Casal Bruciato (ANSA/ MASSIMO PERCOSSI)

Da due giorni sono in corso proteste nella zona di Casal Bruciato, un quartiere della periferia est di Roma, contro l’assegnazione di un alloggio popolare a una famiglia di etnia rom. La famiglia Omerovic – composta da un uomo bosniaco di 40 anni, da sua moglie e dai 12 figli, tutti nati in Italia – è arrivata nell’abitazione il 6 maggio ed è stata accolta da un gruppo di circa trenta persone, tra cui alcuni militanti del partito neofascista CasaPound, che hanno manifestato contro il loro arrivo anche con violenza.

La famiglia ha preso possesso dell’appartamento secondo quanto previsto da leggi, regolamenti e graduatorie, ma le proteste non si sono fermate e il 7 maggio CasaPound – che dal 2003 ha occupato una palazzina romana in cui ha portato la sua sede e in cui vivono dirigenti, attivisti e simpatizzanti del partito – ha organizzato un sit-in invitando i cittadini a manifestare contro i rom. La manifestazione è stata piuttosto agitata, ci sono stati spintoni e solo una numerosa presenza di poliziotti ha permesso alla famiglia di raggiungere la propria abitazione. Inoltre, sono state urlate diverse minacce nei confronti della famiglia rom: nel tumulto qualcuno ha anche gridato “vi impicchiamo”, e un ragazzo ha detto “troia, ti stupro” alla madre Omerovic che cercava di entrare in casa scortata dalla polizia.

Le manifestazioni di protesta sono continuate anche oggi quando la sindaca di Roma Virginia Raggi, che ha fatto visita alla famiglia per esprimere la propria solidarietà, è stata accolta da insulti e fischi. Al termine della sua visita Raggi ha detto che la famiglia ha legittimamente diritto di ricevere l’alloggio, aggiungendo che «chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne forse dovrebbe farsi un esame di coscienza, perché non è questa una società in cui si può continuare a vivere». Insieme alla sindaca c’era anche Gianpiero Palmieri, vescovo ausiliario di Roma est, secondo cui al momento in casa sono rimasti solo i due genitori con la figlia più piccola, mentre gli altri 11 figli sono tornati al campo La Barbuta per paura delle violenze dei manifestanti.

ANSA sostiene – ma è un retroscena, privo di conferme ufficiali – che il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, capo del Movimento 5 Stelle, sarebbe stato irritato dalla visita di Raggi a Casal Bruciato. Fonti del M5S hanno riferito ad ANSA che secondo Di Maio «prima si aiutano i romani, gli italiani, poi tutti gli altri» e che l’iniziativa della sindaca di Roma sarebbe stata fuori luogo anche per la tempistica «in un giorno particolarmente importante per il M5S al governo» (il riferimento potrebbe essere alla rimozione dal governo del sottosegretario Armando Siri, della Lega).

Successivamente, in un’intervista su Radio Uno, Di Maio ha smentito il retroscena di ANSA: «Mi si attribuiscono parole del genere che “sono irritato e arrabbiato”: nulla di tutto questo. Io credo che quando si minaccia di stupro una donna o si costringe un bambino a stare chiuso in casa e li si minaccia solo perché hanno ottenuto un alloggio per legge, è giusto dare la massima solidarietà».

(Cecilia Fabiano – LaPresse)

La famiglia Omerovic è arrivata a Casal Bruciato dal campo La Barbuta, al confine tra Roma e Ciampino, in virtù del piano approvato dalla giunta Raggi che prevede il superamento dei campi nomadi di Roma entro il 31 dicembre del 2020. I manifestanti sostengono che i rom abbiano avuto un percorso di assegnazione facilitato, e chiedono che le case popolari vengano assegnate prima ai cittadini italiani.

Una volontaria dell’associazione Opera nomadi ha detto di sospettare che qualcuno possa aver fatto trapelare la notizia dell’assegnazione dell’appartamento volutamente, per creare tensione tra i cittadini di Casal Bruciato. «Qualcuno già sapeva che questo appartamento sarebbe stato assegnato a una famiglia rom con questa tipologia di nucleo familiare. Quando siamo saliti il dirimpettaio di casa parlava con una vicina e diceva che sapeva già da questa mattina alle 5 che sarebbero venuti. Allora io dico: chi ha fatto trapelare questa notizia? Non lo sapevo neanche io e gli assegnatari non conoscevano il numero civico dell’appartamento», riporta Repubblica.

Gli episodi di questi giorni a Casal Bruciato si aggiungono a quelli del 2 aprile a Torre Maura, sempre nella periferia di Roma, quando ci sono state violente proteste sostenute dall’estrema destra contro l’arrivo di alcune famiglie di etnia rom in una struttura di accoglienza. Pochi giorni dopo, proprio a Casal Bruciato, alcuni residenti in via Facchinetti 90 avevano protestato contro l’assegnazione di un alloggio popolare a una famiglia rom. In quel caso, alla fine, la famiglia rom decise di lasciare la casa.

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