Inizia il processo per i suicidi a France Télécom

La società e sette ex dirigenti sono imputati per i metodi con cui cercarono di allontanare migliaia di dipendenti

(AP Photo/Jacques Brinon)

Oggi, lunedì 6 maggio, inizia al tribunale penale di Parigi il processo relativo ai suicidi dei dipendenti di France Télécom (ora Orange) avvenuti tra il 2007 e il 2010. Gli imputati sono sette, e tra loro ci sono alcuni ex dirigenti della società, la principale che si occupa di telecomunicazioni in Francia: sono accusati di molestie psicologiche e di aver perseguito una strategia aziendale «mirata a destabilizzare i salariati e a creare un clima professionale ansiogeno». Nelle carte del processo – lunghe più di 650 pagine e risultato di un’indagine durata quattro anni – si sostiene che questa strategia possa aver avuto «l’effetto di deteriorare le condizioni di lavoro» al punto da avere conseguenze sui «diritti e la dignità dei dipendenti». Il codice penale francese punisce la “degradazione delle condizioni di lavoro” con un anno di prigione e 15 mila euro di multa.

Nel processo è direttamente coinvolta anche la società France Télécom, e sarà la prima volta che un tribunale penale francese affronta un caso di molestie psicologiche in una grande azienda. Tra gli imputati ci sono l’ex amministratore delegato Didier Lombard, il suo vice Louis-Pierre Wenes e il direttore delle risorse umane Olivier Barberot in quanto autori principali del reato. Altri quattro dirigenti sono invece accusati di aver contribuito come complici, pur in assenza di un legame gerarchico con i dirigenti coinvolti.

I dipendenti di France Télécom che il caso considera come vittime sono trentanove: diciannove si sono uccisi tra il 2007 e il 2010, dodici hanno cercato di farlo e otto hanno sofferto di una grave depressione. Una delle persone che si è suicidata, a Marsiglia nel 2009, aveva lasciato una lettera con scritto esplicitamente «mi suicido a causa di France Télécom», accusando la direzione di adottare «un management del terrore». Il sindacato Sud-Ptt ha parlato di «metodi di gestione di straordinaria brutalità», il sindacato Cfe-Cgc di metodi «pericolosi, improduttivi, fuorilegge», con persone che venivano denigrate, isolate o spostate a occuparsi di attività di importanza minore rispetto a quelle che abitualmente avevano, per spingerle ad andarsene. Nel 2006, in occasione di un incontro pubblico a Parigi, Lombard si era vantato di voler cacciare migliaia di persone «dalla porta o dalla finestra». Tre anni dopo, in tv, aveva parlato dei suicidi come di «una moda che va fermata».

Il contesto in cui si sono verificati i suicidi era quello di un ampio piano di ristrutturazione della società chiamato Next, che prevedeva il licenziamento di 22 mila persone in due anni e il trasferimento di altre 10 mila. France Télécom un tempo era una società pubblica, ma a metà degli anni Novanta, con il passaggio dalla telefonia fissa a quella mobile, la moltiplicazione dei servizi e l’aumento della concorrenza, era diventata una società di diritto privato. All’inizio del Duemila la quota azionaria sotto il controllo dello Stato era passata sotto il 50 per cento, per poi scendere al 27 per cento. Il piano Next doveva far fronte a un indebitamento pari a circa 70 miliardi di euro. Il processo durerà fino al 12 luglio e il verdetto è atteso per le settimane successive.