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  • martedì 30 aprile 2019

Ci sono violenti scontri in Venezuela

Sono cominciati da alcune ore, dopo che il principale leader dell'opposizione venezuelana Juan Guaidó ha invitato civili e militari a unirsi per destituire il regime di Maduro

(AP Photo/Ariana Cubillos)

C’è grande agitazione a Caracas, in Venezuela, e sono in corso violenti scontri tra i sostenitori del presidente Nicolas Maduro (comprese le forze governative) e quelli di Juan Guaidó, il più noto oppositore del regime guidato da Maduro.
Gli scontri sono cominciati questa mattina dopo che Guaidó – con un video pubblicato su Twitter – ha invitato la popolazione del Venezuela e i militari a unirsi per destituire il regime di Maduro.

II governo venezuelano – in risposta – ha chiesto ai suoi sostenitori di radunarsi fuori dal palazzo presidenziale di Miraflores per difendere Maduro, e ha detto di avere sventato un piccolo colpo di stato tentato da militari legati all’opposizione.
Durante le proteste, alcuni mezzi blindati delle forze governative hanno investito un gruppo di sostenitori di Guaidó; si sono sentiti alcuni spari, ed è stato fatto uso di gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Secondo il giornale venezuelano El Universal, ci sarebbero almeno 37 feriti.

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è rivolto ad entrambe le parti con un appello a evitare «di ricorrere alla violenza». Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fatto sapere in un tweet che sta «monitorando attentamente la situazione», e ha minacciato un embargo e sanzioni significative contro Cuba per il suo sostegno a Maduro. Anche il presidente brasiliano Jair Bolsonaro, sempre in un tweet, ha detto che sta seguendo gli sviluppi della situazione venezuelana, e ha ribadito il suo sostegno a una «transizione democratica».

È cominciato tutto stamattina: alle 6 ora locale (le 12 italiane), Guaidó ha pubblicato su Twitter un video girato all’interno della base aerea La Carlota, circondato da uomini in divisa militare e da Leopoldo López, noto oppositore venezuelano che fino a questa mattina si trovava agli arresti domiciliari perché condannato a 13 anni di carcere. Nel video, da molti interpretato come un tentativo di forzare la mano sull’incerta situazione venezuelana, Guaidó ha invitato la popolazione del Venezuela e i militari a unirsi alla fase finale della cosiddetta “Operazione Libertà”, con l’obiettivo di mettere fine al regime di Maduro.

Alla sorpresa per l’iniziativa di Guaidó si è unita quella per la liberazione inaspettata di López, che aveva ancora diversi anni di condanna da scontare. López ha scritto di essere stato liberato da militari su ordine di Guaidó (e quindi non di un tribunale) e ha pubblicato alcune foto di sé mentre parlava con uomini della Guardia Nazionale venezuelana.

Guaidó aveva convocato una grande manifestazione antigovernativa per il primo maggio, ma nel video diffuso questa mattina ha annunciato di voler anticipare le proteste ad oggi. Alle 7 ora locale, un’ora dopo la pubblicazione del video, un mezzo militare ha cominciato a lanciare gas lacrimogeni contro il gruppo in cui si trovava Guaidó. Da allora sono in corso scontri a Caracas tra sostenitori di Guaidó – tra cui i militari che hanno disertato, e che hanno messo un laccio azzurro sul braccio – e forze governative.
Guaidó e López sono riusciti a spostarsi fuori dalla base aerea e andare in altre zone della città, circondati dai propri sostenitori. Lopez si è poi rifugiato nell’ambasciata cilena di Caracas dove ha richiesto asilo.

Maduro, intanto, ha fatto sapere di avere avuto la conferma dai comandanti dell’esercito che i militari stanno ancora dalla sua parte. Il regime sembra però non contare per ora sull’appoggio dei militari russi presenti in Venezuela (Russia e Venezuela sono alleati): l’ambasciata russa a Caracas ha detto a Interfax che non ci sono piani di intervento nella crisi.
Il regime di Maduro ha anche accusato la Colombia di avere architettato un golpe in Venezuela con l’aiuto degli Stati Uniti.

Javier Lafuente, corrispondente del País in Centramerica, ha scritto: «C’è moltissima confusione in Venezuela. Non si sa quanti militari appoggino Guaidó e se questo appoggio vada al di là di Caracas, e non si sa fino a dove gli Stati Uniti siano disposti ad appoggiare Guaidó, che è riuscito a raggiungere un nuovo apice. È uno di quei giorni “definitivi”».