Mattarella ha trovato alcuni errori nella legge sulla legittima difesa

Dopo un mese di attesa il presidente della Repubblica l'ha infine promulgata, ma ha avuto qualcosa da ridire in una lettera alle Camere

(ANSA/PAOLO GIANDOTTI/UFFICIO STAMPA QUIRINALE)

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato oggi la legge sulla legittima difesa che potrà quindi essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale ed entrare definitivamente in vigore. Oltre a firmare la legge, Mattarella ha anche inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato in cui fa alcune considerazioni generali sulla legge e, soprattutto, fa notare la presenza di due errori formali nel testo.

Nella lettera, Matterella ribadisce che la nuova legge «non indebolisce né attenua la primaria ed esclusiva responsabilità dello Stato nella tutela della incolumità e della sicurezza dei cittadini». Più nello specifico, Mattarella scrive che per considerare legittima la difesa deve sempre esserci un’aggressione in corso e quindi la “necessità” di difendersi da un pericolo in atto: nessuna legge può abolire questo principio, perché sarebbe contrario alla Costituzione.

Mattarella ha anche segnalato due errori formali nel testo della legge: «Segnalo che l’articolo 3 della legge in esame subordina al risarcimento del danno la possibilità di concedere la sospensione condizionale della pena, nel caso di condanna per furto in appartamento o per furto con strappo ma che lo stesso non è previsto per il delitto di rapina». In altre parole, per ricevere la sospensione condizionale – cioè la sospensione della pena per reati con pena fino a due anni – in caso di furto in appartamento o furto con strappo bisogna prima risarcire il danno alla vittima, ma non è previsto lo stesso per i reati di rapina. «Un trattamento differenziato tra i due reati non è ragionevole», scrive il presidente, poiché «gli indici di pericolosità che possono ravvisarsi nel furto con strappo si rinvengono, incrementati, anche nella rapina».

Mattarella scrive anche:

Devo rilevare che l’articolo 8 della legge stabilisce che, nei procedimenti penali nei quali venga loro riconosciuta la legittima difesa “domiciliare”, le spese del giudizio per le persone interessate siano poste a carico dello Stato, mentre analoga previsione non è contemplata per le ipotesi di legittima difesa in luoghi diversi dal domicilio.

Tutte le altre disposizioni della legge si applicano invece sia al “domicilio” che al luogo di lavoro. Lo scopo della legge, uno dei cavalli di battaglia della Lega durante la campagna elettorale, è allargare le maglie della legittima difesa e rendere più semplice rispondere in modo violento a un’aggressione nella propria casa o sul luogo di lavoro senza rischiare un processo. Secondo esperti e giuristi, la legge cambia però poco o nulla dell’attuale situazione.

Mattarella ha aspettato un mese dall’approvazione della legge prima di firmarla, il tempo massimo concesso al presidente della Repubblica dalla Costituzione. Secondo tutti i giornali, questa lunga attesa è un modo con cui il presidente ha manifestato il suo scarso gradimento per la legge e i dubbi sulla sua costituzionalità.

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