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  • martedì 23 aprile 2019

La polemica sui tweet di Obama e Clinton sullo Sri Lanka

Negli Stati Uniti è stata contestata l'espressione “Easter worshippers” invece di “cristiani”, in Italia abbiamo sbagliato la traduzione

Lunedì una parte dei media italiani ha dato molto risalto a una polemica – cominciata negli Stati Uniti, ma rimasta molto limitata – sui tweet scritti dall’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama e dall’ex segretario di Stato Hillary Clinton sugli attentati di domenica in Sri Lanka, nei quali sono morte 310 persone.

Nei tweet, sia Obama che Clinton hanno usato l’espressione «Easter worshippers», erroneamente tradotto in Italia con il letterale “adoratori della Pasqua”, per indicare le vittime degli attacchi: secondo chi li ha criticati, i due leader Democratici avrebbero evitato appositamente di usare il termine «cristiani». Il motivo, secondo questa tesi, sarebbe legato al cosiddetto “politicamente corretto”, e a un presunto tentativo di nascondere il fatto che la minoranza cattolica srilankese fosse l’obiettivo degli attentati, che secondo il governo dello Sri Lanka sono stati compiuti dal gruppo terroristico islamista National Thowheeth Jama’ath.

Negli Stati Uniti quest’accusa è stata rivolta da alcuni commentatori e siti conservatori, come per esempio il Washington Times e il politico e opinionista Repubblicano Newt Gingrich. In Italia la polemica è stata ripresa per esempio sulla prima pagina della Verità di oggi, sul sito del Tempo, su quello del Messaggero e del Fatto Quotidiano, ma è finita anche in un servizio del Tg2 di lunedì.

Era una polemica giudicata da molti già pretestuosa nella sua versione americana, che però è stata ulteriormente arricchita di equivoci in quella italiana. Negli Stati Uniti, infatti, si è discusso sull’opportunità di usare l’espressione «Easter worshippers» che, hanno detto i critici, non è molto comune ed è sembrato essere un giro di parole per non usare il termine «cristiani».

Se è vero che non è esattamente un’espressione di uso quotidiano, in molti hanno obiettato che è un modo privo di connotazione per definire le persone che partecipano a una celebrazione della Pasqua cristiana. A testimonianza del fatto che non sia un’invenzione linguistica, il sito Mediaite ha segnalato che la stessa espressione era stata usata qualche anno fa proprio dallo stesso Washington Times, il quotidiano conservatore che poi ha criticato Obama e Clinton. Soltanto due giorni fa l’espressione era poi comparsa in un titolo di Associated Press, la più importante agenzia di stampa americana, che raccontava dei disagi dei fedeli cristiani che avevano trovato chiusa la cattedrale di Notre-Dame a Parigi nel giorno della Pasqua.

In Italia, la polemica è stata spostata sul significato dell’espressione per via di un’incomprensione di fondo: «Easter worshippers» è stato infatti tradotto con “adoratori della Pasqua”, un’espressione farraginosa e non corretta. Come ha fatto notare l’esperta di traduzione e lingua inglese Licia Corbolante, “Easter” in inglese indica soltanto la Pasqua cristiana, visto che quella ebraica è indicata con “Passover”. “Worshippers” poi è una parola comune e diffusa, a differenza della traduzione italiana “adoratori”. Questa traduzione, a differenza della più corretta “fedeli”, ha aumentato l’impressione che quelli di Obama e Clinton fossero tweet artificiosi.

Nella costruzione «Easter worshippers», ha spiegato Corbolante, la Pasqua non è “l’oggetto dell’adorazione”: il modo migliore di rendere l’espressione è quindi probabilmente «i fedeli che partecipano alle celebrazioni della Pasqua». Dato che gli attentati di domenica hanno colpito sia tre chiese sia quattro alberghi, è quindi probabile che sia Obama che Clinton abbiano voluto includere tutte le vittime citando «i turisti e i fedeli che celebravano la Pasqua», distinguendoli in base al luogo in cui si trovavano e non in base alla religione.