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  • mercoledì 17 aprile 2019

I droni che hanno aiutato a salvare Notre-Dame

Le riprese dall'alto sono state essenziali per coordinare il lavoro dei vigili del fuoco e spegnere prima l'incendio

Una ripresa dall'alto eseguita con un drone durante l'incendio di Notre-Dame a Parigi (Vigili del Fuoco di Parigi)

Nelle ore in cui centinaia di vigili del fuoco hanno lavoro per spegnere l’incendio nella cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, l’impiego di alcuni droni è stato essenziale per coordinare meglio e gestire il lavoro delle squadre all’esterno e all’interno dell’edificio. Anche se associamo il loro utilizzo a scopi per lo più d’intrattenimento, i piccoli droni commerciali sono impiegati con crescente assiduità nelle situazioni di emergenza, per esempio per verificare i danni causati da una catastrofe naturale, e per la gestione dell’ordine pubblico.

Come in diverse altre città europee, per motivi di sicurezza a Parigi i droni non possono volare. Le autorità francesi hanno installato sistemi per creare reti senza fili che impediscono a questi sistemi di volare, perturbando le frequenze radio che vengono utilizzate dai piloti per mantenerli in aria e farli muovere. In casi particolari, però, alcuni produttori di droni collaborano con le autorità per sbloccare le limitazioni, in modo da poter utilizzare i loro droni.

Dopo che si è sviluppato l’incendio a Notre-Dame lunedì 15 aprile, i vigili del fuoco hanno raggiunto la zona con alcuni droni del produttore DJI, uno dei più noti e grandi al mondo, per riprendere dall’alto la cattedrale e verificare come si stessero diffondendo le fiamme. I droni utilizzati non sono in dotazione al corpo dei vigili del fuoco di Parigi, ma sono stati offerti in prestito dai ministeri dell’Interno e della Cultura della Francia.

I droni sono stati pilotati dall’Unità droni della Polizia di Parigi, che negli anni ha formato un gruppo di esperti per pilotare questi dispositivi in città. I droni vengono utilizzati nel caso di manifestazioni o per tenere sotto controllo particolari emergenze, legate di solito all’ordine pubblico. In questo caso sono stati impiegati per riprendere Notre-Dame in fiamme, trasmettere le immagini ad alcuni monitor a terra e consentire ai vigili del fuoco di coordinare meglio il loro lavoro.

DJI non ha fornito o regalato i droni utilizzati a Parigi, ma ha comunque confermato di avere collaborato con le istituzioni cittadine per promuovere i suoi sistemi. Un loro portavoce ha spiegato che: “I vigili del fuoco hanno ormai assimilato e fatto loro la nostra tecnologia, quindi la possono adattare pienamente alle loro esigenze per le missioni di ricerca e soccorso, e per estinguere incendi come quello di Notre-Dame”.

Il portavoce dei vigili del fuoco di Parigi, Gabriel Plus, ha detto al giornale francese Le Parisien che i droni sono stati determinanti per salvare Notre-Dame: “I droni hanno permesso di usare correttamente ciò che avevamo a nostra disposizione”. Sono stati impiegati i modelli DJI Mavic Pro e Matrice M210, soprattutto per riprendere il tetto della cattedrale. Non sembra invece siano state utilizzate telecamere termiche per misurare dall’alto la temperatura nei vari punti dell’edificio, in modo da direzionare i getti delle manichette verso le aree più calde.

Nell’incendio di Notre-Dame è andata distrutta la guglia e circa due terzi del tetto della cattedrale. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato nella serata di martedì 16 aprile di voler portare a termine la ricostruzione e il restauro di Notre-Dame entro i prossimi cinque anni. Secondo diversi osservatori ed esperti, però, i tempi per la ricostruzione potrebbero essere molto più lunghi.

La costruzione di Notre-Dame fu avviata nel dodicesimo secolo. Nel corso degli anni, la cattedrale subì numerosi rimaneggiamenti fino ad assumere, nell’Ottocento, l’aspetto che conosciamo oggi. Negli ultimi anni, l’edificio aveva iniziato a mostrare diversi segni di deterioramento, causati soprattutto dall’inquinamento atmosferico. Nel 2014 il ministero della Cultura francese stimò che un restauro potesse costare almeno 150 milioni di euro, era stata anche avviata una sottoscrizione da parte dell’Arcidiocesi di Parigi. I lavori in corso poco prima dell’incendio erano dedicati al restauro della guglia, con un costo stimato intorno ai 6 milioni di euro. Dopo l’incendio, sono stati promessi fondi da privati per oltre un miliardo di euro per la ricostruzione.