(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Il taglio del bonus per baby sitter e asili nido

Permetteva ai genitori di ricevere 600 euro al mese, e non dover scegliere tra i figli e il lavoro, ma il governo non lo ha rinnovato: Luigi Di Maio dice che non è vero, ma si sbaglia

(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Questa settimana l’INPS, il principale ente di previdenza e assistenza sociale in Italia, ha ricordato con un comunicato che da quest’anno non sarà più possibile richiedere il cosiddetto bonus per baby sitter e asili nido. Chi lo ha ottenuto facendone richiesta l’anno scorso, inoltre, dovrà consumarlo entro la fine del 2019 nel caso del bonus baby sitter, o entro il 31 luglio nel caso di quello destinato agli asilo nido; altrimenti perderà tutti i benefici.

La comunicazione dell’INPS è arrivata in seguito a una decisione della Lega e del Movimento 5 Stelle, che nella legge di bilancio approvata lo scorso dicembre non hanno previsto la proroga del bonus per il 2019. Dal primo gennaio quindi il bonus non può più essere richiesto, e dalla fine dell’anno non sarà più erogato nemmeno a chi ne aveva ancora diritto.

Il bonus era stato introdotto per la prima volta dal governo Letta in via sperimentale per il triennio 2013-2015, e poi confermato dal governo Renzi per il biennio 2017-2018. Funzionava come sistema facoltativo e alternativo al congedo parentale, quello che permette ai genitori di prendere un congedo dal proprio lavoro fino a undici mesi, ricevendo solo una piccola frazione della retribuzione spettante (normalmente il 30 per cento e nessuna retribuzione in alcuni casi). I genitori che non avessero voluto o potuto sfruttare questa possibilità (per esempio perché non potevano permettersi di assentarsi dal lavoro) potevano utilizzare il bonus per ottenere 600 euro mensili con cui pagare baby sitter o le rate dell’asilo nido. È una misura considerata importante soprattutto per la libertà delle donne che non vogliono rinunciare a lavorare quando diventano madri.

Le opposizione – e il Partito Democratico in particolare – hanno criticato duramente il governo per questa decisione. In risposta, le forze di maggioranza parlamentare si sono divise e scambiate reciproche accuse per aver trascurato di prorogare il bonus. «Ci sorprende l’attacco che arriva dalla Lega a Luigi Di Maio, anche perché è un attacco illogico visto che come maggioranza in commissione Bilancio non abbiamo votato mai in difformità», ha detto per esempio una fonte del Movimento 5 Stelle alle agenzie.

«È normale arrabbiarsi, avere un confronto vivace e acceso tra due forze politiche che vogliono portare avanti le loro idee e che sono vincolate da un contratto di governo», ha detto ieri il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, del Movimento 5 Stelle, cercando di minimizzare lo scontro. Diverse associazioni cattoliche e per la famiglia hanno chiesto al governo di intervenire per ripristinare il bonus, utilizzato fino a oggi da circa 10 mila famiglie.

Il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio ha invece preferito contrattaccare, sostenendo che non sia vero che il bonus è stato tolto, ma che invece il governo lo ha aumentato da 500 a 1.500 euro. Di Maio in realtà parla di un altro bonus fiscale erogato dall’INPS, una misura una tantum e di importo inferiore (1.500 in un anno il bonus di cui parla Di Maio, contro 600 euro al mese per dieci mesi quello cancellato), come ha notato la deputata del PD Giuditta Pini.

Nelle ultime settimane il Governo ha detto di essere dalla parte della famiglia. Tutto falso, come al solito. Un…

Gepostet von Giuditta Pini am Donnerstag, 4. April 2019

Di Maio inoltre ha affermato che in futuro il governo introdurrà un nuovo provvedimento per dimezzare le spese per pannolini e quelle per baby sitter, ma il ministero del Tesoro da giorni sta facendo capire che non ci sono soldi per finanziare queste spese. Durante l’approvazione della legge di bilancio, infatti, proprio la maggioranza parlamentare aveva votato contro una serie di proposte dell’opposizione per ridurre l’IVA sui pannolini e altri beni di prima necessità.

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