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  • giovedì 14 marzo 2019

In Algeria non si è risolto niente

Il presidente Bouteflika ha ritirato la sua candidatura alle prossime elezioni, ma le proteste non si sono fermate: che sta succedendo?

Una protesta di studenti ad Algeri, il 12 marzo 2019 (AP Photo/Toufik Doudou)

Negli ultimi giorni la situazione politica in Algeria è diventata molto ingarbugliata. Lunedì scorso il presidente Abdelaziz Bouteflika, contro cui si erano concentrate le proteste delle settimane precedenti, aveva fatto sapere che non si sarebbe ripresentato alle elezioni previste per aprile, ritirando la candidatura che gli avrebbe permesso di ottenere un quinto mandato. Il circolo di potere che fa riferimento a Bouteflika sperava che l’annuncio avrebbe calmato gli animi e fatto terminare le proteste, ma così non è stato. Insieme al ritiro della candidatura, infatti, un portavoce di Bouteflika ha annunciato la decisione di rimandare le elezioni presidenziali, una mossa che è stata vista da molti manifestanti come un goffo tentativo di prendere tempo e rimandare il momento di un cambio di leadership nel paese.

In Algeria c’è molta agitazione dalla fine di febbraio, quando migliaia di persone hanno organizzato la prima grande manifestazione contro il presidente Bouteflika, che ha 82 anni e che dal 2013 non si fa quasi più vedere in pubblico a causa della paralisi e dei danni provocati da un ictus. Da allora il potere è gestito da un ristretto circolo di politici, uomini d’affari e militari, lo stesso che sta prendendo le decisioni per uscire dalla crisi attuale.

L’ultimo tentativo di fermare le proteste è stato fatto giovedì, quando il nuovo primo ministro algerino, Noureddine Bedoui, ha annunciato che formerà un governo tecnico ad interim che includerà molti giovani, i principali protagonisti delle manifestazioni antipresidenziali. Bedoui ha sostituto da poco il suo precedessore, Ahmed Ouyahia, che si era dimesso all’inizio delle proteste. Bedoui ha aggiunto di voler convocare una specie di “conferenza nazionale” che discuta le riforme politiche da adottare in futuro, nella quale saranno rappresentati «i giovani algerini, tra cui le giovani donne»; ha inoltre invitato l’opposizione ad accettare il dialogo, per trovare un accordo con il governo e mettere fine alle manifestazioni. Lunedì Bouteflika aveva fatto sapere di essere disposto a organizzare una conferenza indipendente che avrebbe dovuto supervisionare la transizione di potere, scrivere una nuova Costituzione e fissare una nuova data per le elezioni presidenziali.

Finora, comunque, nessuna delle mosse compiute dal presidente e dal nuovo primo ministro algerino ha portato a qualcosa.

I manifestanti, che avevano iniziato a protestare chiedendo il ritiro della candidatura di Bouteflika, ora chiedono cambiamenti molto più radicali nel sistema politico algerino, dominato da decenni dai veterani della guerra per l’indipendenza combattuta tra il 1954 e il 1962. Uno degli slogan pubblicati nei gruppi antigovernativi sui social media, ha scritto al Jazeera, dice: «No a un quarto mandato prolungato», cioè no al rinvio delle elezioni presidenziali fissate per aprile. Molti manifestanti vedono il rinvio come una mossa decisa dal circolo di Bouteflika per conservare il potere e mantenere intatto l’attuale sistema politico: in altre parole, una mossa per prendere tempo, per organizzare la transizione di potere senza però mettere in difficoltà chi il potere lo detiene già.

Nonostante tutta l’opposizione abbia rifiutato la proposta di rinviare le elezioni – anche il Movimento della società per la pace, partito islamista che aveva inizialmente sostenuto l’idea di rimandare il voto – il fronte anti-Bouteflika sembra ancora piuttosto diviso e sembra non avere la volontà di trovare un candidato unitario da sostenere. Per il momento, quindi, la situazione politica in Algeria rimane bloccata, anche se per venerdì 15 marzo è stata convocata un’altra grande manifestazione antigovernativa.

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