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  • domenica 10 marzo 2019

Il futuro previsto dal Barcellona

Come la società di calcio si sta preparando all'inevitabile fine del periodo d'oro di questi anni e della carriera di Lionel Messi

Lionel Messi, capitano del Barcellona, nella partita di campionato contro il Siviglia (Aitor Alcalde/Getty Images)

Recentemente l’allenatore di calcio Pep Guardiola, che oggi lavora al Manchester City, ha ribadito come secondo lui il Barcellona che allenò dal 2008 al 2012 fu un caso irripetibile e non imitabile per il calcio moderno. Quel gruppo di giocatori, che fece parlare della “squadra più forte di tutti i tempi“, a suo avviso non può essere preso come modello per un motivo in particolare: la presenza di così tanti fenomeni che facilitarono la strada verso i tanti successi ottenuti. Guardiola si riferiva soprattutto a Xavi, Iniesta e soprattutto Lionel Messi, considerato uno dei più forti – se non il più forte – calciatori di sempre.

Nella sua storia il Barcellona ha avuto tanti cicli vincenti e grandissimi calciatori (Cruijff, Maradona, Ronaldo, per dirne soltanto tre) ricordati ancora oggi per il contributo che diedero allo sviluppo del gioco della squadra, in special modo Cruijff, da giocatore e poi da allenatore. Questi cicli e campioni hanno reso il Barcellona uno dei club più importanti del pianeta. L’ultimo di questi cicli, iniziato nel 2004 con il debutto di Messi in prima squadra, è stato probabilmente il più influente per lo sviluppo e il consolidamento economico nel club, poiché è coinciso con l’epoca in cui il calcio si è evoluto di più, sotto ogni aspetto.

Ma anche questo ciclo finirà. Il Barcellona certamente potrà continuare a vincere anche senza Messi, ma il suo livello si riavvicinerà inevitabilmente alla media di tutte le altre grandi squadre europee. Nella storia del club catalano la fine dei cicli vincenti è stata spesso seguita da periodi ben più complicati, alcuni anche di lunga durata. Per questo la dirigenza dell’attuale presidente Josep Maria Bartomeu ha investito buona parte dei ricavi record registrati dalla società, come il miliardo tondo di ricavi del 2017, per rimanere molto competitiva anche quando le cose cambieranno e vincere diventerà più difficile.

Le infrastrutture della società sono in continuo miglioramento. Il centro sportivo Joan Gamper è uno dei più efficienti al mondo. Lo stadio Camp Nou, il più capiente d’Europa, verrà presto ristrutturato: verranno ampliati due anelli, il primo e l’ultimo, e sarà aggiunta la copertura totale degli spalti, oggi presente solo sulla tribuna centrale. Il Camp Nou diventerà poi il centro dell’Espai Barça, la zona nel cuore della città dove la società polisportiva radunerà tutte le sue strutture principali, dal nuovo stadio Johan Cruijff, sede delle partite delle giovanili e delle squadre femminili, al New Palau Blaugrana, il palazzetto della squadra di basket. Uno degli investimenti principali della società è stato tuttavia inaugurato due anni fa: è il Barcelona Innovation Hub, un centro di ricerca d’eccellenza sull’attività sportiva che ha il compito di sviluppare nuove tecnologie per sostenere l’efficienza della squadra e diversificare le entrate del club.

La dirigenza mantiene molta riservatezza attorno a questo progetto e preferisce non rivelare chi ci lavora. Si conosce solo la responsabile, Marta Plana, membro del consiglio di amministrazione che supervisiona l’Hub, a cui si riferisce spesso come la “Silicon Valley dello sport”. Per quel che è trapelato, sedici dipendenti della struttura seguono ricerche volte a capire come incrementare continuamente gli effetti della preparazione fisica sulla salute e la forma dei giocatori, dal semplice tracciamento dei dati di movimento alla qualità del sonno, o a come evitare gli infortuni più comuni. Questa è la parte sportiva, ma nell’Hub si lavora anche su strumenti e tecnologie pensati per diventare accessibili a tutti, e su servizi di certificazione e test a disposizione di altre aziende: come ha spiegato recentemente il Financial Times, se un prodotto verrà messo in commercio come “testato dal Barcellona” il club potrà beneficiare delle royalties per il servizio offerto nel suo Hub.

Anche le attività commerciali più tradizionali, come i negozi di rivendita ufficiale e i musei del club, subiranno una trasformazione che prediligerà l’esperienza dei visitatori, sulla falsa riga degli Apple Store. In questo modo il Barcellona punta a offrire attrazioni che si aggiungano a quella principale, cioè la squadra. Il Camp Nou mantiene infatti una media di 78.000 spettatori a partita; circa 30.000 di questi in ogni partita sono stranieri, probabilmente per la prima volta al Camp Nou e per questo alla ricerca di un’esperienza più lunga e intensa della sola partita. Anche per questo motivo il club ha avviato un servizio che permette ai suoi soci e abbonati di rivendere online il proprio posto allo stadio nel caso non potessero recarsi al Camp Nou il giorno della partita.

Da tempo il club ha avviato inoltre delle collaborazioni con grandi squadre di altri sport, come i San Francisco 49ers di football americano e i Golden State Warriors, campioni NBA, con le quali si scambia progetti, know-how e metodi gestionali. Non a caso Barcellona e Golden State condividono lo stesso sponsor principale, Rakuten, azienda giapponese nata con il commercio elettronico e poi allargatasi in altri settori. Il proprietario di Rakuten è Hiroshi Mitikani, presidente del Vissel Kobe, squadra vincitrice dell’ultimo campionato giapponese per la quale giocano gli ex giocatori del Barcellona Andres Iniesta e David Villa, e co-fondatore assieme al difensore Gerard Piqué del gruppo Kosmos, società di investimenti sportivi che di recente ha promosso la riforma della Coppa Davis di tennis. Lo stesso Barcellona sta per lanciare un suo fondo d’investimento in sport e tecnologia, con un portafoglio iniziale di 125 milioni di euro.