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  • sabato 9 marzo 2019

Sono stati individuati i corpi di Daniele Nardi e Tom Ballard sul Nanga Parbat

Dopo giorni di ricerche, i due alpinisti morti sul pericoloso “sperone Mummery” sono stati avvistati con un telescopio

Tom Ballard, a sinistra, e Daniele Nardi, a destra. (dalla pagina Facebook di Daniele Nardi)

Sono stati avvistati i corpi degli alpinisti Daniele Nardi e Tom Ballard, morti mentre tentavano di scalare la montagna pakistana del Nanga Parbat. Da domenica 24 febbraio non si avevano loro notizie, e le ricerche erano andate avanti tra molte difficoltà per quasi due settimane: sabato l’ambasciatore italiano in Pakistan Stefano Pontecorvo e la famiglia di Nardi hanno confermato che i corpi dei due alpinisti sono stati infine avvistati con il telescopio sulla parete, a circa 5.900 metri, confermandone la morte. Pontecorvo ha pubblicato su Twitter anche l’ingrandimento della foto, scattata dall’alpinista basco Alex Txicon, che aveva guidato le ricerche negli ultimi giorni. Giovedì, Txicon aveva detto di aver avvistato le due sagome sulla parete: dopo ulteriori verifiche, sabato la famiglia di Nardi ha confermato la morte dell’alpinista. I corpi non possono essere recuperati, almeno per ora.

Nardi aveva 42 anni ed era di Latina, mentre Ballard aveva 30 anni ed era britannico. Insieme stavano cercando di aprire una nuova via per il Nanga Parbat, una montagna di 8.125 metri che si trova in Pakistan ed è considerata molto pericolosa per la ripidezza dei suoi versanti e per la grande rapidità con la quale cambiano le condizioni meteorologiche. Nardi e Ballard volevano passare per lo “sperone Mummery”, una parete sul cosiddetto versante Diamir della montagna (quello nord-ovest). Non ci era mai riuscito nessuno, e tantomeno d’inverno, quando le condizioni sono ulteriormente complicate. Nardi, un alpinista con una lunga esperienza in Himalaya, aveva già provato altre volte la salita. Ballard frequentava invece da poco tempo gli ottomila, ed era peraltro figlio della famosa alpinista britannica Alison Hargreaves, morta nel 1995 sul K2.

Non si sa come siano morti, ma sulla parete erano state avvistate le tracce di diverse valanghe. L’ultima comunicazione dei due alpinisti era stata ricevuta tramite telefono satellitare dalla moglie di Nardi domenica 24 febbraio: avevano detto che stavano bene e che dopo aver raggiunto i 6.300 metri erano dovuti tornare per il maltempo al campo 4 (C4, cioè la quarta tenda allestita lungo la parete), a circa 6.000 metri. Nei giorni successivi il brutto tempo e le schermaglie tra India e Pakistan avevano rallentato e complicato i soccorsi, che non erano potuti avvenire a piedi per via del rischio valanghe. Nei giorni scorsi, Txicon aveva cercato Nardi e Ballard con dei droni d’alta quota, senza successo: i due corpi sono però stati avvistati successivamente con un telescopio.

Siamo affranti dal dolore; vi comunichiamo che le ricerche di Daniele e Tom sono concluse. Una parte di loro rimarrà per…

Gepostet von Daniele Nardi am Samstag, 9. März 2019

Il Nanga Parbat venne scalato per la prima volta nel 1953 dall’austriaco Herman Buhl, in una storica salita compiuta per la maggior parte in solitaria. Negli anni precedenti, oltre 30 persone erano già morte provando a scalare il Nanga Parbat, e da allora ne sono morte altre decine, tanto che ha ricevuto il soprannome di “montagna assassina”. Nel 1970 l’alpinista italiano Reinhold Messner, il più grande himalayista di sempre, provò a scalare per la prima volta il versante del Rupal, quello esposto a sud. Durante la discesa, in cui passò peraltro proprio per lo sperone Mummery, morì travolto da una valanga suo fratello Günther. Il Nanga Parbat fu scalato in inverno per la prima volta nel 2016, da una spedizione a cui partecipò l’alpinista italiano Simone Moro.