Arriva Internet dallo Spazio

La società OneWeb ha lanciato i primi 6 satelliti dei 650 che userà per costruire un'enorme costellazione satellitare, e offrire connessioni in ogni angolo del pianeta

(Arianespace)

Nella notte tra mercoledì e giovedì un razzo Soyuz partito dalla Guyana francese ha trasportato in orbita i primi 6 satelliti di OneWeb, una società della Virginia che ha l’ambizioso obiettivo di costruire una costellazione di 650 satelliti per rendere accessibile Internet da ogni parte del mondo. Il lancio è andato secondo i piani e i satelliti, grandi ciascuno quanto un frigorifero, saranno utilizzati per testare il funzionamento dei sistemi progettati da OneWeb, in vista della costruzione della costellazione vera e propria.

Negli ultimi anni diverse aziende spaziali e satellitari hanno manifestato il loro interesse per la trasmissione di Internet dall’orbita terrestre, con iniziative molto costose, ma che potrebbero fruttare ogni anno svariati miliardi di dollari. Già oggi ci sono servizi per accedere a Internet tramite i satelliti, ma le tecnologie utilizzate sono poco pratiche, la velocità delle connessioni spesso deludente e con significativi ritardi nella comunicazione. Il problema non è solamente dovuto al modo in cui sono fatti gli attuali satelliti, ma anche alla loro distanza dalla Terra: solitamente 36mila chilometri, necessari per fare in modo che il satellite sia sempre puntato sulla stessa porzione di territorio (orbita geostazionaria).

L’idea di OneWeb, e di altre aziende che stanno sperimentando soluzioni simili come SpaceX di Elon Musk, è collocare satelliti più piccoli ed economici in un’orbita molto più vicina rispetto a quella dei satelliti tradizionali: 1.200 chilometri. In proporzione, copriranno un’area molto più piccola della superficie terrestre, e per questo si prevede di utilizzarne diverse centinaia che si muovano in modo sincronizzato per fornire sempre la copertura del segnale.

Una volta terminata, la costellazione da 650 satelliti di OneWeb consentirà di avere sempre almeno un satellite puntato verso i ricevitori al suolo, che trasmetteranno poi il segnale attraverso connessioni via cavo o mobili. Il sistema dovrebbe consentire di ridurre la dipendenza dalle grandi dorsali di Internet, cioè i cavi e i sistemi dove circola la maggior parte dei dati compresi quelli che vi consentono di leggere questa pagina. Ciò dovrebbe portare a maggiori opportunità per collegare a Internet le aree rurali e i posti remoti, dove non è economicamente sostenibile posare cavi in fibra ottica per Internet ad alta velocità. Un’antenna potrà ricevere il segnale dai satelliti in orbita e diffondere Internet attraverso una piccola rete locale più economica, almeno nei piani di OneWeb.

Il lancio dei primi 6 satelliti è stato accolto con sollievo dai responsabili di OneWeb, che negli ultimi anni hanno dovuto affrontare imprevisti e rinvii prima di iniziare a costruire la loro costellazione. La Federal Communications Commission (FCC), l’agenzia governativa statunitense che si occupa di telecomunicazioni, aveva approvato un paio di anni fa il progetto di OneWeb, ma l’azienda ha faticato a rispettare i tempi.

(OneWeb)

Tra i principali finanziatori di OneWeb ci sono la grande holding giapponese SoftBank, l’azienda di microchip Qualcomm, l’azienda aerospaziale Airbus e Virgin Group, la società del miliardario britannico Richard Branson. Il progetto per la prima costellazione è finora costato circa 2 miliardi di dollari e, anche se non sono un problema, le spese continueranno ad aumentare considerato che dovranno essere trasportati in orbita altri 644 satelliti. I 21 lanci necessari per farlo saranno gestiti dall’azienda spaziale europea Arianespace con i razzi Soyuz: ognuno porterà in orbita contemporaneamente 36 satelliti.

OneWeb prevede di realizzare un sistema sufficiente con i primi 650 satelliti per avviare le attività e fornire una copertura globale. Diverse società hanno già firmato contratti o manifestato il loro interesse per accedere al servizio, con la conseguente necessità per OneWeb di espandere la sua rete di satelliti. In una seconda fase ne saranno portati in orbita altre centinaia, con l’obiettivo finale di utilizzarne quasi 2mila.

SpaceX ha in programma qualcosa di analogo e lo scorso anno ha iniziato la sperimentazione del suo progetto Starlink, che a pieno regime conterà 12mila piccoli satelliti in orbita, sempre per fornire connessioni a Internet sulla Terra. I primi sistemi sperimentali sono stati lanciati a febbraio del 2018, ma non ci sono ancora tempi chiari per lo sviluppo dell’intera costellazione.

I progressi della tecnologia e la conseguente miniaturizzazione dei sistemi stanno rendendo possibile la costruzione di satelliti molto più piccoli, e facili da gestire, rispetto a quelli tradizionali. I vantaggi sono numerosi: dai minori costi di gestione alla possibilità di utilizzare razzi “charter” per trasportare in orbita decine di satelliti con un solo lancio, anche appartenenti ad aziende diverse, che prenotano un posto sul razzo. Il timore di molti è che questa proliferazione di satelliti possa contribuire a fare aumentare l’inquinamento nell’orbita terrestre, e quindi il rischio di collisioni tra satelliti e strumenti di ricerca, o persino laboratori orbitali popolati da astronauti come la Stazione Spaziale Internazionale.

Secondo una ricerca realizzata di recente dalla NASA, il 99 per cento di questi nuovi satelliti dovrà essere rimosso dall’orbita alla fine della sua missione, altrimenti il rischio di collisioni orbitali aumenterebbe considerevolmente. Potrebbe essere un problema serio, considerato che i satelliti di OneWeb avranno in media una vita di 5 anni. I responsabili della società dicono però di avere pensato a un sistema per ridurre l’orbita dei satelliti alla fine della loro missione, in modo che si polverizzino e distruggano nel loro rientro nell’atmosfera senza lasciare detriti.