SpaceX vuole portare Internet a tutti, dallo Spazio

Il progetto si chiama Starlink e prevede la costruzione di una gigantesca costellazione di 12mila satelliti: ieri sono stati messi in orbita i primi due

La foto a lunga esposizione mostra la scia di luce lasciata dai motori del Falcon 9, durante il lancio di giovedì 22 febbraio dalla base spaziale di SpaceX in California (SpaceX)

Giovedì 22 febbraio la compagnia spaziale statunitense SpaceX ha effettuato un nuovo lancio: di sicuro meno spettacolare di quello inaugurale del Falcon Heavy con un’automobile a bordo, ma comunque molto importante per il futuro della società di Elon Musk e in un certo senso di Internet. Il lancio di ieri, effettuato con un Falcon 9, è servito per portare in orbita due satelliti sperimentali, i primi di una gigantesca costellazione di migliaia di satelliti che SpaceX ha in programma di creare per rendere accessibile Internet praticamente da ogni angolo del pianeta. Come gli altri progetti di Musk – che vanno dal colonizzare Marte a vendere milioni di automobili elettriche Tesla – la nuova iniziativa porta con sé incognite e sfide non indifferenti, ma potrebbe anche fruttare a SpaceX svariate decine di miliardi di dollari nei prossimi anni.

Internet dallo Spazio
SpaceX non è la prima società che prova a sfruttare i satelliti per offrire direttamente l’accesso a Internet sulla Terra. Le aziende che ci hanno provato però finora non hanno ottenuto molti successi, perché la gestione di sistemi di questo tipo è costosa e perché la qualità del servizio e la quantità di banda offerti non sono sempre soddisfacenti. Per esempio Iridum Communications, una grande società statunitense, offre servizi per telefonia e Internet con una propria costellazione di satelliti, ma con metodi più tradizionali e un numero relativamente contenuto di satelliti (72) rispetto ai piani di SpaceX. Le società che offrono servizi di questo tipo, o che stanno sperimentando nuovi sistemi per farlo, ritengono che potrebbero rivoluzionare il mercato delle connessioni a Internet, offrendo collegamenti ad alta velocità anche in luoghi remoti e lontani dalle grandi città, dove è più costoso portare i cavi in fibra ottica, per esempio.

Starlink
SpaceX vuole realizzare una propria rete di satelliti che si chiama Starlink. Il progetto è stato presentato per la prima volta nel gennaio del 2015 da Elon Musk, convinto che ci sia una domanda molto alta – e ancora non soddisfatta – per fornitori internazionali di connessioni ad alta velocità a Internet tramite i satelliti. Nello stesso anno dell’annuncio, SpaceX ha aperto una propria divisione per lo sviluppo di tecnologie satellitari a Redmond, città vicina a Seattle (stato di Washington) famosa per ospitare la sede principale di Microsoft. In circa tre anni, questa divisione è cresciuta sensibilmente in termini di impiegati e di spazi.

Parallelamente allo sviluppo dei satelliti, quelli di SpaceX si sono dati da fare per ottenere dalla Federal Communications Commission (FCC), l’agenzia federale statunitense che si occupa di telecomunicazioni, i permessi necessari per trasmettere il segnale dall’orbita. Nei documenti depositati finora, l’azienda parla del lancio di un numero enorme di satelliti: fino a 12mila, con l’obiettivo di utilizzare varie frequenze a seconda delle necessità. È una quantità senza precedenti, ma non bisogna pensare ai satelliti di SpaceX in termini tradizionali: sono molto più piccoli e compatti, destinati a rimanere in orbite basse.

MicroSat
I satelliti di Spacex si chiamano MicroSat e hanno una massa intorno ai 400 chilogrammi. I modelli lanciati ieri sono stati chiamati MicroSat 2a e 2b, ma dopo il lancio hanno ricevuto nomi più amichevoli: Tintin A e Tintin B. Il lancio sperimentale è servito per testare le loro capacità di comunicazione: resteranno in orbita per circa un anno, comunicando con due stazioni di ricezione dei loro segnali, una in California e l’altra nello stato di Washington. I dati e le informazioni raccolte serviranno per perfezionare i sistemi, prima di avviare la produzione di massa dei nuovi satelliti. Musk ritiene che producendone un grande numero si possano ridurre i costi, applicando una sorta di produzione in serie. Non tutti gli analisti sono però convinti che l’obiettivo di abbattere i costi possa essere raggiunto così facilmente, soprattutto in un campo come quello delle tecnologie satellitari.

MicroSat 2A e 2B, montati sul supporto cilindrico prima del loro lancio in orbita (SpaceX)

I satelliti di Starlink saranno divisi in due grandi gruppi, su due orbite. Una parte della costellazione, formata da oltre 4.400 satelliti, orbiterà intorno alla Terra a circa 1.100 chilometri di distanza, mentre i restanti 7.600 satelliti circa saranno a 320 chilometri di altitudine e trasmetteranno su una frequenza diversa. Ogni satellite viaggerà velocemente intorno al pianeta, coordinato con gli altri suoi compagni di viaggio, con l’obiettivo di diffondere il segnale per collegarsi a Internet ovunque. Per riceverlo sarà sufficiente avere un particolare modem, con antenne adatte a ricevere i segnali dall’orbita.

Costi e difficoltà
Starlink è un progetto su grande scala e dal valore di svariati miliardi di dollari, ma non è ancora chiaro quanto potrebbe costare e fruttare a SpaceX. Lo scorso anno il Wall Street Journal aveva ottenuto alcune analisi finanziarie, con previsioni di ricavo notevoli per SpaceX. Ipotizzando che entro il 2025 il servizio abbia 40 milioni di iscritti in giro per il mondo, potrebbe portare a un fatturato intorno ai 30 miliardi di dollari. Musk ha fatto intendere che Starlink potrebbe diventare una delle principali risorse per finanziare i suoi piani di colonizzazione di Marte nei prossimi anni.

Prima dei ricavi esorbitanti, dei milioni di abbonati e delle migliaia di satelliti in orbita, SpaceX dovrà comunque dimostrare di avere prodotto una tecnologia efficace e funzionale per la trasmissione satellitare di Internet. La sfida più grande non è solo produrre un numero così alto di satelliti, ma gestirli correttamente in orbita e assicurarsi che siano inseriti nelle loro orbite intorno al pianeta per coprirne ogni zona. SpaceX dovrà anche trovare il modo di costruire ricevitori in grado di passare di continuo da un satellite all’altro, per avere una connessione stabile. I test avviati con il lancio di giovedì serviranno a farsi una prima idea sulle potenzialità del sistema, offrendo anche qualche elemento in più alla FCC.

Il capo della FCC, Ajit Pai, ha comunque già detto di essere entusiasta del progetto di SpaceX e ha invitato la sua agenzia a sostenerlo, cosa che potrebbe quindi facilitare l’ottenimento dei permessi per quanto riguarda la trasmissione del segnale negli Stati Uniti. SpaceX deve infatti ottenere l’autorizzazione a usare particolari bande radio per i suoi satelliti puntati verso la Terra. Pai è convinto che Starlink potrebbe risolvere il problema del digital divide negli Stati Uniti, che interessa soprattutto le aree rurali del paese, dove la scarsità di abitazioni rende economicamente poco sostenibile lo sviluppo di reti di terra convenzionali.

Concorrenza
Se i test con Tintin A e B saranno positivi, SpaceX inizierà a sviluppare Starlink a partire dal prossimo anno, ma non sarà l’unica azienda a lavorare a un progetto di questo tipo. WorldVu Satellites, società statunitense che ha tra i suoi principali investitori il miliardario Richard Branson, ha in programma proprio per il 2019 l’avvio di OpenWeb, un’altra costellazione di centinaia di satelliti per offrire Internet ad alta velocità ai singoli utenti. La società ha portato avanti i suoi piani praticamente in parallelo con quelli di SpaceX ed è alla ricerca delle necessarie approvazioni da parte della FCC.

Bonus
SpaceX è diventata famosa soprattutto per i suoi razzi riutilizzabili, che dopo il lancio tornano indietro sulla Terra effettuando un rientro controllato. Questo sistema permette di recuperare le parti più costose di ogni Falcon 9, a partire dai motori, e consente a SpaceX di offrire ai suoi clienti trasporti in orbita più economici rispetto a quelli della concorrenza. Nell’ottica di ridurre ulteriormente i prezzi, con il lancio di ieri (che è servito anche per mettere in orbita un satellite convenzionale, oltre ai due MicroSat) è stata sperimentata una nave con una grande rete, progettata per prendere al volo la capsula che sulla punta del razzo protegge il carico.

L’involucro rientra nell’atmosfera ad alta velocità e SpaceX ha realizzato alcuni accorgimenti per rallentarne la caduta e guidarla verso un’area di recupero. Ieri il sistema è stato sperimentato per la prima volta nell’oceano Pacifico, ma la nave ha mancato la presa di qualche centinaio di metri. Musk ha comunque detto che l’involucro sarà recuperato.

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