Un seggio a Chișinău. (AP Photo/Vadim Ghirda)
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  • lunedì 25 febbraio 2019

Non sembra esserci un vincitore chiaro nelle elezioni in Moldavia

I Socialisti filorussi dovrebbero essere la prima forza, ma potrebbero non aver raggiunto la maggioranza in Parlamento

Un seggio a Chișinău. (AP Photo/Vadim Ghirda)

Domenica ci sono state le elezioni parlamentari in Moldavia, il paese più povero d’Europa: i risultati non sono ancora definitivi ma sembra abbia vinto il Partito Socialista (PSRM) del presidente Igor Dodon, filorusso, che però non ha ottenuto la maggioranza dei seggi. Secondo i dati parziali, il PSRM si è fermato poco sopra il 31 per cento dei voti; la seconda forza, invece, sembra essere la coalizione delle nuove opposizioni ACUM, guidata dalla politica Maia Sandu: dovrebbe aver preso intorno al 26 per cento. Dovrebbe quindi aver superato il Partito Democratico Moldavo (PDM) del potente oligarca Vlad Plahotniuc, sulla carta europeista ma accusato estesamente di corruzione, che aveva controllato il Parlamento nella precedente legislatura. Secondo i dati più aggiornati, il PDM sarebbe intorno al 24 per cento.

L’affluenza è stata di poco superiore al 49 per cento, la più bassa da quando la Moldavia diventò indipendente nel 1991. Per sapere cosa succederà adesso bisognerà aspettare i risultati definitivi e soprattutto il conteggio dei seggi: il sistema elettorale è infatti per metà proporzionale e per metà maggioritario, basato su collegi uninominali. La composizione del Parlamento potrebbe quindi essere diversa da quella delle percentuali complessive: la legge elettorale, introdotta nel 2017 e criticata tra gli altri dal Parlamento Europeo, dovrebbe favorire il PSRM e il PDM, partiti più vecchi e radicati sul territorio, e quindi più adatti a vincere in collegi uninominali.

L’impressione, comunque, è che potrebbe verificarsi quella che era un’ipotesi molto accreditata prima delle elezioni: nessun partito dovrebbe raggiungere la maggioranza dei seggi, e potrebbe perciò verificarsi un’alleanza tra Socialisti e PDM, che di fatto si spartiscono il potere già da anni. Anche se sulla carta hanno posizioni opposte, infatti, i due partiti negli ultimi anni hanno controllato rispettivamente presidenza e governo, e secondo le opposizioni hanno collaborato per escluderle dal potere. Non è comunque detto che si riuscirà a formare un governo: Dodon aveva più volte detto nei giorni scorsi che nel caso in cui mancasse una maggioranza chiara saranno convocate nuove elezioni.

ACUM, che sembra essere andata molto bene nella capitale Chișinău, è una forza europeista, sostenuta da leader come Angela Merkel e Jean-Claude Juncker, che ha come punto principale del programma la promozione di un sistema politico più trasparente. Sandu e Andrei Năstase, i due leader dell’opposizione, hanno parlato di irregolarità e brogli. Ma le accuse sono state reciproche, e hanno riguardato tutti e tre i partiti principali. In particolare, i giornalisti sul posto hanno scritto di alcuni bus carichi di elettori trasportati ai seggi dalla Transnistria, la regione filorussa autoproclamatasi indipendente al confine con l’Ucraina. Non è ancora chiaro chi abbia organizzato questi autobus.

La Moldavia è un paese indipendente dal 1991, molto vicino alla Romania dal punto di vista culturale e demografico, ma sempre più rivolto alla Russia per quanto riguarda le simpatie e i modelli internazionali. Come in molti altri paesi dell’ex blocco sovietico, spesso la politica moldava è presentata come una netta contrapposizione tra europeisti e filorussi: le cose in realtà sono più complesse. Anche Politico, recentemente, ha usato il paese come esempio di come gli stati dell’Europa orientale abbiano problemi che vanno ben oltre le interferenze russe, problemi che nascono all’interno, e che si traducono quasi sempre in una politica corrotta e poco efficace.

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