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  • sabato 23 febbraio 2019

In Venezuela si litiga sugli aiuti umanitari

Maduro ha ordinato una chiusura parziale dei confini con Brasile e Colombia per impedire l'entrata di cibo e medicine nel paese, Juan Guaidó sta provando a forzare il blocco

Un manifestante viene tirato indietro da un filo spinato durante gli scontri con la Guardia Nacional Bolivariana a Ureña, Venezuela, 23 febbraio 2019 (AP Photo/Fernando Llano)

Il regime venezuelano guidato dal presidente Nicolás Maduro ha ordinato la chiusura parziale del confine con la Colombia, due giorni dopo avere annunciato la sua intenzione di chiudere la frontiera tra il Venezuela e il Brasile e il confine marittimo di fronte alle isole caraibiche olandesi. Il governo di Maduro, accusato da molti paesi latinoamericani e occidentali di essere responsabile della grave crisi economica e politica in corso in Venezuela, ha giustificato la sua decisione citando serie minacce contro la sovranità e la sicurezza nazionale, e ha accusato gli Stati Uniti di volersi intromettere in affari non loro.

Con la chiusura delle frontiere, il regime sta cercando di evitare l’entrata nel paese di aiuti umanitari trasportati da molti volontari e attivisti fino al confine attraverso il Brasile e la Colombia. Per Maduro, la questione è soprattutto politica: gli aiuti, che provengono dagli Stati Uniti e dai loro alleati, sono visti dal regime venezuelano come un tentativo di ingerenza negli affari interni del Venezuela; nei giorni scorsi, il regime di Maduro aveva invece accettato aiuti provenienti dalla Russia, tradizionale alleato del paese. Un altro carico di aiuti, inoltre, è partito da Porto Rico ed è diretto verso il Venezuela.

Soldati venezuelani bloccano una strada al confine tra Brasile e Venezuela a Pacaraima, nello stato brasiliano di Roraima (AP Photo/Edmar Barros)

L’arrivo degli aiuti umanitari ai confini del Venezuela ha già provocato episodi di violenza e la situazione potrebbe peggiorare nelle prossime ore: sabato pomeriggio il leader dell’opposizione, Juan Guaidó, si è fatto filmare a bordo di un camion di aiuti in territorio colombiano, al confine, e ha annunciato l’entrata in Venezuela di altri aiuti dal Brasile (secondo la corrispondente del País, però, il camion deve ancora superare la barriera dei soldati fedeli a Maduro, anche se tecnicamente è già in Venezuela).

Finora due persone sono state uccise dalle forze di sicurezza venezuelane vicino al confine col Brasile, mentre secondo tre soldati venezuelani avrebbero abbandonato le loro postazioni al ponte internazionale Simón Bolívar, che collega il Venezuela alla Colombia. Sabato sono iniziati anche scontri violenti tra soldati venezuelani e manifestanti nella città di Ureña, al confine con la Colombia, dopo che i soldati avevano impedito ai civili venezuelani di andare a lavorare al di là del confine.

Venerdì lo scontro tra Maduro e Guaidó si era concentrato attorno a due concerti che si tenevano a 300 metri di distanza uno dall’altro, ai due lati del confine tra Venezuela e Colombia, all’altezza della città colombiana di Cúcuta. Dalla parte venezuelana si è tenuto un concerto organizzato dal regime di Maduro in risposta al ben più grande evento che si è tenuto dalla parte colombiana, organizzato dal miliardario Richard Branson, imprenditore britannico fondatore del Virgin Group, e finalizzato a raccogliere fondi a favore della popolazione venezuelana.

Pubblico al concerto filo-governativo organizzato dal regime di Maduro, dalla parte venezuelana del ponte internazionale di Las Tienditas (AP Photo/Rodrigo Abd)

Al concerto di Branson, chiamato Venezuela Aid Live, è apparso a sorpresa anche Guaidó, che ha violato quindi l’ordine della Corte Suprema (controllata dal regime) di non uscire dal paese. Guaidó, che dopo essersi autoproclamato presidente legittimo del Venezuela è stato riconosciuto da molti paesi del mondo, ha incontrato al concerto i presidenti di Colombia, Cile e Paraguay.

Juan Guaidó al concerto Venezuela Aid Live in Colombia (AP Photo/Fernando Vergara)

Guaidó ha detto di essere arrivato in Colombia dopo un viaggio durato quasi 30 ore iniziato da Caracas, la capitale venezuelana, e ha aggiunto di essere stato aiutato dai militari. Non ha specificato che tipo di appoggio avrebbe ricevuto dall’esercito, ed è difficile stabilire la veridicità delle sue affermazioni. Se fossero confermate, comunque, sarebbe una novità molto rilevante, visto che finora gli alti gradi dell’esercito sono rimasti fedeli al regime di Maduro, garantendone la sopravvivenza.

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